Prima parte!

Quello che avete per le mani ora, pensando magari: ma avrò ben speso i miei soldi? Diventerà un Best-seller! Non perché sia scritto particolarmente bene, ma perché si tratta di una storia quasi vera! So però benissimo che questa storia non ha quelle qualità tanto care ai lettori, suspense, velocità, insomma non è intrigante, e credo sia narrata piuttosto male! Io del resto non sono uno scrittore, in pratica voglio dire, non ho quel tipo di capacità descrittiva che occorre per essere più che un dilettante. Del resto ero semplicemente un tenente di polizia. Ora sono un disoccupato consapevolmente omosessuale che vuole trarre da un fatto di cronaca i soldi necessari a ricominciare la propria vita. Di certo quello che Giovanni e soprattutto Laksmi Shiva mi hanno tolto in fatto di serenità, in un qualche modo dovevano ridarmelo. Credete nella reincarnazione? Io non ci credevo, ora non so. Potrebbe

svolge un ruolo principale. Si tratta in fondo di una vicenda profondamente spirituale. Anche se dai primi capitoli non riuscirete a capire il perché io abbia fatto una simile affermazione. Non voglio dare dei consigli a degli ipotetici lettori, ma se vi avvicinate a questo libro cercando le emozioni di un thriller, avete sbagliato tutto. Non è perché non vi siano inclusi omicidi misteri e dolore, ma semplicemente non si tratta dell’indirizzo che desidero dare al lavoro. Forse potrebbe essere un trattato sulla comunicazione virtuale, o un’accusa al cinismo dei mass media. O forse niente di tutto questo, ma solamente un libro sul perdono! O sull’autoperdono confrontato all’autoaccusa. In definitiva, ritengo che si tratti di un evento socialmente spirituale!

Dunque, io sono stato giustamente licenziato, e mi è andata ancora bene. Mia moglie mi ha lasciato, e probabilmente mi renderà la vita un inferno ogni volta che vorrò incontrare i miei figli che già non mi considerano più il loro papà. Del resto mia moglie da tempo aveva un amante fisso che i figli chiamavano zio. Un suo amico d’infanzia, si, sapevo che si vedevano, ma non sospettavo nulla, ma chi se ne frega! Io non l’avevo mai tradita, l’avrei fatto solo con Giovanni, si, con colui che mi ha fatto scoprire la mia omosessualità. In ogni modo non credo che possa interessarvi nulla della mia vita privata, anche perché si tratta della mia vita che è profondamente banale. Prima che Laksmi Shiva mi piombasse addosso, ero un poliziotto piuttosto tranquillo, le emozioni più grandi le avevo al computer essendo laureato in informatica. Non ero mai stato un uomo d’azione. Del resto, non lo sono tuttora.

Di lei, si di Laksmi Shiva, ho raccolto quasi tutto, la storia può cominciare. Quello che io non ho potuto raccogliere, l’ho trovato nei suoi diari e nelle lettere che Giovanni mi ha spedito prima del silenzio.

Anche se devo dire che l’archivio del dottor Alberti si è rivelato utilissimo per fare a me e a voi un quadro abbastanza fedele della situazione. Perché la follia si manifesta in un individuo apparentemente normale? Ovviamente Laksmi Shiva per il dottor Alberti non era per niente normale. Ma lui è morto, investito da un pirata della strada, io credo di sapere chi fosse quel pirata. E voi mi darete ragione.

In ogni caso farò parlare il dottore con i suoi appunti, forse è la cosa migliore, poi parlerà Laksmi Shiva stessa, poi Giovanni, ed anch’io farò sentire la mia voce, come se tutto dovesse ancora compiersi, e si compisse solo con il vostro intervento, come se il lettore potesse creare l’opera semplicemente leggendola! Potrebbe trattarsi di una storia interattiva! Quindi scusatemi se passato e futuro s’intercaleranno con il presente. E visto che sono qui a scusarmi, fatelo anche se la storia a volte vi sembrerà un tantino pesante. Lo sono del resto anche i fatti che intendo narrare, ed anch’io lo sono, si, pesante, quindi…

APPUNTI DEL DOTTOR ALBERTI!

