SECONDO CAPITOLO Terza parte.

 

 

 

Calci pugni, dolore fisico, insostenibile. Avevo come l’impressione d’essere passato attraverso uno schiacciasassi. Dopo un tempo che io credevo interminabile, mi trovai Sdraiato sul lettino di un ospedale mi risvegliai senza capire il perché mi trovassi in quel luogo.

Mi ci volle qualche momento per riacquistare il controllo completo delle mie facoltà mentali. Vidi al di la della vetrata un poliziotto, come se fosse li per controllarmi. Si! Mi controllavano, perché? Per lo stesso merdoso motivo per cui mi avevano riempito di botte, perché ero ritornato in quella casa maledetta, si, dove lei per mano, dolcemente mi ci aveva condotto la sera prima. Ed io che credevo fosse l’amore che avevo sempre cercato, invece altri non era che una feroce assassina. E magari pur essendo una killer, si, magari si trattava proprio dell’amore che avevo sempre cercato, in sintonia con il mio cazzuto autolesionismo.

Mi ritenevano evidentemente il colpevole, o quanto meno implicato.

Lei ovviamente era un assassina! Si perché pur essendo alquanto frastornato, capivo che ovviamente, essendo io, innocente lei non poteva essere altri che l’assassina!

Oh Cristo, era tanto bella da togliere il fiato, mi sentivo suo, si come se mi avesse drogato, o gettato una sorta d’incantesimo. Eppure lei non poteva essere altro che una pazza pericolosa. Si perché lo spettacolo al quale avevo assistito aprendo la porta mi era apparso ben più che mostruoso, era indescrivibile.

Per tutta la giornata mi lasciarono in pace, il poliziotto m’avvertì senza troppi complimenti che al mattino dopo mi avrebbero interrogato.

Non facevo altro che dormire e pensare, pensare e dormire, avevo chiesto qualche cosa da leggere, ma nessuno si era degnato di ascoltarmi. Il tempo scorreva lento, nella noia dell’ospedale, ebbi il tempo di pensare alla mia ex moglie, forse l’amavo ancora, si ma cosa potevo darle, se non un fallimento dietro l’altro? Mi ero sempre nascosto dietro al falso paravento della mia arte, la mia poesia, avevo dato per scontato il fatto che prima o poi avrei raggiunto la fama, ma i miei versi cazzoni riuscivo solo a gridarli nelle osterie, davanti a lurida gente che ascoltava ridendo le grida, senza sentire le parole avvinghiate all’urlo. Maledetti bastardi. Si, ecco, puntuale come l’inverno, mi era scoppiato addosso come un bubbone pieno di pus, uno dei miei frequenti momenti di odio per l’intero genere umano. Il fatto che fossero sempre più frequenti, avrebbe dovuto essere indicativo, almeno per me. Mi consolai pensando che era un po’ presto per l’arteriosclerosi.

 

Se penso a come stavo male la sera prima d’incontrare lei mi metterei a piangere anche ora. Avevo ricevuto la lettera di sfratto esecutivo, e non sapevo dove andare. Soldi non ne avevo, lavoro nemmeno. Mi ero deciso a fatica di chiedere un prestito, l’ennesimo a mia moglie. Lei me lo aveva dato senza troppe storie, certo, perché ancora mi amava come mi ama tuttora, come mi ama quel figlio che non cerco mai. Non ha nemmeno brontolato troppo, del resto ne avrebbe avuto tutti i motivi, dal momento che sarei io a doverle dare dei soldi per il mantenimento del figlio che abbiamo in comune. Ma è abituata a me, ed evidentemente ritiene che io non sia così cattivo come sua madre la mia cara suocera mi ha sempre descritto alla figlia prediletta , anche se a dire il vero la suocera velenosa, non aveva tutti i torti a consigliarle di lasciarmi perdere.

Avevo vagato a lungo senza una meta apparente, ed avevo riempito una marea di moduli e modulini, sembrava che la mia laurea in letteratura non servisse a nulla, non certo per un lavoro. Non c’era niente da fare per un letterato e dire che io mi accontentavo, anche l’uomo delle pulizie avrei fatto. Nulla.

