TERZO CAPITOLO

 

 

 

Mosche parola ronzanti, m’istupidiscono, c’è ne sono dovunque, non so come liberarmene!

Ah le voci candide mie compagne, non mi lasciano sola mai. Chi sono? Chi sono? La bella bambina che danza nel bosco di sera? Chi sono? Colei che dispensa l’amore? Chi sono? Laksmi Shiva! La liberatrice.

Non è bastata un’opera per placare il rombare delle voci, mi chiedono di più.

C’è tanta gente. Corro, sono tesa la città è piena, non posso permettere a nessuno di toccarmi, dovrei purificarmi. Ho ancora addosso la saliva di Giovanni, forse l’ucciderò, ma ora sono contenta lui c’è. Non posso odiare le viscide creature che incontro sul mio cammino, non devo. Ho l’imposizione di amarle, è la mia religione densa, satura d’amore è la mia sviscerata fede nell’assoluto, nel cammino che percorro!

Devi amare mi grida la voce. Sei qui per liberare mi grida la voce!

Questi ricordi che sto trascrivendo in presa diretta sono cose di ieri. Eppure mi sembra ora. Per questo ne parlo come se stessero accadendo in questo istante i fatti. Del resto si tratta di un diario, e ciò che è ricordo è ricordo di ieri, di un ora fa, di un minuto fa.

Come il ricordo, l’ennesimo ricordo della mia visione, mi perseguita, e non potrò mai liberarmene. L’uomo che mi chiama, la sua voce il deserto di pietra e sassi, l’iguana che attende, io desolata come la sabbia arsa da un sole terribile ed implacabile. Qualcosa nascosto nel mio spirito ricorda i luoghi, gli odori la voce del vecchio con il pugnale.

 

Entro ed esco da insulsi locali, consumo cose e le cose consumano me, soldi ne ho. Quelli che mi ha lasciato il porco, mio padre.

I giornali parlano di me, mi piace. Ma non hanno capito nulla, mi credono pazza! Ingenui, ma io sorprenderò gli increduli. Non sono arrabbiata, me lo aspettavo che non capissero con la prima opera. Alla prossima azione di liberazione manderò ai giornali un trattato sulla vera fede, così capiranno.

A volte come ora, mi piace entrare in stazione, non in quella centrale, ma in stazioni piccole, quelle da dove partono i treni per le campagne. Mi siedo come se dovessi partire, e per rendere l’illusione più completa faccio il biglietto, ed a volte parto, vado in un qualche paese e ritorno indietro. Alle volte quando sono seduta che aspetto il trenino, passa uno di quei treni che non si fermano. E le porte sbattono. A volte arriva un treno qualcuno scende ed altri s’alzano per andare chissà dove e chissà da chi. Ogni tanto un raggio di sole sbatte sulla porta d’entrata, mi fa stranamente sorridere, ed è la stessa porta che sbatte quando passano i treni veloci, come il mio treno al quale sono sopra e non si ferma, e nemmeno mai ne scenderò.

Sono costretta a truccarmi quando esco, cambiando radicalmente il mio aspetto, sono molto brava in questo. Solo Giovanni in questi ultimi anni mi ha visto come sono realmente, con lui sono stata quella che sono, anche perché avevo deciso di inserirlo nell’opera. Forse lo rivedrò, e forse lo libererò!

