Mi sono svegliato, dopo una notte faticosa, per vari motivi, economici, psicologici, d’insoddisfazione di vario tipo. Ho aperto gli occhi ed ho visto dalla finestra i miei amati pioppi danzare, seguendo un ritmo sottile, direi mistico. Altre volte mi sono svegliato e li ho visti, ma, questa mattina ho provato qualcosa di diverso, che cosa?

Perché dentro di me, anarchico, quasi comunista, credevo ateo, c’è questa propensione alla ricerca del divino? Mi sforzo di debellare dalla mia razionalità, con la mia razionalità un pensiero che appare irrazionale, la scienza mi dico, non ha mai provato l’esistenza non solo di Dio, ma di un energia divina che permea le cose e gli esseri. Eppure sento una vibrazione dentro a me, ma così profonda da poterle dare un nome, mai un volto, poiché la divinità che cerco non è antropomorfa, ma talmente sottile da perdersi molto facilmente tra le pieghe della vita. Ed è così in questa mattina dalla luce armoniosa, che le grida, mi appaiono su di un altro piano, tanto da non lasciarmene toccare.

Sento provenire da altrove, dalla parte bassa della città, il rimestio di anime avvelenate, senza cura, che opprimono, giustificando la loro malvagità con la presunta necessità. Io so che non mi appartengono, che io non appartengo a loro, pur se a volte arranco nella melma, mai diventerò melma.

Un mondo di rettitudine o nulla, quello che cerco, senza compromessi, o diplomatiche accettazioni del meno male in favore del quasi bene.

Da sempre, l’essere umano, ha cercato il divino, con tanta passione da convincere menti malvage ad approfittare di questa innata propensione, creando religioni di ogni tipo in modo da poter governare le menti fragili. Eppure nessuna di queste religioni ha portato se non la divinità, almeno la pace.

Lo stesso dicasi per la filosofia, quanti stupendi pensatori hanno ipotizzato una terra delle anime liberate, ma che ci resta oggi di tutto questo immane pensare e filosofare? Quale massa si è formata? E attorno a cosa? L’inferno di tutti i monoteismi, non esiste se non nelle menti intrappolate in se stesse, prive d’ogni pulsione divina.

C’è un oltre, che riguarda l’identità individuale, la divinità di cui parlo, o che sento, non è nell’aggregazione, ma nel pensiero libero. Come tanti numeri primi, condividere le proprie diversità e unicità, questo e solo questo è il passaggio successivo.

Siamo nati liberi, ma ovunque siamo in catene, poiché le catene sono nella nostra mente. Come è avvenuto questo mutamento?

Jean Jacques Rousseau poneva questa domanda proprio all’inizio del suo contratto sociale. Se non si trova una risposta a questa domanda diceva, i nuovi contratti sociali saranno scarsamente utili. “ C’è stato per molti secoli qualcosa che ha agito nella società umana rendendo vano ogni sforzo individuale per giungere alla soluzione di questo grande enigma, ben noto a tutti i grandi pensatori dell’umanità degli ultimi millenni: L’uomo nasce in libertà, ma vive in schiavitù.

Gli esseri umani hanno elaborato grandi dottrine, riempiendo il loro personale pantheon delle divinità più disparate, sviluppando religioni di ogni tipo, ma ogni religione ha finito per opprimerci.

Grandi pensatori hanno cercato di rendere l’idea di una natura meccanica, che invece è funzionale.

Ogni religione, ogni filosofia, ogni libero pensatore ha cercato la via dell’illuminazione, se non divina, umana, ma il risultato è che viviamo in un mondo di dolore e oppressione, privo di speranza, perché?

Gli umani nascono uguali, ma non crescono uguali.

Per convincermi che non c’è nulla di divino, alcuni pragmatici e colti amici, citano la scienza, ma la scienza mai ha scoperto verità permanenti.

La concezione meccanicistica di Newton non si adatta all’universo reale che non è meccanico ma funzionale.

