Due voci, due corpi, un anima, il due che si fa uno. Un inno alla femminilità nell’universo, un ode al dio femmina, un urlo al maschio cannibale!

In scena due donne vestite uguali e truccate uguali, una di spalle all’altra, ogni cambio di dialogo si girano, mostrando al pubblico sempre quella che parla, il tono con cui l’una finisce deve essere lo stesso con cui comincia l’altra, come se fosse un’unica persona!

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Io vedo la luna, la mia casa ha sbarre d’oro, i giorni scorrono monotoni e simili l’uno all’altro, ma a volte, solo poche volte, così come disse Giacomo: “Nel pensier mi fingo” e vago altrove. Una sorta di realtà virtuale, costruisco immagini di un’altra me, quella che vorrei. Mi vedo  distesa sognante come la rondine che cerca il trave dove fare nido. Io vedo la luna che mi conosce, e la luna vede me. la luna è me. Ho una casa fatta di mura imperforabili. Io vedo la luna e la luna vede me!

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Me vede la luna. Quello che io vedo riflesso nello specchio della vita o in quello del divenire, è il mio me io che non sono te il me supremo, il mio se, dov’è? All’interno del retaggio dell’essere femmina! Mia Madre diceva che tutto è cambiato, che la vita è dolce, che il mondo degli uomini si è evoluto, che in fondo abbiamo oggi pari opportunità, che lei prendeva le botte, ma a volte era bello vivere, nell’aia fiorita di un mondo irraggiungibile, forse non aveva altro mondo in cui emigrare, ma dov’è poi quel mondo dov’è?

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Dov’è il grido della marea che io avverto invadente come l’onda di ghiaccio, il mio sangue scorre al ritmo delle maree, sono serva di lune gialle che smuovono le acque, il mio corpo si fa di sangue in me e fuori di me! Mi sento tutt’una con il solstizio, figlia di Wicca forse sono? Il mio sangue dice si! Ed io come se arrivasse da altrove, lo sento pulsare.

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Pulsare, il sangue che è mare, la vita è sangue, e la vita distonica delle cose che formano la vita, energia che sale dalla terra…Ma io sono fatta di terra, fango impastato, dicono estratta da una costola affiorante. Io sono la terra! La polvere non è altro che la terra che muore, la terra che beve sangue come nettare, la terra!

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La terra ed il sangue della terra.. Sangue vivo e morto che esce da noi in noi si forma, marcisce, la vita mancata si dice…cos’è?

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Cos’è questo osceno gorgoglio? Di me non resterà altro che il mestruo…Fuoriuscita periodica di sangue nella donna che incomincia con la pubertà e finisce con la menopausa! Tutta una gioventù di mestruo!

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Mestruo, i sumeri bevevano il mestruo delle vergini.. Si diceva che vi fosse all’interno un residuo di ghiandola pineale. Venivano consacrate perché il loro sangue potesse rendere più lunga la vita degli uomini!

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Uomini? Sempre a loro il meglio? E che cazzo…

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Cazzo, un oggetto che se fosse separato dal resto del corpo, o perlomeno separato dalla testa e dalle mani …Sarebbe di certo un oggetto interessante e piacevole al tatto. A volte amo più lui del suo portatore, credo che gli uomini non abbiano meritato il diritto di avere il cazzo! Se lo avessimo noi donne, potremmo fare a meno di loro? Cosi vivo al tocco!

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Il tocco delle mie mani sul ventre proteso, sento la luna smuovere le acque, ma perché? Cosa sono io? O per meglio dire: Chi cazzo sono? Chissà se qualcuno ha notato quante volte il cazzo sia un intercalare, molto più della figa! La femmina! Nata già madre, con la vagina oscenamente larga, deve passarci una testa! E magari sarà una testa di cazzo! Appunto! Quale dio può avere anche solo immaginato un tale travaglio? Che oscena fantasia di sangue e dolore! Cazzo!!!