L’ho tanto amato, eppure ancora di più l’ho odiato, strana contraddizione. Ma chi ha poi detto che amore e odio sono in contrapposizione? Non sono forse gli opposti assoluti di un unico sentire? L’ho odiato per quanto poco mi considerava, cercavo in ogni modo d’attirare la sua attenzione. Ma ero ributtante, lo sapevo di quanto ero grassa, ero al culmine della mia cancellazione estetica, Un lungo processo d’azzeramento cominciato quando mio padre era ancora voce tonante! Di certo non era solo il mio repellente aspetto a non attirarlo, ma ancora di più la mia incapacità comunicativa. Le parole che mi ronzavano nella testa non uscivano dalla bocca, si bloccavano, come se mente e bocca fossero scollegate. E a volte erano parole ben più adatte all’argomento di cui si trattava di quanto Giovanni potesse credere. Conoscevo alla perfezione le teorie della setta alla quale appartenevamo. Conoscevo L’induismo, il Cristianesimo, il Mitraismo, ero esperta di religioni Celtiche. Non avevo fatto altro in tutta la vita che studiare le varie manifestazioni del Dio. Ma lui non lo ha mai saputo, era così bravo a parlare tanto da essere interdetto all’ascolto. A volte sorridevo, dentro a me, per la sua ignoranza, e per quanto si credeva colto! Facevamo parte della stessa trinità, io lui ed una sorella giapponese della quale non ricordo il nome. Ricordo ancora quando lui profondamente in crisi, venne da noi piangendo, voleva uscire dalla setta, ma il senso di colpa lo distruggeva.

Quella setta così apparentemente giusta, perfetta, ma in realtà velenosa, come lo erano i testimoni di Geova, ai quali tutta la mia famiglia aveva appartenuto. Tu pensavi, e te lo facevano credere, che avresti potuto abbandonarli facilmente, sarebbe bastato volerlo. Non era così semplice. Ti facevano credere, e tu ci credevi, che solo loro avrebbero potuto salvare il mondo, e che tu andandotene saresti stato dannato per l’eternità! E Giovanni si sentiva così, e non è certo un bel sentirsi.

 

Era una fredda mattina d’inverno, il mondo attorno era grigio, Hide park lo era di più, di un grigiore perverso, assoluto. Eravamo tutti e tre seduti su di una bella panchina, di fronte alla piazzetta dove si tenevano i sermoni domenicali della gente comune, chi voleva parlare, saliva su di una cassetta, o su di una sedia, ed esternava, senza vergogna, poteva dire quello che voleva. Così che si ascoltavano persone che erano state in contatto con i marziani, novelli messia con misteriose missioni, propagatori d’apocalisse. Ogni tanto anche qualcuno di noi ne teneva qualcuno di sermoni, per i nessuno che ascoltavano chiunque avesse qualcosa da gridare. Lui era triste stava per piangere.

“Sorelle disse, me ne vado, ho deciso, seppure con il cuore a pezzi, non posso più stare con voi!” Io ebbi un tuffo al cuore, ma fu la sorella giapponese a riprendersi per prima dal colpo:

“ Perché Giovanni? Perché vuoi andartene?” Giovanni non riuscì a trattenere le lacrime, anche io volevo piangere, ma come solito non lo feci. Quando lui riprese fiato ci disse:

” Ricordate, la settimana scorsa, si quando c’è stato il meeting alla Royal Albert hall? “

Annuimmo tutte e due.

“Si, quella sera, ho conosciuto una donna meravigliosa, Katrin!” Il mio odio istantaneo per la donna, proruppe nel tentativo di domanda che feci.

” Non ci avrai..?” Non riuscivo nemmeno a dirlo.

“ Si, proprio quello e non solo, l’amo più di me stesso. E non so che fare, Dio non mi perdonerà mai, sono perduto”

Per chi non ha mai fatto parte di una lurida setta pseudo religiosa, diventa difficile comprendere lo stato d’animo di Giovanni. Il fatto che fosse disperato e piangesse a dirotto era normale per noi, anche il fatto che si sentisse perduto ed una sorta di traditore malefico era normale per noi. Cercammo comunque di consolarlo, ma non ci riuscimmo.

“ Dio ha perdonato di peggio, vuoi che non perdoni proprio te se sei giustamente pentito?” Disse dolcemente la sorella giapponese. Era come se avesse parlato rivolta al muro.

“ Dove abita?” Chiesi all’improvviso. Lui trasalì.