Ed era per quel motivo che stavo bevendo come un pazzo a credito da Steve, stavamo discutendo di politica quando la vidi entrare. Ebbi la sensazione d’essere come Bernadette quando la madonna le apparse. Non sono mai stato insensibile di fronte alla bellezza, ma ho sempre mantenuto un discreto controllo sulle mie sensazioni, la mia razionalità si è sempre distinta. Eppure quando è entrata ammetto di avere avuto un erezione immediata, e se non avessi temuto la sua reazione l’avrei circondata con le mie braccia tremanti d’eccitazione. Può apparire esagerato ciò che ho appena detto, ma chi lo pensa, non ha mai visto lei!

 

Stavo entrando in una profonda depressione, anche perché non esistevo per nessuno, e nessuno veniva a spiegarmi perché me ne restavo prigioniero di una stanza d’ospedale.

La sera prima avevo provato di chiedere qualcosa al poliziotto, ma lui sempre più acido mi disse di aspettare la mattina che qualcuno sarebbe venuto ad interrogarmi. Me lo disse in un tono che non lasciava presagire nulla di buono, forse avrei ricevuto altre botte, speravo sinceramente di no, poiché ero allergico al dolore fisico, sempre stato, fin da bambino, ed avevo sempre cercato con cura di evitarlo. Avessi fatto altrettanto con il dolore che viene da dentro, sarei a cavallo.

Verso le dieci entrò un uomo, elegante ed apparentemente educato, sembrava che l’educazione fosse una merce rarissima in quell’ospedale. Non aveva l’aria di uno di quei poliziotti che usano le mani in un interrogatorio, ma non si poteva mai sapere, decisi di esagerare la mia situazione fingendo dolori che in realtà non sentivo. Si sedette tranquillamente ai piedi del letto, s’accese una sigaretta, forse per darsi un tono. Nonostante la mia situazione provai un’immediata simpatia nei riguardi di quell’uomo che poi si presentò come tenente.

“ Come si sente? Ha ancora dolore? “

“ Certo, mi sembra d’essere stato investito da un treno! “ Dissi. Lui sorrise lievemente:

“ Mi dispiace, veramente! “

“ Le credo, ma credo anche che dispiaccia di più a me. “

“ Comunque vedo che si sente abbastanza bene da fare battute, quindi ritengo che mi possa rispondere se le farò delle domande! “ Volle che io gli raccontassi tutto quello che avevo fatto il giorno prima, lo feci, senza tralasciare nulla, lui non parlò mai, ascoltò, prese appunti, e quando ebbi finito si alzò e se ne andò, provai di fermarlo, volevo sapere che ne sarebbe stato di me:

“ Ma quando mi lascerete andare? “ Niente, nessuna risposta!

 

Dopo l’ospedale che già mi sembrava una situazione inaccettabile, mi portarono in carcere, e capii cosa si potesse intendere per una situazione veramente inaccettabile. Mi sbatterono in mezzo agli altri detenuti, e posso dire che non fu affatto piacevole. Sembrava che tutti sapessero il perché mi trovavo dentro, e mi tempestavano di domande. A volte erano abbastanza decisi a volermi picchiare, tanto per farmi capire che contavo meno di zero. Comunque l’arrivo delle guardie mi metteva sempre al riparo da ogni situazione. Forse sarei stato in grado di difendermi, ma non intendevo essere messo alla prova, sempre per il fatto che odiavo il dolore fisico, soprattutto il mio.

Ero in carcere ormai da un paio di mesi, aspettavo una qualche decisione, Non riuscivo a capire perché mi tenessero dentro, d’altronde non ero stato accusato apertamente di nulla. Mi avevano interrogato decine di volte, vidi anche il sergente che aveva contribuito a farmi ricoverare in ospedale, ma lui non m’interrogò mai.

Il giorno prima l’avvocato mi aveva annunciato che ormai era chiaro che io non ero l’esecutore materiale dei delitti:

“Quella pazza ha spedito video a tutte le televisioni, e sembra che qualcuna lo abbia mandato in onda! La si vede come in un rito mentre commette gli omicidi. Poi ha spedito lettere a tutti i giornali, con le sue folli teorie pseudo religiose, ormai è chiaro a tutti che questa pazza colpirà ancora, ma almeno lei è scagionato, resta solo un problema:”

“Quale?” Chiesi all’avvocato, lui disse che il problema vero era la risposta alla domanda: Perché ero ritornato in quella casa? Ed anche perché lei mi ci aveva portato? E quindi cosa c’era tra me e lei?