18 Giugno 1968

Oggi due genitori sconvolti si sono presentati nel mio studio con una bambina di circa otto anni. La madre è d’origine Messicana, il padre sembra americano. Sono testimoni di Geova, persone difficili.

La bambina da quello che ho capito ha dato fuoco ad un coetaneo, pare che la ragione sia perché lui le aveva sfiorato il seno che cominciava a crescere. Almeno è quello che sembra che la bambina abbia detto per giustificarsi. Ascolto quello che i genitori hanno da dire, del resto la bambina pare muta. Nemmeno la madre parla troppo, in compenso il padre è logorroico. Da come la vedo lui sembra il più bisognoso di cure. Cita la bibbia ad ogni pausa, m’infastidisce, ma sono uno psicoterapeuta, devo mostrarmi neutrale.

Poi congedo i genitori, desideroso di parlare con la bambina da solo, il padre tentenna, ma io m’impongo.

La prima cosa che salta agli occhi è l’odio che la bambina nutre nei confronti del padre, odio persino superiore alla paura. Se non si trattasse di un testimone di Geova, potrei credere a qualche atteggiamento incestuoso, ancora non posso esprimermi!

Cerco di metterla a suo agio, un’impresa difficile. Da alcuni accenni, sembra che lei nel dare fuoco al suo compagno di giochi, abbia voluto imitare alcuni passi della bibbia dove si accenna al fuoco del Signore. Evidentemente è suggestionata dal padre. Consiglio i genitori di portarla da me tutte le settimane. Una cosa subito mi è chiara: in quella casa si vive in una sorta di terrore mistico, dove la punizione e la regola sono imprescindibili alla vita di tutti i giorni. Quindi nella bambina si nota un profondo disinteresse alla propria bellezza. Ovviamente influenzata dai continui rimproveri del padre. Evidente è anche la grave tendenza all’autoaccusa.

19 Aprile 1970

Da quasi due anni seguo le vicende di una bambina che diede fuoco ad un coetaneo. Devo dire che non ho ottenuto dei gran risultati, anche se a sentire i genitori qualche miglioramento c’è stato, se non altro nel maggiore impegno che la bambina mette nello studio della bibbia. Questo fatto non mi tranquillizza come dovrebbe. Anzi trovo deleteria per la formazione della personalità della bambina, la continua frequentazione dei testimoni di Geova. Come fatto nuovo devo prendere in considerazione un sogno che la bambina dice di fare da diverse notti. Si svolge in un deserto che dai suoi racconti pare il deserto del Messico, afferma di vedere un vecchio indios che piange e la chiama. Ne ho accennato alla madre. La sua reazione mi ha stupito, ha urlato, e poi ha pianto, ma non mi ha voluto spiegare nulla, quindi ha preso per mano la sua bambina e se n’è andata.

Non ho molte frecce al mio arco per aiutare la bambina, del resto i genitori più che aiutarmi mi danneggiano notevolmente, con dispiacere, ammetto di non sapere come agire per il bene della bambina.

14 Maggio 1971

Sono quasi certo che il padre la picchi. Non sarebbe ancora così grave, se in me non fosse maturata la convinzione che lui abbia delle attenzioni incestuose nei confronti della bambina. Del resto lo avevo già percepito al nostro primo incontro. Non so che fare, potrei denunciarlo, ma non ho prove. In ogni modo non credo che almeno fino ad ora n’abbia abusato sessualmente, ma sono certo che se non correrò ai ripari al più presto lo farà. La bambina è splendida, notevolmente sviluppata e sensuale per la sua età. Sembra che una delle accuse più grandi del padre, sia proprio la sua strabiliante bellezza, come se fosse frutto del demonio. E la bambina comincia a sentire il suo corpo appunto come il corpo del demonio. Riporto qui una conversazione, una delle poche che abbiamo avuto!

“ Come ti trovi qui da me? “ Le ho chiesto.