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Cazzo la mia famiglia, ricordi del catechismo pulsioni astratte, e che dire del diluvio, del prete assatanato, della carne vibrante, della febbre, le prime oscene perdite di sangue, e le spiegazioni assurde della chiesa: La mela, Eva, quello stupido di Adamo: “La femmina partorirà con dolore ed il sangue che deborda da lei, la terrà vigile ogni mese, l’uomo lavorerà la terra e vivrà di lavoro. “ Che disparità di giudizio il dio maschio, che a sentire cattolici, ebrei e islamici, ha messo nell’eden una mela per tentarci, ma perché cazzo lo avrebbe fatto? Preferisco Il canto suadente di Lucifero, portatore di luce e di pene… Ahhh e non piatti da lavare, cucire, cucinare…La femmina lo deve fare lo deve fare, a diciotto anni mi sono sposata, avevo appena cominciato a godere della mia vagina. La donna lo deve fare!

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Fare il fare per il gusto di fare, fare cose inutili, mentre l’abito bianco attende delirio di popoli maschi, religioni per maschi il dio maschio dei maschi! Mentre io sogno incessantemente di Iside! Iside, la grande madre, Iside la moglie di Osiride, madre di Horus. Iside dalla campagna ferrarese, Iside e la canapa, la ricordo quella vecchietta curva, era staffetta partigiana, si perché non molti sanno che i partigiani devono tutto alle staffette femmine, che rischiavano la pelle di giorno in giorno! Iside è stata violentata dai fascisti, ma sorride nel dirlo, non perché lei abbia scordato o perdonato, semplicemente perché dopo tanto dolore, le basta un chicco di luce per godere la vita. Con la sua voce bassa e le spalle curve mi diceva: “Gli uomini sono cattivi, gli uomini fanno la guerra, gli uomini violentano le donne e picchiano le mogli. Non fidarti degli uomini, anche quando ti rispettano rimani una cosa di loro proprietà! “

Iside è una strega, cura con le mani, ed i suoi riti arcani, la chiamano: La Sampira. Molti ne hanno paura, ma io l’amo! L’avrebbero bruciata tanto tempo fa, oggi si limitano ad evitarla, il prete dal pulpito ne parla come di una donna perduta, lo stronzo! Ho scritto per lei una poesia:

ISIDE

Di mattina è una catena di brina

che mi lega alla terra

la mia, così eternamente pregna

come pregno sono io di lei

poi vedo il fiume arrossato dell’orizzonte

che incendia le cime dei pioppi

come il grande treno sulla rotaia

oh Iside la donna che tramonta

e la schiena oscenamente curva

con le mani così sporche di terra

una terra al culmine

che la notte già non la si riconosce

ma la padania al mattino trasuda fiele

con macchine d’acciaio che la sventrano

e Iside vanga rabbiosa zolle dure e basse

ed è lontana la sera

Iside.

a/

Iside…Un tempo le donne governavano, e c’era il culto della grande Madre, le madonne nere sono il ritratto di Iside. Vanno a pregare la Madonna e non sono consapevoli di pregare Iside, la grande Madre! Si dice che Parigi fosse, molto prima di quel culto selvaggio di cui non dico, fosse dedicata a Iside. Pare che Dove ora sorge Notre dame, ci fosse il grande e spiritualmente evoluto tempio dedicato a Iside, la grande madre. E che sia lei la “ Notre dame!” Del resto Parigi era meglio conosciuta con il nome di : Par isis…E se dio fosse femmina? Certo ammettendone l’esistenza, e se esistesse, perché non potrebbe essere femmina?

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Femmina? Be certo che se fosse, sarebbe una bella presa per il culo per tutte le religioni monoteiste, dall’islam al cristianesimo. No, io credo che almeno questo loro dio guerriero e crudele sia intensamente maschio!

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Maschio è il sole che brucia. La luna è femmina e della femmina, della femminilità che dirompe! Sento l’aria, vedo le stelle, odoro la terra, e la sabbia! Siamo ancorate qui, senza catene, ma la prigione ha sbarre d’oro. Si chiama casa! Famiglia!