“ A che ti serve saperlo?” Chiese.

“ Tu non hai sbagliato solo nei tuoi confronti, dissi, ma come membro della chiesa, hai sbagliato soprattutto nei confronti di questa Katrin, e quando te ne sarai andato, spetterà a noi il compito di riparare al tuo errore!” Mi guardarono tutti e due stupiti, del resto mai avevo pronunciato tante parole tutte assieme. Ma lui non voleva darmi l’indirizzo.

“ Si, so che hai ragione, ma mi sentirei ancora peggio se non la rivedessi e non le spiegassi tutto io.”

“ No! “insistetti con una forza che loro certamente non s’aspettavano.” No, tu non dovrai più, mai più vederla, soprattutto se l’ami come affermi. Lo devi a Dio, per tutto quello che ti ha dato, lo devi a noi, e soprattutto lo devi a lei, se vuoi che almeno lei sia salva.” Lui non aspettava altro che una scusa per fuggire anche da lei, del resto probabilmente non l’amava così tanto come aveva affermato. Io insistetti fino alla nausea, fino a che lui cedette e mi diede l’indirizzo. Non lo rividi più per diciassette anni.

Mi recai a casa di Katrin. Da sola.

Quello a tutti gli effetti fu il mio primo vero omicidio, se si escludono alcuni piccoli dettagli. Da li mi venne l’intuizione geniale dei video, trovai una telecamera, quindi ripresi Katrin nella morte. Ripresi il suo bel viso che pareva sorridere, non sembrava nemmeno morta.

Giovanni non lo seppe mai se ne era già andato chissà dove senza nemmeno salutarci, e senza salutare Katrin. Ma del fatto che lui se ne sarebbe andato senza salutare Katrin il suo cosiddetto amore, ne ero più che certa, tanto lo conoscevo bene.

 

Ed eccomi pronta a preparare la mia seconda azione di liberazione, la prima, Katrin, non la conto, la considero un po’ la mia folgorazione sulla via di Damasco!

 

Sto seguendo da giorni coloro che libererò dal loro corpo di morte. Come disse l’infido Saulo di tarso. Innalzeranno libere il loro spirito dopo che le avrò liberate, mentre le immagini resteranno all’interno di un opera meravigliosa, la seconda parte del canto dell’antropofago.

Alcuni critici, hanno definito arte la mia azione di liberazione, proprio così, arte. Hanno saputo vedere al di la della morte, hanno definito il mio lavoro mistico, visionario. Banale definizione, non si sono sforzati tanto, forse dopo la seconda opera sapranno fare di meglio.

Innanzitutto io partecipo attivamente alla miscela di varie espressioni artistiche come musica, danza pittura poesia. Ma chi se ne frega, l’importante è che ne parlino, manderò anche un accenno della mia idea d’arte a varie riviste specializzate che sono certa pubblicheranno con gioia.

Avrei bisogno di un manager, si di qualcuno in grado di valorizzare il mio lavoro, uno capace di vendere i miei video sottobanco senza essere preso dalla polizia. Vorrei uno come Ricther, il grande produttore di “SNUFF” Del resto pure i miei video si possono definire “ SNUFF” anche se le motivazioni sono differenti, io non lo faccio per denaro, ho una missione, mentre Ricther è una carogna puzzolente. Ma non posso permettermi d’essere troppo schizzinosa, in questo momento ho bisogno di uno come lui, poi si vedrà. Del resto come me dai più viene considerato un mostro, visto che lo si sa implicato anche nel dilagante traffico di organi. La polizia di tutto il mondo lo cerca senza trovarlo, sembra che goda di protezioni molto in alto, anch’io del resto, e più in alto di lui, io sono protetta da Dio stesso! Sarà difficile trovarlo, ma io ci riuscirò. Non sono impressionata dal fatto che lui commercia in organi, io credo che il corpo sia una scatola per l’anima, e quando la scatola è rotta, e meglio lasciare fuggire l’anima in cerca di altre scatole. Colui al quale viene prelevato un organo è senza dubbio più fortunato di colui al quale viene trapiantato, anche se quest’ultimo crede di continuare a vivere. In realtà è morto, mentre il donatore più o meno consapevole ricomincia il suo nuovo cammino ad uno stadio superiore!