“ Bene! “

“Pensi che ti sia utile quello che facciamo assieme? “ Lei ha uno strano sorriso.

“ Si. “

“ Lo sai che stai diventando molto bella, vero? “ Voglio provocarla, lei mi guarda con odio.

“ La bellezza è del demonio! “

“ Chi te lo ha detto?”

“C’è scritto! “

“ Dove è scritto? “

“ Nella bibbia. “ Sento chiaramente l’opera del Padre in quello che lei mi dice.

“ Vuoi bene a tuo padre? “ Ancora quel sorriso ambiguo.

“ Onora il padre e la madre. “

“ Non riesci a rispondere con parole tue senza citare di continuo le scritture? “

“ Io, non ho parole mie, ho solo le scritture. “ Comprendo che se voglio liberarla dai suoi traumi devo allontanarla dalla famiglia, ma la cosa è evidentemente improponibile.

“Il babbo ha per te delle attenzioni particolari? “ Lei non risponde.

“ Hai sentito la domanda? “

“ Si! “

“ E allora? “ Silenzio. “ Io credo di si! “

“Se io affermassi che lui mi tocca lo arresterebbero subito? “

“ No, indagherebbero e poi..” Lei m’interrompe.

“ No, lui non ha attenzioni particolari, vuole solo che io diventi una studiosa attenta della bibbia, ed io lo sto diventando, m’impegno ed un giorno conoscerò le scritture meglio di lui, e gli dirò dove sbaglia, e lui mi ascolterà! “

Ora ho la certezza che lui quanto meno la tocca, ma non ho prove, perché è evidente che lei non lo denuncerà mai. Una misera storia come tante. La differenza sta nel fatto che il padre oltretutto ha manie religiose, ne deduco che assuma certi atteggiamenti solo quando beve, perché che beve molto mi è apparso evidente sin dal primo momento che l’ho visto. Probabilmente il bere non va d’accordo con le sue convinzioni religiose, quindi si sente frustrato e di conseguenza sfoga le sue frustrazioni con la famiglia. Come ho già in precedenza affermato, penso che sia il padre il più bisognoso d’attenzioni psicologiche.

7 Ottobre 1974

La bambina è splendida, devo dire che il vederla non mi lascia indifferente. Una bellezza naturale, dirompente. Parla sempre pochissimo, credo che sia inutile per lei venire qui. Non lo farebbe se non ne fosse costretta, del resto dopo l’episodio in cui ha dato fuoco ad un coetaneo, il tribunale dei minori l’ha affidata alle mie cure. Ma a che serve se continua a vivere in quella casa?

Conosce a memoria la bibbia, ma non le piace, ne sono sicuro, anche se finge bene, come finge di essere tranquilla. Ma in lei vedo una violenza repressa che se liberata potrebbe provocare enormi danni. Fa di tutto per provocarmi, un gioco in cui le adolescenti sono maestre, faccio appello a tutto il mio auto controllo per non lasciarmi sopraffare dal desiderio che m’ispira.

“ Mio padre mi ha violentata! “ La sua voce come uno schiaffo in pieno viso.

“ Come hai detto? “

“ Ha capito benissimo, ho detto che mio padre mi ha violentata! “

“ Non posso crederci, quando? “

“ Oramai è passato un mese, si ricorda l’altra volta che non sono venuta? Ebbene mi aveva picchiata! “

“ Dopo averti violentato ti ha pure picchiato? “

“ Certo, perché ha detto che in me dimora satana che lo ha tentato, dice che è colpa mia, della mia blasfema bellezza. Io so solo che era ubriaco, come tutte le volte che torna a casa, quello che più m’infastidisce è che i suoi confratelli testimoni di Geova, nemmeno lo immaginano quanto lui beve! “

“ Denuncialo! Io ti aiuto, farò in modo di proteggerti, non devi temere, non potrà più farti del male! “

“ Io non ho paura dottore! “ Il tono con cui ha pronunciato quel “dottore” Mi ha fatto rabbrividire.