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La Famiglia! Mi sono sposata, si dovevo, per non restare sola, e per altri problemini, si ero in cinta, un colpo un centro, grande mira, lui. Poi il bambino è scivolato da me prima di vivere, ed ora per fortuna non ne arrivano altri. Lui, mio marito, era carino, assomigliava a sua madre, del resto viveva  ancora con lei, la accudiva, la mamma è la mamma! Io lavoro, guadagno poco, lavoro interinale, precario, lui sta un pelo meglio, e poi c’è la casa dove viveva, con la mamma. La stessa dove viviamo ora noi. La sua mamma che mi ha da subito insegnato come stirare, cucire per il figlio, che goduria! Ma anche se all’inizio ho tentennato, credo d’essere diventata una buona moglie, come avrebbe voluto mia madre, come voleva la sua di madre…Chissà perché tutte le madri vogliono che le figlie diventino a loro volta madri? Io penso che sia una tale violenza, si molte mie amiche gioiscono dei loro figli, ci credo, ma io non voglio tanto dolore. Anche senza figli potrò essere una buona moglie. Ieri sera siamo stati a casa di amici, hanno 3 figli, abbiamo visto tutti i video, i gridolini, le gioie, penso che le coppie che hanno figli piccoli dovrebbero frequentarsi tra loro. Vedere la loro tenerezza, la loro gioia, non mi è bastato, voglio essere sterile, non produrre altra vita! E poi che merito c’è? Lui mi scopa, gode, esce sperma che s’insinua dentro di me, mi violenta l’ovulo, basta un solo spermatozoo per ingravidarmi. Poi è tutto automatico, il figlio cresce, io devo solo mangiare e gonfiarmi come una palla. Poi questo esserino esploderà sul mondo dopo un dolore interminabile, chiamato travaglio, questa oscena parola è divenuta sinonimo di dolore, ed è la nascita. Ma questo figlio non sarà mio! Che avrò mai fatto per dirlo mio? Forse non sono e non sarò mai una buona moglie!

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Una buona moglie? Mio marito mi ha picchiata! Non è la prima volta, poi mi ha chiesto scusa. Fa sempre così, prima o poi lo denuncerò. Ieri sera, è tornato ubriaco, voleva scopare, il suo alito sapeva di fumo alcool e fogna a cielo aperto. Io ho negato di dargli la mia vagina, del resto è mia! No! Lui ritiene che sia sua, insiste, insiste, e me lo trovo dentro, sono secca come il deserto, mi fa male, ansima sbava, viene in fretta. Viene dentro, cazzo! Non voglio figli, perlomeno non così. Si lamenta, dice che non sono più quella di una volta, che scopavamo ovunque. Vorrei piangere, o semplicemente andarmene, ma dove? Guadagno un cazzo, mia madre è persa nei meandri della sua insoddisfazione, nemmeno una carezza, un gesto gentile, nemmeno una parola dolce, semplicemente un cazzo ruvido che sfrega le pareti secche della mia figa, certo, avrei anche potuto rifiutare, a parte lo schiaffone, ho ancora il livido. Sono proprio una cretina…Ci siamo sposati in quella cazzo di chiesa piena di maschi santi, l’unica femmina a parte la madonna era Maria Maddalena, la puttana. A me piace lei, il ventre e la rosa.. I templari l’amavano, per me è lei la madonna, mica l’altra Maria. Ricordo ancora quel ridicolo vestito bianco, la musica da balera, il riso, negli occhi, l’auto con i barattoli attaccati dietro, ho detto gridato si, ma credo che fosse già spenta la luce. Il prete ritualizzava l’evento con formule arcaiche che nulla avevano che fare con il sesso e l’amore! Poi, il viaggio di nozze alle Maldive…

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Le Maldive, si la dove una popolazione è schiava di turisti che sgambettano tra meraviglie che nemmeno capiscono! Mia Madre non ha mai viaggiato oltre i confini del paesello. Mia madre diceva che noi siamo madri dalla nascita, destinate al parto, segnate dal sangue mensile, come se fosse una colpa sanguinare. Nei secoli siamo state trattate da streghe, quasi animali senza diritti. Le bambine di 12 anni venivano date in sposa a vecchi bavosi, e perdevano da subito verginità ed ingenuità! Mia Madre è morta giovane, lavorava in fabbrica, ed a sera cucinava, rammendava, rassettava la casa. Mio padre come un papa svaccato sul divano drogato di sport televisivo. La colpa di Mia Madre? Avere cercato di convincermi che si trattava del volere di dio! Si la nostra sudditanza nei confronti del maschio! Che cazzo di fede oscena!