La morte riposa sempre dietro all’angolo, in agguato, siamo fragili esseri caduchi. Come disse Seneca: MORIAMO OGNI GIORNO. OGNI GIORNO UNA PORZIONE DI VITA SI CONSUMA.

Cosa sono pochi anni in più al confronto dell’età dell’universo? Che senso avrebbe la vita senza una vita oltre la morte? Se persino gli alberi vivono più di noi, le montagne il mare. La morte non esiste, per questo l’amo, per questo la dispenso. Quando leggeranno questo diario, molti saranno morsi dal dubbio: Era pazza? Era un genio? Era una santa?

 

Si ho deciso cosa fare: Trovare Ricther! Non sarà facile, ma so come fare, solo dopo mi concentrerò sulla seconda azione.

 

Mi sono fatta scopare! Ieri, da uno che non conosco. Era buio, passeggiavo sul lungofiume, sospiravo pensando al cazzo di Giovanni, bello duro, non troppo grande, ho desiderato prenderlo nel culo, un desiderio atroce, essere inculata si, proprio inculata. Mi sono bagnata, tanto da dovermi fermare, seduta in una panchina, mi sono guardata attorno, ho visto che ero sola, ho allargato le gambe e mi sono stuzzicata la vagina, sono venuta. È stato mentre venivo che lui si è avvicinato con la sua faccia sboccata da cane in calore. Io odio quasi tutti gli uomini, e quello mi ricordava mio padre. Abbastanza distinto da sembrare per bene, ma di certo troppo maiale per non fermarsi. Si ferma, mi guarda imbarazzato, io ho ancora il dito dentro, e mi stuzzico la figa. Lo vedo sbavare, conosco il tipo, un padre di famiglia, magari lavora in banca, ma se a quell’ora si trova in quel quartiere è perché sta andando a puttane. Uno vale l’altro, del resto ho troppa voglia di prenderlo in culo. Sono abbastanza libera da non avere nessun pudore.

“ Buonasera!” Mi saluta, che cretino.

“ Buonasera!” Rispondo.

“ Sta bene?” Ma allora è proprio scemo penso, ho un dito piantato nella figa, e lui mi chiede se sto bene. Dialogo surreale.

“ Lei cosa ne pensa? Pensa che sto bene?” Lui si fa forza:

“ Potrei aiutarla a stare meglio!” Sta sbavando come un porco, io sto per sentire le voci, ho il desiderio di staccargli il cazzo a morsi, forse l’unico modo per fermare le voci è quello di farmi inculare a sangue, poi si vedrà. Mi alzo e mi cavo le mutandine, le getto nella sua faccia, lui le prende e le annusa, diventa paonazzo, spero che non gli venga un infarto prima d’avermi inculato. Lo prendo per mano, lui me la stringe, lo conduco in un vicolo che avevo notato poco prima. Appoggio le mani sul cofano di una macchina e mi piego, lui vede i due buchi, lo sento ansimare. Del resto forse sono la donna più bella che ha mai scopato quel grassone puzzolente, lui comincia a leccare la figa:

“ Fermati bastardo, non voglio la tua sudicia lingua, mettimelo nel culo!”

“ Ma, ma..”

“Niente ma porco, o cosi o me ne vado e ti tocca farti una sega!”

“No, no va bene cosi” Ecco lo ha messo dentro, quasi non lo sento è piccolo e molle, probabilmente è troppo eccittato, tre colpi e viene, grande amante latino. Sento la sua sperma scivolarmi giù per la gamba. Mi fa schifo. Mi giro di scatto e lo guardo. E ributtante:

“ Certo che sei un grande scopatore, hai un cazzo potente!”

