Quando le api moriranno….Noi andremo allo stadio?

Le api, stanno morendo, e con loro moriremo noi. Ma loro muoiono a causa nostra, senza colpa alcuna.

Siamo in questo oscuro tempo le vittime di noi stessi, eppure, la festa pare non avere fine, si danza nella balera con trucco sfatto e piedi gonfi, al suono di ballate vecchie decrepite, mentre sbattono persiane scosse da un vento soffocante di fumo giallo, e radioattiva esposizione.

Come senza freni c’è una guerra tra di noi, ma non di fucili o bombe, una guerra con un solo nemico, Madre terra.

Dal video grandi pensatori, parlano di globalismo, mentre consumano una coca cola in lattina, o semplicemente una bottiglia di plastica con acqua vecchia. Mentre un isola di plastica naviga di fronte alle Maldive, dove i grandi agglomerati occidentali del godere, consumano il consumabile, in un paese che non ha nemmeno le risorse per smistare i rifiuti che vanno a mare.

Oggi ho incontrato  quella donna che conosco che tiene pulita la canonica, che vive dove vivo io, che prega il suo dio morto per lei, lo prega di affondare la barchetta in mezzo al mare. il suo salvatore mediorientale, di certo non sente la sua oscena litania.

Le fabbriche non devono chiudere, certo, il lavoro è importante, anche se avvelenano il mare, l’aria, i popoli. Il cibo deve essere gonfiato, come la vacca che muggisce disperata, schiava incatenata  per produrre ettolitri di latte, gonfiata fino a scoppiare, in macelli crudeli come campi di sterminio.

La vita è vita comunque, un vitello vale quanto un bambino.

Oggi hanno abbattuto un fico, bellissimo, troppo vicino a casa, le sue radici cercano l’acqua e arrivano lontano, danneggiando le tubature. Un oppositore al regime umano.

Otto miliardi di esseri inutili, a parte poche eccezioni che non fanno nemmeno statistica. L’occidente ha devastato ovunque, Africa, Sudamerica, ovunque ha avvelenato, gli Stati uniti, la Russia, la Francia, che ha distrutto intere isole con esplosioni nucleari inutili. In Niger, hanno l’uranio, ma quasi niente corrente elettrica. In Congo il coltan, e altrove diamanti, petrolio, discariche nucleari occidentali. Multinazionali che finanziano governi maledetti e crudeli, per denaro e potere. La Libia è stata distrutta da una scelta scellerata. Ed ora bigotti razzisti, si lamentano poiché i diseredati vogliono la loro fetta di vita.

Io scrivo poesie, di denuncia, a volte di disperato rimpianto, di quei prati quando cuori bambini, danzavamo sull’erba viva, tra grilli e viole, e l’aria era tenera e soffice, come la carezza di mia Madre.

Poi ci sono le grandi vere battaglie della gente comune che è massa, fideistica passione per la squadra del cuore, ed altrettanto fideistica passione per il partito del cuore. Rossi, neri, gialli, verdi, i colori dell’arcobaleno per definire la propria provenienza politica. Io sono anarchico, e perseguo la via del rispetto per la vita, null’altro.

Vorrei piangere, conosco le api, le ho seguite nella mia campagna da bimbo, le ho curate, e mi sono cibato del loro nettare, e tutta la vita sulla terra esiste grazie a loro, e quando loro non ci saranno più, pure noi scompariremo. Per fare qualcosa di spiritualmente utile, dovremmo scomparire per primi.

Mi spaventa il dilagare della cattiveria, non è semplice odio razzistico, è semplicemente odio! Che deborda come schiuma nera, che ama bandiere e sventolii e marce, e cori, vigliacchi odiatori seriali, che riempiono strade e avvelenano l’aria con mefitici miasmi. Alcuni si mascherano da esseri vivi, ma sono zombi putrefatti che inquinano e vanno calpestati per la melma che sono.

Le api, stanno morendo, e con loro moriremo noi. Ma loro muoiono a causa nostra, senza colpa alcuna.

Siamo troppi, questo è sicuro tutti avvinghiati ad un osso scarnificato. Tutti vogliamo la nostra fetta di progresso, auto, cellulari, computer televisioni, cibo, più cibo, da qualunque luogo della terra, amiamo viaggiare in aerei che rilasciano scie di carburante bruciato,  e pagare i pomodori meno di due euro al kilo, costringendo i produttori ad assumere lavoranti con cifre da fame, o acquistare direttamente dall’africa dove i controlli del veleno sono molto più leggeri. Riempiamo supermercati alla domenica, come locuste sgretoliamo ogni scaffale. Carrelli peni come i sacchi dell’immondizia stracolmi dell’eccesso. Esseri sempre più grassi che consumano selvaggi e schifosi. Siamo locuste

Devo assolutamente regredire, tornare alla radice, tornare alla terra, zappare la mia terra, coltivare la mia terra senza veleno, con le mani.

Si tratta la mia di un involuzione premeditata, che è il titolo del mio primo libro di poesie, di tanti anni fa, mi fece la prefazione l’immenso Roberto Roversi. Involuzione premeditata, tornare alla terra, alle strette di mano, al fornaio che vende pure le uova del contadino, a Iside che racconta della canapa, a Ivo che mi parla dei tedeschi, e poi dice che erano più cattivi i fascisti, a Elsa che parlava con le fate, alla folaga, al macero, al bambino affogato che ancora se ne parla, cazzo al mio essere bambino, anche se infelice. L’aia dalle fisarmoniche sognanti, e le danze dei braccianti, il belato degli agnelli, le galline che razzolavano, il caglio per fare il formaggio, la mattina colazione con la ricotta calda, mia Madre, mia nonna, la Madre di tutti.

Quel senso ancestrale di appartenenza, una sorta di mistica complicità in noi bambini che giocavamo nel cortile a imitare i grandi, per poi diventarlo  grandi e dimenticare il bambino che eravamo.

“No Nicodemo, non intendeva tornare nella pancia quando vi ha detto di tornare bambini, parlava del retaggio!” Cartesio, parlava di tabula rasa….Ritrovare il bimbo che ancora è nascosto nel cuore di ognuno, forse anche in quello di delinquenti e politici innominabili, quel bimbo che se ne sta rannicchiato in attesa, spaventato dalla cattiveria che ognuno di noi è in grado di creare!

C’è una casa, alle radici di un tramonto, che insegue l’aurora, c’è quella casa, che è l’estremo ritorno, la cerca totale e assoluta della radice comune! Inevitabile cercarla inevitabile trovarla!

E magari in quella casa le api troveranno riparo…

By |2019-03-24T10:39:33+00:00Marzo 24th, 2019|Blog & News|Commenti disabilitati su Quando le api moriranno….Noi andremo allo stadio?

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