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Oscena storia di vita comune. Ho sentito di una ragazzina rumena, picchiata e bruciata, dicono fosse una prostituta! Povera bambina, schiava del piacere velenoso di esseri striscianti peggio che vermi. Sul giornale non si parlava di una bambina, ma veniva etichettata come prostituta! Come se una prostituta non fosse un essere umano, una specie a parte. Che cazzo ne direbbe Darwin? Gli uomini che pagano queste bambine, lo sanno che sono costrette, con botte e ricatti, eppure ci vanno, peggio che bestie! Sarebbe così facile anche per noi arrivare a quel punto, senza lavoro, senza casa, sole…Serve a questo mio marito? A far si che io non vada sulla strada? Questo è l’amore. E se questo è l’amore, non lo voglio sto cazzo d’amore! Mio figlio mi ha chiesto di non far arrabbiare il babbo, perché lavora tanto, ed è nervoso di sera. Lui lavora, io invece me ne sto a casa tutto il giorno, intanto mi chiede con tono scocciato se gli ho stirato la camicia! Si l’ho stirata, eccola e gliela do. In fondo è questo che fa una madre, si dimentica di se stessa, vive per figli e marito. S’annulla, ed io mi sento così, una botte piena di niente, vacua, come nebbia che si dissolve. Senza futuro. Eppure ho studiato, so danzare, ma oggi danza solo la mente, leggo ancora tanto, leggo di donne, di grandi donne!

Un attimo di silenzio, poi un grido di entrambe: IPAZIA

A e b all’unisono/

Ipazia rappresentava il simbolo dell’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatto grande la civiltà ellenica. Con il suo sacrificio cominciò quel lungo periodo oscuro in cui il fondamentalismo religioso tentò di soffocare la ragione

a e b all’unisono/  

Nel quinto secolo dopo Cristo una donna fu assassinata. Non sappiamo molto di lei, se non che era bella e che era una filosofa. Sappiamo che fu spogliata nuda e che fu dilaniata con cocci aguzzi. Che le furono cavati gli occhi. Che i resti del suo corpo furono sparsi per la città e dati alle fiamme. E che a fare tutto questo furono dei fanatici cristiani.

Languida rosa sul reciso stelo, | Nel sangue immersa la vergin giacea, | Avvolta a mezzo nel suo bianco velo:  Soavissimamente sorridea, | Condonatrice dell’altrui delitto, | Mentre ‘l gran segno redentor stringea.

Quando ti vedo mi prostro davanti a te e alle tue parole, | vedendo la casa astrale della Vergine, | infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto | Ipazia sacra, bellezza delle parole, | astro incontaminato della sapiente cultura

Oh! squarciatemi il velo, e l’inumana | storia m’aprite di que’ vili astuti; | date agli occhi di pianto una fontana! | La voce alzate, o secoli caduti! | Gridi l’Africa all’Asia, e l’innocente | ombra d’Ipazia il grido orrendo aiuti. | Gridi irata l’Aurora all’Occidente, | narri le stragi dall’altare uscite; | e l’Occaso risponda all’Oriente.

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Oriente, si, alla ricerca di una qualche ragione divina per la nostra esistenza una qualsiasi divinità femmina! Niente, occorre tornare indietro ai tempi delle grandi madri, alle religioni del nord. Eppure il Buddhismo pare puro, indifferente alla differenza dei sessi. No! Non è così. Nel vangelo di Buddha, si perché anche lui ne ha uno, nel vangelo suo c’è una frase famosa: Tutti gli animali inferiori e le donne non potranno giungere all’illuminazione! Senonché, la governante di Siddartha che tanto lui ama, sta per morire e manda a chiamare l’illuminato, lui arriva con passo felpato, forse levitando, lo sguardo sognante perso nella luce interiore, probabilmente medita continuamente e non tromba da anni, libero dalle debolezze della carne, la vede, si china sul suo capezzale e ascolta: Maestro, figlio non mio, ma come se lo fossi tanto ti ho amato, ti prego tu che sei il portatore di luce, illuminami! Lui tentenna, lei insiste, ma lui tentenna ancora di più. Poi la geniale intuizione che cambierà per sempre la vita delle buddhiste! Le parole: Anche la donna che si assoggetterà completamente all’uomo, potrà giungere all’illuminazione! Cazzo un nuovo futuro! Futuro? In questo barbaro cattolico paese, ci hanno concesso il diritto al voto nel 1948, prima eravamo come bestie, o con più tenerezza come bambini! Le donne potevano, anzi dovevano imparare le arti, ma mai pubblicamente. Chissà quanti uomini hanno rubato l’arte delle proprie mogli/schiave! E cosa è cambiato oggi?