La rappresentazione Copernicana basata sui circoli “perfetti” è errata. Le orbite ellittiche dei pianeti, secondo la teoria di Keplero, non esistono. Lo spazio non è vuoto…E tutti i grandi pensieri, le grandi teorie, vengono superati da altre grandi teorie, la fisica si dice teorica, poiché non c’è nulla di assoluto. E la scienza medica nemmeno riesce a comprendere un raffreddore.

Ma il concetto, il pensiero stesso così assoluto di divino, da dove ci viene? Chi siamo veramente, o per meglio dire cosa siamo?

C’è un perché nella ricerca del silenzio, solo nell’assoluto silenzio si possono udire pensieri realmente nostri. C’è una sottile vibrazione che pulsa nell’orecchio, solo nella pace, ed è una voce, la voce dell’anima, che sussurra fiabe e canti di ciò che vorremmo essere, di chi realmente siamo, che strazio soffocare costantemente questa musica celeste che è il nostro vero io.

Sono consapevole che qui ora, in questa società fondata sul possesso, sulla materia, sia anacronistico parlare del sussurro delle foglie o del canto del silenzio, o della pace dell’anima, o della danza dei pioppi…

Tutti assoggettati al divenire politico, al colore più o meno seguito, ma a che serve questo tipo di politica fondato sul qui e ora? Senza lungimiranza. Questa politica ha portato alla distruzione dell’ecosistema, alla tortura degli animali, delle foreste, a popoli depredati, sfruttati umiliati, a differenze sociali che ricordano le caste induiste.

So che le religioni hanno fatto il possibile per allontanare l’umanità dalla ricerca del divino interiore, hanno preteso d’essere le portatrici uniche del messaggio, ma non è così, se il diavolo esistesse, fonderebbe una religione, ma forse una sorta di demonio già lo ha fatto.

Amami, ma prima amati. L’amore, energia che pur se sottile sa essere dirompente.

“Quale valore ha tutta la fatica che affatica l’uomo sotto il sole?”

Così Qohelet parlava dell’immenso vuoto, della ripetizione  dei gesti, delle cose, dei palazzi, delle città, tutto è ripetizione di un qualcosa già fatto, pensieri già pensati, dei già venerati, tutto è vento fame di vento. In certi passi, ricorda Maya l’illusione induista.

Ricordo, vivevo in una casa di campagna con lo zio Mario, le pecore nella stalla, noi nella cucina, unico ambiente caldo, non c’era la televisione, si ascoltava radio Capo d’Istria, e Mario raccontava storie, della prima guerra mondiale, della pena delle trincee, e poi della seconda guerra mondiale. Era comunista, ma a suo modo religioso, poi dopo un numero di bicchieri di vino importante, mi diceva: Questo mondo è malvagio, ho visto cose terribili nelle trincee, dolore, morte,  poi ho visto i fascisti picchiare ammazzare, opprimere, ho visto tanta cattiveria, ma, se l’uomo è stato creato ad immagine di Dio, non capisco, l’uomo è cattivo peccatore, preda del demonio, ma se tutto è stato creato da dio, chi ha creato il demonio?

Fin dagli inizi della storia scritta, l’umanità è sempre stata sconvolta da guerre e delitti di ogni specie. Nessun tentativo di porre termine a questa pestilenza è mai riuscito.

Mi rendo conto di essere incapace all’odio, ho una tendenza all’amore fuori tempo, dirompente, vago all’interno di un involucro che si chiama vita che mi sta stretto, ogni tanto, lo sguardo va oltre, vedo spazi immensi di colore supremo, so che è fantasia, ne sono consapevole, ma dentro qualcosa sussurra suadente: no, questa è la reale realtà che dovrebbe essere, mondi di luce, colore, canti, e risate su prati inviolati.

Mi sono svegliato, da un sonno della ragione che ha ottenebrato la mia razionale follia vitale. Non permetterò a nulla e a nessuno d’infrangere il cristallo della mia anima, la mia vera ricerca comincia da oggi!