“Non prendermi in giro!” Urla sempre più paonazzo.

“Se no cosa mi fai viscida ameba?” Mi si getta contro, ma lo colpisco con un violento diretto al grugno. Lui vorrebbe avventarsi su di me, ma poi vede la pistola che come per magia è apparsa tra le mie mani.

“Cosa vuoi fare? Ti prego, Ho famiglia!”

“Hai famiglia? Poverino, e dove stavi andando? A puttane? O a puttani? Perché mi sa che tu sei checca!”

“No, non andavo… non sono checca!”

Non me ne frega niente, sei sposato?”

“Si ho anche due figli!”

“Quanti anni hanno i tuoi figli?”

“Uno 20 e l’altro 23!”

“Allora non hanno più bisogno di te!”

“Cosa vuoi dire?” Trema come una foglia al vento autunnale.

“Niente niente, e tua moglie da quanto non fate l’amore?” Lui piega la testa imbarazzato.

“ Da tanto, oramai sessualmente non c’è più nulla tra me e lei!” Sorrido, poi gli sparo tra le palle, conscia di non fare nessun danno. Lui rimane solo a gridare come un porco il giorno di san martino, io vado in casa devo assolutamente lavarmi, togliermi i suoi residui dal corpo!

 

Sono contenta di avere una casa, il mio regno privato. Qui e solo qui, posso allentare la morsa della ritualità. La musica che ascolto è mia, come mio è l’allestimento scenografico. Ho un altare dove convivono Visnù e Cristo. Ogni istante lo dedico alla preghiera ed alla purificazione. Anche ora mi purifico lavandomi, devo staccarmi l’umore velenoso dell’essere strisciante che mi ha insozzato le viscere. Ma perché? Perché gli ho dato il mio corpo? Ha volte faccio cose di cui mi pento. Non mi sono pentita d’avergli sparato, no di certo. Me lo hanno ordinato le voci. O no? Non lo so, a volte sono così insicura, allora prego e ricomincio con i miei riti. Il rito dell’ordine è essenziale, nemmeno una macchia di sporco deve rimanere, nemmeno una goccia.

A volte quando mi lavo, lo faccio con acqua fredda, gelata, amo sentire le gocce gelide che mi scivolano nel corpo mi danno un brivido. Poi sfrego forte con l’asciugamano, fino a che la pelle non diventa rosso fuoco, poi mi cospargo d’olio di cocco indiano e mi vesto di lino. Amo accendere incenso, respirarlo ad occhi chiusi, di fronte all’altare, e dopo avere intensamente pregato uscire.

 

Osservare le facce è una forma d’arte. La fisionomica insegna a riconoscere dal viso, dagli occhi, da come si muove la bocca o la si stringe, dai movimenti automatici, come portarsi una mano tra i capelli con fare noncurante, tutto nel corpo concorre a rivelare la persona così com’è. Tanto che a nulla servono le maschere che ognuno indossa a chi sa osservare. Si potrebbe affermare che se praticata correttamente, la fisionomica, ci costringerebbe ad essere sempre noi stessi, dal momento che sarebbe chiaro che l’altro sa esattamente chi siamo.

 

Avevo ricevuto la notizia spendendo tanti soldi quanti non ne avrei più guadagnati, che Ricther si trovava ogni sera in un locale sotterraneo ignoto ai più. Si diceva che fosse protetto ed inviolabile più che fort knox!  Conoscevo bene la zona ed anche il locale per averne sentito parlare negli ambienti della malavita, avevo sempre creduto che si trattasse di una leggenda. Si diceva fosse frequentato da grosse personalità, evidentemente la polizia non aveva nessun interesse ad irrompervi. Dio solo sa cosa succedeva all’interno di quell’infame posto. Sapevo che raggiunto il mio scopo, avrei trovato io una cura per il male di Ricther!