“ Se non hai paura perché allora non lo denunci? “

“ Non serve a nulla dottore. “

“Perché non serve? “

“Oh è semplice, oggi ho visto un gattino giocare con una farfalla. “

“Ma che c’entra questo adesso? “

“Niente, è che prima che il gattino la prendesse, avevo pensato a quanto fosse bella quella farfalla, e poco prima avevo pensato a quanto fosse bello il gattino! “

“Non riesco a capire dove vuoi arrivare! “

“ Il gattino dolcemente ha spezzato un ala alla povera farfalla, lei ha provato con tutte le sue forze a volare via, non c’è l’ha fatto. Io ero pietrificata, avrei potuto liberarla, ma ho atteso che il gattino le rompesse anche l’altra ala, e poi l’ha divorata. Dopo averla divorata, è venuto tranquillo da me a fare le fusa! Io l’ho strangolato. Ora magari lei dottore penserà che tutto questo non c’entra nulla con il mio problema, magari è vero, però, ho già progettato il modo in cui lo ucciderò, si, mio padre! Poi toccherà alla mamma, la ucciderò con un veleno indiano che non lascia tracce. Poverina, in fondo lei non è cattiva, ma ha sempre permesso al babbo d’esserlo! “ Di nuovo il brivido gelato, mi sento impotente di fronte a questa ragazza malata.

“ Ma cosa dici? “

“ Perché cosa ho detto? “

“ Hai detto che ucciderai tuo padre e tua madre! “

“Io? “

“ Non mi prendere in giro! “

“No dottore, lei ha capito male, intendevo dire che ucciderò il loro demone con il mio impegno nello studio della bibbia! “ Sono sbalordito, non so che dire e la seduta è terminata. E’ venuta la madre a prenderla, ed ha insistito molto perché io firmi il foglio che la rende libera, non mi lascio convincere.

Nonostante la sua straordinaria bellezza, noto in lei una pericolosa tendenza ad ingrassare.

4 novembre 1975.

Che le mie cure non servano a nulla nei suoi confronti è ampiamente dimostrato. E’ diventata una balena, tutta la sua bellezza scomparsa. I genitori sembrano contenti. Pare che abbia voluto cancellare completamente la sua femminilità. Non ho mai visto niente del genere, ed in così poco tempo. Terribile, pensare alla sua bellezza scomparsa, penso a lei come ad una rosa recisa dal mio giardino, sono turbato.

Di solito in queste sedute non parliamo quasi di nulla, facciamo passare il tempo, poiché so di non esserle di alcuna utilità. Dopo che il padre l’ha violentata non c’è stato più modo di parlarne, me lo ha impedito, io sono indignato nei confronti di quell’uomo, vorrei denunciarlo, ma lei non me lo permetterebbe, probabilmente negherebbe quanto mi ha confessato. Ma io so che lo odia e che progetta qualcosa d’inaudito. Mi racconta ancora del suo sogno, Lei in quel sogno si Chiama Mitla, e deve essere sacrificata al dio del fuoco. Se ben ricordo il dio del fuoco Azteco si chiamava: Xiuhtecutli, ma lei evidentemente non lo conosce. sicuramente il fatto che lei si senta una vittima sacrificale è imputabile al suo precario rapporto con i genitori, comunque non do troppa importanza al suo sogno.

“ Lei dottore è come mio padre, crede che questo sia solo un sogno, ma io so che qualcuno mi chiama e prima o poi lo conoscerò! “ Le sue illusioni stanno diventando reali. Ed io non posso farci più nulla.

I genitori vogliono che io firmi il documento che accerta come lei sia in possesso delle sue facoltà mentali. Non voglio, ma loro s’impuntano, minacciano di denunciarmi per abusi sessuali. Capisco che si tratta di una idea della ragazza. Non possono, evidentemente bluffano, ma non voglio assolutamente rischiare, firmo quei maledetti documenti, per lo meno non la vedrò mai più. Del resto che altro avrei potuto fare?