“ E poi caro Giovanni c’è un altro fattore che forse rappresenta il vero problema o quantomeno il problema più reale: se lei uscisse ora, non potrebbe la pazza cercarla per ucciderla? In fondo lei è l’unica persona che l’ha vista bene! “

“ Ma se avesse voluto veramente uccidermi, non lo avrebbe fatto la sera che ci siamo incontrati? Voglio dire, di tempo ne ha avuto, non le pare? “

“ Non so che dirle, io comunque ho riferito solo quello che il tenente incaricato del caso mi ha detto, comunque non si preoccupi, farò tutto ciò che è in mio potere per farla uscire!”

Alcuni giorni dopo vennero a prendermi due poliziotti, mi condussero in quella che oramai sapevo essere la stanza degli interrogatori, dentro con mio enorme disappunto trovai il sergente\bestia, un altro poliziotto dallo sguardo truce, ed il tenente che evidentemente faceva la parte del buono, come in un film di serie b. Mi fecero sedere e mi puntarono in faccia il solito faro. Come erano prevedibili. Quindi il tenente si accese la solita sigaretta, e quindi mi fecero le solite domande tutto così assurdo:

“Dunque signor Giovanni domandò il tenente spero che non abbia nulla in contrario a ripeterci la sua versione dei fatti!” Credevo di sognare, avevo ripetuto fino alla nausea la mia cosiddetta versione dei fatti, pensavo fossero ottusi, ma poi seppi che era una tecnica psicologica, alquanto semplice, semplice ma importante negli interrogatori. Occorreva far si che l’accusato ripetesse la stessa storia innumerevoli volte, ed a persone diverse. Ogni volta veniva registrata e confrontata con le volte precedenti per confrontare sfumature, correzioni, dimenticanze, persino i toni della voce. Se l’imputato ripeteva sempre la stessa versione dei fatti con piccole ed accettabili correzioni, aveva un buon cinquanta per cento di probabilità d’essere innocente. M’apprestai ripetere la mia versione dei fatti:

“ Dunque, quella sera maledetta, ero da Steve, stavo bevendo molto per via dei miei problemi esistenziali, quando lei entrò, m’accorsi subito di quanto fosse bella, si sedette vicino a me,.” Il sergente m’interruppe come al solito:

“ La conoscevi? Ti pareva d’averla già vista da qualche parte?”

“ Vi ho già detto di no, oltretutto, non sono fisionomista per niente.”

“ Lasciamo perdere l’osteria, disse il tenente, dopo siete andati nella casa del delitto, non mi dica che non gli è restato impresso nella mente nulla di strano!”

“ Si, come già vi dissi la puntata scorsa, ho notato due cose, la prima: quella casa sembrava stonata, si, mi pareva strano che una donna estremamente interessante come lei, potesse vivere in una stamberga squallida e senza vita come quella, di solito l’arredamento di una casa, rispecchia almeno in parte l’anima di chi ci vive, ma lei si giustificò dicendo che si trattava della casa dei suoi genitori, ci credetti per due motivi, primo: perché cazzo avrebbe dovuto mentirmi? Secondo: lei fu scrupolosamente attenta a non farsi notare da nessuno nel condurmici, quindi ne dedussi che non volesse farsi sentire dai vicini di casa dei genitori e suscitare così pettegolezzi. Poi la seconda cosa, se non strana, insolita che è accaduta, è che mentre ero in bagno, la sentii spostare un mobile contro una porta, lei si giustificò dicendomi che quella porta era murata, era una stranezza, ma non tanto grande da farmi sospettare chissà cosa, ora è ovvio che sappiamo cosa si trovasse dietro a quella maledetta porta! Poi più nulla, abbiamo fatto all’amore, per me si trattava di una storia come un’altra.

“ Perché sei tornato in quella casa continuò il sergente\bestia, non sai che l’assassino torna sempre sul luogo del delitto?”