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Oggi? Vuoi trovare lavoro? Cercasi commessa di bella presenza! Cercasi barista di bella presenza! Cercasi donna di bella presenza e basta. Le brutte? Che si sparino! Già è difficile essere femmina, pensa che strazio essere femmina e pure brutta! Se a trenta anni non ti rifai le tette, il tuo uomo che guarda le bambine, o ti tradisce o per lui diventi come una lavatrice, sexy come l’aspirapolvere. A 40 devi rifarti le labbra, perché lo sfigato guarda le veline! E magari non vede la sua pancia che deborda dal divano. Lui ti tradisce e per gli altri è un eroe, tu lo tradisci e sei una zoccola, e no, cazzo non sono luoghi comuni, e se anche lo fossero? I luoghi comuni diventano comuni perché palesemente reali! La verità è che non provo nulla per mio marito. Si, sono spenta come un lampione a mezzogiorno. Vorrei non fosse così, ma lo è. Ho grande desiderio d’amore, una sorta d’amore verginale, spirituale, un amore tra simili eppur diversi, l’amore non ha sesso! Perché mi è venuta questa cosa alla mente, stavo semplicemente pensando allo stupro di Artemisia gentileschi ad opera del Tassi! E l’accusa infamante a lei di avere accettato e goduto, e di essere di facili costumi! Non è vero, stavo pensando all’inquisizione, ad Esclarmonde de fois! Alle streghe arse nei roghi dei cupi portatori del dio oscuro! Nemmeno questo, sto semplicemente impazzendo? Sarà il mestruo che spinge, il sangue che deborda infame, ogni cazzo di mese, ogni cazzo di mese, e quando smetterà sarà pure peggio, mia madre è entrata in depressione! Devo assolutamente preparare la cena prima dell’arrivo di mio marito, stasera c’è la partita, perlomeno non mi chiederà di scopare, spero.

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Spero in un futuro di serenità spirituale, ma quando ho scoperto che Dio era bianco e pure maschio ho perso tutto il mio interesse. Ho molta difficoltà con l’idea che possa esistere un uomo ideale. Per quanto mi riguarda, i maschi sono il prodotto di un gene danneggiato. Loro fanno finta di essere normali ma tutto ciò che fanno è stare lì seduti con un sorrisino sulla faccia nel mentre che producono sperma. Lo fanno tutto il tempo. Non si fermano mai.

Mai non c’è stata rivoluzione più grande in un paese, di quella che cambia le donne e il loro sistema di vita. Non si può fare la rivoluzione senza le donne. Forse le donne sono fisicamente più deboli ma moralmente hanno una forza cento volte più grande. A volte penso che che l’odiare i maschi sia un onorevole e vitale atto politico, gli oppressi hanno il diritto di odiare l’intera classe che li sta opprimendo. Ed io mi sento così, oppressa, da secoli, da millenni di maschilismo esasperato! I maschi vanno in guerra, i maschi uccidono con facilità, i maschi sono pedofili, i maschi gestiscono il potere delle religioni che ci opprimono!

A e b all’unisono/

Ci opprimono e noi siamo come un me diviso in due me, altre me atterrano dalla luna, la luna gialla e noi schiave di maree, del movimento delle acque, dei cambi di luna, legate alla terra, all’aria, alla vita che nasce, incapaci di morte. La sindrome di Stendhal è femmina, come la consapevolezza del bello delle cose. La bellezza è femmina. Se dio è vero che ha dato la vita, deve per forza di cose essere femmina, o perlomeno ermafrodito, il due nell’uno, la ricerca estrema di Leonardo tanto uomo da essere femmina o viceversa! La creatività è femmina, la capacità costruttiva è maschia…

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E’ maschia femmina la mantide! L’accoppiamento delle mantidi è caratterizzato da cannibalismo post-nuziale: la femmina, dopo essersi accoppiata, o anche durante l’atto, divora il maschio partendo dalla testa mentre gli organi genitali proseguono nell’accoppiamento. Questo comportamento è dovuto al bisogno di proteine, necessarie ad una rapida produzione di uova; prova ne è che la femmina d’allevamento, essendo ben nutrita, spesso “risparmia” il maschio.