Di una cosa sono certo. Lei è pazza, di una lucida follia che produrrà guai. Ma io che posso farci? Non posso certo accollarmi tutti i problemi dei miei pazienti, tantomeno di quelli che non vogliono lasciarsi aiutare ai quali io non servo assolutamente a nulla!

23 Settembre 1976

Avevo ragione! Hanno ucciso in modo efferato il padre. So che è stata lei, ne sono più che certo. Io l’ho denunciata. Ho fatto tutto quanto in mio potere per farla internare. Non mi hanno creduto, anzi lei ha detto che nelle sedute la toccavo. Pur non producendo alcuna prova le hanno creduto, anche perché la madre l’ha difesa, sono costretto ad andarmene. Ma sono certo che lei ha ucciso suo padre. Ne aveva motivo, questo è vero, ma non mi consola, lei rappresenta il mio più grande fallimento professionale. Devo andarmene, non c’è altro da fare che dimenticare la mia inutilità di psicoterapeuta. Ho trovato un biglietto con delle minacce nella mia buchetta prima di partire, so che l’ha scritto lei, perché è firmato: Mitla!

Devo ammettere che ho un po’ di paura, lei è imprevedibile, del resto sono perfettamente consapevole della fine che ha fatto fare a suo padre. Non vorrei che mi reputasse un pericoloso ostacolo e decidesse così di eliminarmi. Ho paura!

24 Novembre 1977

Mi è giunta voce della morte della madre di quella ragazza che avevo in cura. Ho visto la sua foto sui giornali, ne parlavano come di un caso doloroso. Una balena, dalla foto si capiva che era ingrassata ancora. La madre è morta di un male che l’ha devastata piano piano. Io sono certo che lei c’entra qualcosa, ne sono certo perché ricordo ancora quando me ne parlò. Ho cercato di farmi sentire, rivolgendomi alla polizia del paese in cui lei vive. Ma la polizia non si è dimenticata delle accuse di molestie sessuali, mi hanno intimato di finirla con la mia fissazione. Va bene, me ne starò zitto,  lascerò solo questa memoria nel computer. Se la denunciassi ancora, probabilmente farei la figura del pazzo, mentre la pazza è lei. Sono certo che ha usato quella sostanza, si, quella sostanza indiana che produce gli stessi effetti che hanno ucciso la madre. Fu lei stessa a parlarmene, ma chi mai potrebbe credermi. Giuro, ho fatto tutto quello che potevo per farmi ascoltare, niente da fare. Ovviamente nessuno ha pensato di fare l’autopsia, ed anche se l’avessero fatta, probabilmente non si sarebbero accorti di nulla, non cercando quello che c’era da cercare. Ho ricevuto altri biglietti di minacce, li ho consegnati alla polizia, ma ne ho guadagnato solo delle ingiurie, non mi hanno evidentemente creduto, mi hanno detto che come psicoterapeuta dovrei essere in grado di riconoscere una fissazione anche se si tratta di una mia fissazione, e che quella ragazza aveva già sofferto abbastanza, e che quindi la dovevo piantare di perseguitarla! Una cosa è certa, ho paura, sento la morte vicina, so che prima o poi quella pazza tenterà qualcosa, devo allontanarmi da lei, fuggire.

Fine del documento.

Sono ancora io, il narratore, colui che conta le storie. Ho voluto cominciare con alcuni episodi della sua infanzia che hanno contribuito in modo determinante a trasformarla in Laksmi Shiva.

Dopo questi fatti di lei si sono perse le tracce. Qualche anno dopo il dottor Alberti è stato investito da un pirata della strada. Nel frattempo aveva abbandonato la sua attività ed aveva cominciato a pubblicare libri, con un discreto successo.

Questo è solo l’inizio della vicenda che ci interessa, il seguito lo ascolterete da più voci, la mia sarà una voce tra le tante. Non dimenticate che la storia è vera e chi l’ha vissuta vive ancora.

Devo dire tanto per informarvi, che questi appunti li conservava la governante di Alberti, per questo, solo per questo motivo ho potuto trovarli, perché alla morte del dottore, seguì a ruota l’incendio del suo studio, computer compreso……….continua