“ Può anche essere ringhiai, visto che lei l’assassina ci è tornata con me, però tu devi essere ritardato alquanto se pensi ancora che io c’entri qualcosa!” Non feci in tempo a finire la frase che il bastardo velenoso mi colpii al volto con uno schiaffone, caddi pesantemente dalla sedia, la rabbia cieca m’assalii avrei voluto ucciderlo il porco, stavo per reagire, li vedevo da terra e li odiavo tutti e tre senza distinzioni, ai miei occhi apparivano come tre uniche e totali merde rabbiose. Cazzo il dolore risvegliava la mia parte peggiore, da sempre, ero quasi giunto alla consapevolezza del pugno che avrei mollato in faccia al sergente, quando sentii la voce del tenente gridare:

” Sergente, non ne posso più di questi atteggiamenti da Rambo di serie b! Esca immediatamente!” Il sergente usci imprecando insieme a l’altro agente. Restammo soli io e il tenente. Lui m’osservò alcuni minuti in silenzio, pareva meditasse qualcosa, poi mi fece cenno di continuare. Mi alzai da terra e mi risedetti alla seggiola che aveva già ospitato il mio sedere tante volte e risposi:

“ Si, dopo essere uscito avevo la strana sensazione che non l’avrei più vista, non sapevo da dove mi venisse, in fondo lei mi aveva assicurato che ci saremmo rivisti, ed io sapevo dove abitava, eppure un sottile disagio m’attanagliava il cuore. Del resto però si tratta di un atteggiamento che fa parte del mio carattere di merda, ho sempre paura di perdere ciò che più mi piace. Poi quando fui in strada, camminai qua e la senza meta, pensavo solo esclusivamente a lei, all’odore dei suoi capelli ed ai suoi baci, devo dire che già ero certo che non l’avrei dimenticata facilmente. Poi m’accorsi con gioia d’avere scordato le chiavi della macchina a casa sua.

“Perché con gioia? “ Chiese il Tenente.

“ Mi pare ovvio, avevo così la scusa per tornare indietro e magari incontrarla ancora. Salii le scale di corsa, arrivai senza fiato alla sua porta, ed era aperta, pensai che era una cosa strana, entrai e la chiamai. Niente, silenzio, poi m’accorsi che qualcosa stonava, si, la porta che a sentire lei doveva essere murata, era aperta, la prima cosa che mi venne in mente fu una domanda: perché lei m’aveva mentito? Cosa c’era al di la di quella porta che io non potevo guardare? Potevo ancora andarmene, non lo feci, ed eccomi qui, contemplai l’inferno, volevo fuggire, ma non feci neppure a tempo a vomitare, che i suoi uomini, senza chiedermi ne tanto ne quanto, m’investirono come se fossero caterpillar! “ Il tenente si scusò, giustificò i suoi uomini, ma intanto le botte le avevo prese io. Poi disse:

“Vede Giovanni, noi sappiamo con certezza che l’assassino non è lei! Per via del video, si, fino a poco tempo fa nutrivamo dei dubbi pensavamo che pur non essendo l’assassino potesse averlo girato lei, come complice, ora tramite i nostri esperti, sappiamo senza ombra di dubbio che è stato girato da una camera fissa. Quindi lei, l’assassina potrebbe benissimo avere fatto tutto da sola. Io ne sono convinto, i miei superiori e soprattutto il sergente ancora non lo sono completamente, ma io godo di un notevole credito, quindi se io decido che lei può andarsene libero, mi creda nessuno la fermerà. “

“ Ma allora perché non mi lasciate andare ora? Chiesi con rabbia! “ Lui sorrise e con calma rispose:

“C’è ancora un dubbio da chiarire, ed è abbastanza importante ai fini delle indagini, perché l’ha scelta? Semmai è stata una scelta e non un banalissimo caso! Poi ci chiediamo perché  non l’abbia ucciso, dopo avere fatto all’amore, ben sapendo il pericolo che avrebbe rappresentato per lei avendola vista più che bene? “

“ Preferivate non avere dubbi però magari mio malgrado, un cadavere in più? “

“ Non dica sciocchezze! No di certo, la preferisco ben vivo, però anche accettando il fatto che non sia un complice, non ci rimane altro che sperare nel fatto che tra lei e Laksmi Shiva, ci sia qualcosa che nemmeno lei è in grado ora di recepire, perché fermare quella donna si rivelerà molto difficile, senza un fottuto colpo di fortuna! “

“ Come l’ha chiamata? “ Chiesi stupito.

“ Laksmi Shiva, così lei si è firmata nelle lettere che ha spedito ai giornali.”

“Interessante, dissi, l’uso del nome di due divinità indiane così profondamente in antitesi tra loro! “

“Cosa intende dire?” Chiese il tenente interessato.