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Il maschio papa!  Fra il 1227 ed il 1235 fu instaurata l’Inquisizione contro le “streghe” e contro gli “eretici” con una serie di decreti papali

Nel 1252 Papa Innocenzo IV autorizzò l’uso della tortura per estorcere “confessioni” di stregoneria da parte delle donne sospettate. Questo papa criminale alla sua morte fu sepolto nel Duomo di Napoli con una iscrizione che inizia con queste parole: Hic superis dignus, requiescit Papa benignus……

Successivamente, Alessandro IV diede all’Inquisizione ogni potere di torturare ed uccidere, in caso di stregoneria coinvolgente l’eresia. Sempre le donne, e se potessero lo farebbero ancora! In alcune parti del mondo, nemmeno troppo lontane, ancora lo fanno, con pietre, fuoco e delirio, le donne sono cose, proprietà. In paesi dove incessantemente si blatera del dio maschio, paesi alleati con l’occidente che pur di sfruttarne le risorse accetta dolore e pena.

Dicevano delle streghe: Uccidono il bambino nel ventre della madre, così come i feti delle mandrie e dei greggi, tolgono la fertilità ai campi, mandano a male l’uva delle vigne e la frutta degli alberi; stregano gli uomini, donne, animali da tiro, mandrie, greggi ed altri animali domestici; fanno soffrire, soffocare e morire le vigne, piantagioni di frutta, prati, pascoli, biada, grano e altri cereali; inoltre perseguitano e torturano uomini e donne attraverso spaventose e terribili sofferenze e dolorose malattie interne ed esterne; e impediscono a quegli uomini di procreare, e alle donne di concepire! Magari erano semplici guaritrici, legate alla terra e alle foreste, avevano una concezione del mondo più pura. Magari semplicemente negavano il sesso a uomini potenti, come la famosa modella del Veronese, che non volle il mecenate che pagava il pittore, venne torturata e violentata e torturata fino alla morte!

Silenzio qualche istante, una serie di sospiri ritmici.

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Che faccio ora? Vado a casa a preparare la cena? Lui sta per tornare, si arrabbia se non mi vede!

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La rivoluzione è domani?

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Magari questa sera sarà gentile, diverso, magari sarà attento e premuroso!

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Ma questo cazzo di rivoluzione è domani?

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E forse non vorrà scopare, ma fare all’amore

A E B ALL’UNISONO/

Abbiamo così bisogno di loro? Tanto da annullarci completamente, tanto che come struzzi nascondiamo le teste sotto alla sabbia velenosa dell’assenza di compatibilità? Abbiamo tanto bisogno della calda sicurezza di una casa da dimenticare la nostra preziosa identità femminea? Se loro sono divini anche noi lo siamo, e pure di più, perché anche se non voglio, siamo in grado di concepire! Da noi nasce la vita. Conosciamo il sangue fin da bambine, e non lo temiamo. Sappiamo soffrire, sappiamo anche gioire di noi! Ogni loro religione ci tratta da esseri inferiori, chi ci vuole coperte con il burka, chi ci vuole rifatte che si tratta di un altro burka, chi ci vuole lontane dai ministeri della fede, chi pensa che l’ostentazione del corpo giustifichi la violenza sessuale.

b/

Ho paura del vuoto, della solitudine, ho paura del retaggio, ho paura dell’assenza, e pure della presenza, vorrei semplicemente essere la luna, la luna potrebbe sembrare che vive di luce riflessa, ma non è così, la Luna si prende da se la propria luce. Si costruisce la propria luce, con intelligenza, mentre il sole è nato così, che merito c’è? Sai che ti dico? Si sto parlando  con te/me!

a/

Parlo con me/te, sai che mi dico o dici tu a me, o diciamo a noi?

b/

Non andrò più a casa, amerò un uomo quando saprà essere sufficientemente femmina!

a/

E nel frattempo?

b/

Nel frattempo? Ci sei tu!

Finalmente si girano per la prima volta stupite si sdoppiano ed infine si baciano in un lungo e caloroso bacio!

(Photo credit Steven meisel )