Ed è così che mi trovo a parlare con lui, dopo avere superato la rete della sua protezione. Non è stato facile, di certo è servito il denaro, ed anche non ultimo il mio aspetto, più provocante del solito. Ricther dirige anche un lucroso rachet della prostituzione, senza dubbio avrà pensato nel vedermi a quanto avrei potuto fruttargli. Mi guarda perplesso, forse pensa a come usarmi, ma io userò lui, comunque mi piace il suo gelo.

Prima d’arrivare a lui, un suo gorilla mi ha messo le mani addosso, mi ha palpato dappertutto, e se non fosse arrivato Ricther, avrebbe continuato chissà per quanto tempo. Maledetto lo odio, nessuno può toccarmi se io non lo voglio, ma la pagherà quanto prima!

 

Eravamo dentro ad un locale\deserto con le pareti di pelle viola, osceno. Nessuno faceva caso a noi del resto quel posto era nato proprio per chi non voleva essere notato. Luci basse e velenose facevano da contrappunto a piante disarmoniche e sgraziate, senza alcuna parvenza di vitalità, morte, come le facce bavose che s’intravedevano. Una ragazza giovane, troppo giovane si muoveva sinuosa su di un palchetto fatiscente, alcuni uomini grassi e ributtanti la guardavano annoiati, ogni tanto uno di loro le stringeva un capezzolo, forse troppo forte, ma la donna\bambina, sembrava non sentire nulla, forse drogata. Aleggiava la morte come un avvoltoio, l’alcool che stavo bevendo bruciava come le voci che mi dicevano di come avrei dovuto uccidere Ricther, ma era presto per quello!

Il disordine fisico che mi balzava agli occhi era tale che sentivo prepotente l’esigenza di mettere a posto ogni cosa, faticavo tremendamente a controllarmi. Ma dovevo farlo, per il bene della mia missione. Anche se vedere le bambine ed i bambini che si strusciavano a vecchi bavosi mi faceva sentire come il Dio di Sodoma e Gomorra!

 

“ Dimmi bambina, cosa avevi di così importante da dirmi per disturbarti a venire qui nel mio inferno personale? E cosa ti fa pensare che ti lascerò andare via?” Lo guardo fissa senza dire nulla, m’accorgo che è leggermente imbarazzato, ma io continuo a guardarlo senza parlare, si agita e dice:

“Vuoi essere accompagnata direttamente nella mia stanza dei piaceri? Così magari tasto il prodotto prima d’immetterlo sul mercato. Perché tu sei una puttana vero? Anche se mi sembra che ti dai troppe arie o no?” Lui sorride mentre il bestione alle mie spalle, si quello che mi ha palpato ride sguaiato, ricordo che lo odio, deve smettere, quindi sibilo a denti stretti:

“Di a questa ameba che la smetta di ridere o non riderà mai più!” Il mio tono\minaccia li ammutolisce per un lungo istante. Poi l’ameba mi prende per i capelli e tira, mi fa un male cane, ed Io gli pianto uno stiletto nella coscia e con la mano libera estraggo una pistola e la punto in faccia a Ricther. L’uomo\ameba lascia i capelli gridando. Tutti ci guardano, evidentemente la mia performance ha avuto il successo dovuto.

“ Vacci piano bimba!” Sussurra Ricther “ Se mi spari da qui non esci viva!”

“ E tu cosa ci guadagni dopo che ti ho spappolato il cranio? Pensi forse che il fatto che io morirò ti faccia vivere meglio all’inferno? Guarda che il diavolo non fa sconti a nessuno! Credimi, perché io sono sua figlia e lo conosco piuttosto bene! ” Lui sorride:

“Anche questo è vero, allora siamo in una posizione di stallo, e pensa che io non so nemmeno giocare a scacchi! Comunque credevo d’essere io il figlio prediletto del diavolaccio! ”

“Non ne dubitavo.” Dico.” Comunque non è colpa mia, la bestia qui se l’è cercata!” Mentre l’ameba impreca e si lamenta.