“Non conosce un poco di mitologia indù?”

“Non ne so quasi nulla:” Disse il tenente.

“ Laksmi è la compagna di Visnù, la dea della fortuna, dispensatrice di gioia, di bellezza e d’amore. Shiva è la terza divinità della Trimurti, il Dio della distruzione, il suo compito è quello di distruggere l’universo materiale, prima della nascita di un nuovo universo. Brhama è il creatore, Visnù è colui che preserva la vita, Shiva è il distruttore. Affascinante! “

“ Cosa ci trova di affascinante?” Chiese lui. Alzandosi dalla sedia ed avvicinandosi alla finestra che presumo guardi in strada.

“ Affascinate è la citazione, Perché, si, voglio dire, potrebbe essere l’uso casuale del nome di due divinità scelte a caso, ma se non fosse casuale, ed io credo che non lo sia, dicevo, se non fosse casuale, denoterebbe una profonda conoscenza dei testi indiani! “

“ Si spieghi meglio!” Sbottò il tenente sempre più interessato.

“Si, cercherò di spiegarle il mio punto di vista: premetto che nemmeno io sono tanto convinto di quello che sto per dire, tuttavia..”

“Tuttavia?”

“Dunque, da quello che abbiamo visto, quella donna ha ucciso in un modo alquanto efferato. Eppure, stando a quello che ho visto e sentito, sembra di assistere ad un rito, come se si trattasse, non vorrei spingermi troppo in la, di un rito di liberazione. Ecco, liberazione sua, di lei, e dei soggetti scelti sui quali infierisce. Quindi come Shiva distrugge il loro corpo, scatola per l’anima, semplice involucro, nel concetto induista. Del resto secondo gli indiani, i corpi sono universi in miniatura; poi come Laksmi, compagna della divinità atta a preservare la vita, li rende liberi di trovare una sfera planetaria, quindi di prepararsi al rientro in un nuovo corpo, ovviamente purificati.”

“Purificati? Perché?”

“ Fa parte del concetto induista d’indennizzo, cioè, mi spiego meglio, l’essere umano che si trova in questa fase dell’esistenza deve liberarsi del fardello formato dal male che ha commesso nelle vite precedenti. E deve farlo o in questa vita o nelle prossime, ma sino a che non se ne libererà, non potrà accedere ai pianeti superiori. Se ne deduce, che se la mia intuizione è giusta, la donna si è convinta non so come di purificare le persone che uccide, semplicemente elargendo loro una sofferenza fisica inaudita. Però come ho detto, tutto questo potrebbe essere un castello di sabbia.” Il tenete giocherellava con un fermacarte di bachelite, lo notai perché lui non faceva altro, avevo notato che ogni volta che era interessato se ne staccava, quasi riluttante. Lasciandolo con voce bassa disse:

“ No, trovo che non sia un castello di sabbia, al di la che quello che lei Giovanni ha dedotto sia vero o no. La trovo un intuizione interessante e da analizzare seriamente, perché ha quanto dicono i nostri esperti, non siamo che all’inizio, ritengono che ci troviamo di fronte ad un Killer seriale! “

“Purtroppo Tenente la penso come i suoi esperti, trovo difficile che una persona d’intelligenza malsana ma acuta come quella donna, abbia allestito tutta questa messinscena per poi fermarsi. No, credo anch’io che noi ci troviamo spettatori dell’inizio di un dramma che sconvolgerà le nostre vite! Eppure per dirle la verità, ora la mia vera preoccupazione è un’altra: Di me che ne farete?”

Il tenente ricominciò a giocherellare con il fermacarte, poi distese i piedi sotto alla scrivania, evidentemente rilassato, quindi, mi guardò intensamente, io ero imbarazzato, riuscì però a notare il suo sguardo pulito e franco, provai quasi una sorta di simpatia per lui, che mi rispose:

“ Lei è libero, da adesso, avrei potuto dirglielo prima, lo so, però forse così si è impegnato di più, ed è servito a farle avere quella brillante intuizione. Non me ne voglia, è il mio lavoro, e non è sempre un bel lavoro, anzi devo dire che non lo è quasi mai. Che ne dice di prendere un caffè insieme?”

 

E così mi trovai seduto al tavolo di un bar che guardava la piazza dei canarini, sembrava la fine di un incubo, avessi saputo d’essere solo all’inizio, sarei fuggito. Il tenente fumava silenziosamente assorto. Lo guardavo ed avevo la netta sensazione che dietro alla sua gentilezza ci fosse qualcosa d’angosciante, avvertivo la sua tensione, quell’uomo aveva un segreto inconfessabile!

“ Lei è un poeta!” Disse all’improvviso, ne fui stupito.

“ Così spero, si, spero d’esserlo.”

“ Mi creda, ho letto alcuni dei suoi versi, e li trovo suggestivi, anche se a volte un po’ violenti.” Sorrido e dico:

” Certo che con tutta la violenza alla quale voi poliziotti assistete, non credevo potesse spaventarla la mia violenza verbale, o forse è vero che ne uccide più la penna che la spada!”

“ Credo che lei Giovanni abbia detto una sciocchezza, la violenza con la quale tratto giornalmente, fa parte del mio lavoro, ma non per questo ci provo gusto, no di certo quando di sera mi trovo a casa con la mia famiglia, lascio il poliziotto fuori dalla porta. O forse crede che noi sbirri siamo tutti come quelli dei film, un po’ scemi ed un po’ Rambo? No mio caro Poeta, non è così, io sono laureato in lettere, e sono un esperto in informatica, quindi se le parlo di poesia, ne parlo da amante della stessa!” Il suo sfogo mi fece in un qualche modo vergognare, gli chiesi scusa:

“ Mi scuso sinceramente della mia superficialità, ho sempre lo stramaledetto vizio di giudicare dalle apparenze, deve però capirmi, fino a poco tempo fa, lei per me rappresentava il nemico, avevo paura di lei come di un inquisitore, cosa che in realtà lei sa fare molto bene. Vederla qui ora con me a disquisire di poesia, mi creda, non è per nulla facile anche con tutta la mia buona volontà!” Il tenente rise fragorosamente, e mi resi conto di quanto fosse franca e fanciullesca la sua risata, riacquistai fiducia. Restammo alcuni minuti in silenzio ad osservare la gente frenetica nella piazza, sembrava avessero tutti qualcosa di estremamente importante da fare. Fu lui a rompere il silenzio:

“ Come poeta, o quantomeno persona sensibile, avrà notato qualcosa di strano, ed anomalo in quella casa?”

“ Dunque, cerco di capire il senso della domanda: Lei vuole sapere cosa ho provato? O cosa ne ho dedotto?”

“ Sì più o meno, le sue impressioni! “

“ Che la casa mi fosse apparsa stonata, in quanto non mi sembrava adatta a lei l’ho già detto, e poi, ecco si certo, l’allestimento scenografico della stanza del delitto!”

“Sì, dice il tenente. Un tentativo d’opera d’arte.”

“ No caro tenente ,più di un tentativo, e se non fosse per la realtà atroce del delitto, si potrebbe assistere ad uno spettacolo del genere e restarne affascinati, come se si trattasse di teatro, o di un installazione, o di una poesia!” Restammo muti ancora un attimo, poi il tenente trattenendo a stento la rabbia, disse:

“ Lo sa Giovanni che il video che la pazza ha spedito a tutte le televisioni, è stato trasmesso, e dopo che lo abbiamo sequestrato, c’è gente che pagherebbe cifre da capogiro pur di possederne una copia, dio sa per farci cosa. E lo sa che alcuni critici maledetti ed ipocriti ne parlano sulle loro titolate riviste patinate, come se si trattasse di un artista emergente, e noi della polizia non possiamo farci nulla. E la morte di quei due poveri diavoli è passata in secondo piano. Lo sa che questo cazzo di lavoro che faccio diventa sempre più folle ogni giorno che passa?”

“ Mi scusi tenente se mi permetto, ma mi stupisco della sua meraviglia, che viviamo in una società per la quale lo spettacolo è al di sopra di tutto è palesemente chiaro. Ci si annoia e ci si ricicla, anche con l’orrore, crede che quelli che comprano gli “SNUFF” siano tutti perversi o pazzi? No qui si parla di tanti onesti padri di famiglia, che vanno a puttane senza curarsi se hanno l’età della loro figlioletta. E se in un qualche “SNUFF” vedono una bambina seviziata, si eccitano e quando arrivano a casa baciano la moglie, se non ha guardato il video pure lei! Non voglio sembrare banale , ma il vero orrore che io conosco è ciò che la gente cosiddetta normale è in grado di fare, e chissà a che punto si separano l’amoralità da ciò che è morale?”  Lui guarda fuori, poi abbassando il tono della voce, come se stesse per confidarmi qualche cosa, lascia libere le sue mosche\parola:

“ Lei mi ha frainteso Giovanni, io non mi stupisco di nulla, ho solo paura, una paura fottuta di ciò che penserà ora Laksmi shiva dopo l’effetto suscitato con il suo primo delitto, ho paura che altri pazzi desiderino imitarla, ho tante di quelle paure che potrei riempire questo locale, potrei riempire persino il fiume marcio che separa in due questo schifo di città!”

“ Tenente, chiedo, senza aspettarmi nulla, tenente so che senza dubbio non sarà possibile, ma desidero vedere il video!”

“ Sapevo o meglio credevo che me l’avrebbe chiesto, no, non è impossibile, anche perché ne ho una copia in casa, può venire questa sera, ecco l’indirizzo!”

 

Mi trovai solo, decisi di passeggiare sul lungo fiume, era quasi sera, la puzza  diventava via a via insostenibile, o forse lo immaginavo, anche perché il sindaco aveva promesso che sarebbe calata, a me pareva bruciassero cadaveri o che imbiancassero le case con merda di topo, e forse era così. Tutto ciò che incontravo era lurido cosparso d’escrementi, la parte più povera della città. Non occorreva recarsi in india, anche noi possedevamo miserie degne di nota.

Avrei dovuto dire al tenente che la sera che c’incontrammo in osteria, la pazza parlava a momenti come se mi conoscesse, ma io non la conoscevo di certo, anche se provavo una strana sensazione nel sentirla parlare. Gli e lo avrei detto la sera.

Vagavo per la città in preda a ciò che chiamo: Niente che dilaga! Pensavo a lei, in fondo desideravo rivederla, una parte di me, forse ciò che di cupo attanagliava il mio cuore, desiderava stringerla baciarla, possederla! Avevo paura di quel desiderio.

Guardavo gli altri, si quelli che vivono una vita normale, vidi una coppietta di innamorati che si tenevano per mano e languidamente si sussurravano qualcosa di dolce, ah come li invidiavo, come invidiavo quella melassa che fuoriusciva dalle loro labbra dischiuse, quel tenero torpore che t’assale quando sei innamorato e sai che l’amore che doni e che ti viene donato è l’unica cosa che conta per te. E desiderai ardentemente essere con lei seduto su di una panchina a guardare stretti stretti il sole che affoga dolcemente nel marciume del fiume. Ed invece era palese che non avrei mai avuto la possibilità di ristringerla tra le mie braccia, ed ero li a vergognarmi di quell’assurdo sentimento che provavo nei confronti di una pazza assassina.

Mi trovai più tardi in casa del Tenente, altra situazione surreale. Stavo osservando una casa arredata con eccessiva attenzione per la forma. Come se chi l’aveva arredata avesse avuto paura di perdere il proprio senso estetico. Facile psicologia da due soldi. Conoscendo il lavoro del tenente, che tra l’altro si chiamava Peter. Dopo avere bevuto due o tre martini, cominciammo a darci del tu, avevo come l’impressione che Peter nutrisse un eccessiva fiducia sulle mie presunte capacità deduttive. Era rimasto alquanto impressionato dalla mia analisi induista del nome della pazza. Ed ecco finalmente il video!

La musica di sottofondo era la stessa che avevo già avuto modo di sentire la sera fatidica. La telecamera riprendeva una donna seduta su di una seggiola, la stanza era addobbata con fogli che capivo essere poesie e colori irreali ed affascinanti, lei si muoveva come in una danza. La vedevo sempre di spalle, tagliare in più punti il corpo di quella povera sventurata, dopo averle spezzato un braccio, si muoveva con la grazia e la cura dell’artista. Vidi che riempiva ogni angolo di colore con forte in lei il fuoco dell’arte. Recitava poesie, canti, danza, tutto perso nel vortice del dolore, come fosse una messa, un rito solenne, come se si rivolgesse ad un qualche ed emblematico Dio. Sporca di sangue, seminuda la vedevo bella come la morte, mi eccitai bestialmente, la desiderai vergognosamente, anche se inzuppata di sangue e di pena. La vidi sventrare l’uomo, lo vidi strisciare, ansimare, come io stavo ansimando in preda ad una pericolosa tensione. Eppure non riuscivo a staccare gli occhi dal video. Anche Peter non staccava lo sguardo da quel maledetto video, nemmeno per un istante. Ansimante di fatica grondante di sangue e sudore, non potevo giurarci, ma mi sembrava che lei avesse raggiunto un orgasmo. Poi tutto finì con l’azione finale, i due corpi martoriati, vicini, come se lui l’avesse sbranata direttamente con lo stomaco, come a simboleggiare il maschio cannibale, e la donna non solo oggetto, ma cibo, come se l’amore non fosse altro che un cibarsi continuo delle energie dell’altro. Peter accese la luce, la casa m’investì. Osservai attentamente tutto ciò che potevo raggiungere con lo sguardo, cercavo di calmarmi, mi vergognavo di pensare che Peter potesse essersi accorto di quanto mi ero eccitato alla vista di lei.

“Allora che ne pensi?” Chiese Peter all’improvviso.

“ Sono sconvolto, cazzo, non so che dire, sono sconvolto!” E non riuscì a dire altro di logico, farfugliavo.

“ Terribile vero?”

“Peter, lo sai vero che non è solo terribile? Lo hai visto quanto è facile scordarsi dell’orrore che si vede?”

“So cosa intendi, anche su di me esercita un fascino bestiale, ci sarebbe da parlarne con qualche psicoanalista, poi lei è stupenda, tu lo sai certamente , visto che ci sei andato a letto!” Era vero, io c’ero andato a letto, come se lei fosse la mantide religiosa. Chissà cosa le aveva impedito di uccidermi? Poi parlai a Peter della sensazione che avevo avuto che lei mi conoscesse, e di come mi pareva non so come di averla già incontrata.

“Questo è un fatto importante, devi cercare tra i tuoi ricordi, forse è proprio perché ti conosce che non ti ha ucciso, e se non ti ha ucciso, è facile supporre che in un qualche modo rappresenti o hai rappresentato per lei un momento importante!”

“Questo mi sembra improbabile, come potrei non ricordarlo?” Peter strinse gli occhi come se cercasse di ricordare qualcosa di essenziale, poi insistette:

“Va bene, forse non c’è stato nulla tra voi, magari tu eri uno che le piaceva in modo particolare, così mentre tu non la conosci, lei sa benissimo chi sei. Quindi tu hai solo la sensazione di conoscerla, potrebbe essere plausibile.”

“ Mi sembra presa per i capelli Peter, comunque ammetto che c’è qualcosa che non mi torna, come un tassello che manca!”

“Ascoltami attentamente Giovanni, non credere che sia la procedura solita quella di invitare a casa una persona che è stata tra le maggiori indiziate di un delitto. Se sei qui è solo perché devo farti una proposta scomoda. Ho preteso d’essere io a fartela perché un po’ mi sento in colpa per il modo in cui sei stato trattato, oltre al fatto che ti apprezzo come poeta. I nostri psicologi, e non chiedermene la ragione, sono convinti che lei si rifarà viva con te. Se tu fossi una persona sana di mente, probabilmente fuggiresti fino a che lei non verrà arrestata o uccisa. Ma vedi io spero che tu non sia una persona normale, scusami se sorrido, i miei superiori vorrebbero chiederti di fare, si, insomma sono imbarazzato..”

“ Vorrebbero che io vi facessi da esca?”

“ Si, lo so che non è facile accettare, ma riusciresti a dormire tranquillo al prossimo delitto? Io credo di no, saresti ossessionato dai sensi di colpa.”

 

Accettai, lo so che era da pazzi, ma in fondo volevo rivederla, almeno per scoprire chi era. Avevo paura, tanta, in fondo anche se non mi aveva ucciso, non significava che non l’avrebbe fatto in seguito. Io non avevo di certo la stoffa dell’eroe. Stranamente pensai intensamente a Manoel il mio amico messicano, avevo nella mia testa sempre pronto il viaggio in Messico, e non era forse l’occasione giusta? No, non lo era. Ma non avevo accettato di fare da esca per aiutare la polizia a catturare il mostro, anche per il senso di vergogna che avevo provato nel desiderarla tanto intensamente mentre compiva il suo rito maledetto?