“Ehi capo, questa e pazza, guarda faccio sangue!”

“ Poverino grida Ricther, ti fa la bua vero? Vieni dal babbo piccolino che ti mangio le palle, e così che mi difendi? Sacco di letame, anzi no, nemmeno come letame vai bene, sei un secchio di vomito, di catarro di vecchio, di caccole di naso, sei una nauseabonda escrescenza e, ma vai a fan culo e non farti più vedere!”

“Ma capo…” Geme l’ameba.

“ Ti ho detto di andartene, se no chiedo alla mia nuova amica di spararti chiaro? Tanto se muori non è poi un gran danno, ho proprio bisogno di un fegato bello grosso, come il tuo.” Poi Ricther mi sorride, ordina da bere tranquillo, come se in faccia avesse puntato un fiorellino di campo, e non la pistola. Si sente tranquillo, certo che se sapesse chi sono, avrebbe paura, comunque mi piace.

“ Ora bambina, veniamo a noi, non credo più che tu sia una aspirante puttana, c’è dell’altro, sei troppo in gamba. Vuoi lavorare per me? No, non rispondere, prima dimmi chi ti ha detto dove trovarmi! E soprattutto come cazzo hai fatto a convincere qualcuno che sapeva dove trovarmi a dirtelo! Cristo un povero diavolo, fa di tutto per starsene in pace e non ci riesce.

Pensa che ogni tanto faccio sventrare qualcuno così per ricordare a tutti come comportarsi con me, ed un ignobile cretino ti dice dove trovarmi, non posso crederci! Dimmi chi è che lo concio per le feste, voglio strappargli le palle io stesso. ”

“ Questo non lo saprai mai, perlomeno da me, si tratta di un segreto professionale, ho le mie fonti, ma quello che conta è che io sono qui e ti sto puntando una pistola sulla faccia!”

“A già quella, si si, ma è chiaro che non mi sparerai, anche se devo ammettere che si tratta di un punto a tuo favore. D’altra parte se ti sei presa il disturbo di venire fino a qui, vuole dire che in un qualche modo hai bisogno di me. Non è vero?”

“ Non potresti mai capire perché sono qui, e neppure chi sono io! Potrei rappresentare per te una fonte altissima di guadagno! Basta solo che ti degni d’ascoltare togliendoti quello stupido sorrisino dalla faccia, che tra l’altro ti fa fare la faccia da idiota! ”

“A parte il fatto che la maggioranza delle donne trovano affascinante il mio sorrisino, quindi potrei anche offendermi, comunque accetto la tua ignoranza sulle mie reali potenzialità di maschio , perché devo ammettere che quando parli di guadagno, mi si drizzano le orecchie, sai ognuno è qui a sgobbare per un po’ di denaro, credimi, puoi mettere via la pistola e spiegarmi chi sei e cosa vuoi!” Voglio credergli e poso l’arma, lui sorride, ho capito che sino a che sarà curioso, non farà nulla per nuocermi, del resto è chiaro che è rimasto affascinato da me, del resto mi sono vestita come un cioccolatino, mettendo in mostra quanto di più potevo mostrare.

“ Vedi bello, dico, io so chi sei e cosa fai per vivere, a parte le attività collaterali quali droga e prostituzione, so che smerci organi e, ho visto qualcuno dei tuoi filmetti culturali!” Lui non batte ciglio.

”Non so a che film di riferisci.”

“Vuol dire che tutto il resto lo ammetti?” Lui ride, io continuo:” Tu commerci in SNUFF, dei quali sei anche il principale produttore! Produci SNUFF con chiunque, uomini donne gay animali e bambini, con uccisioni e sevizie dal vivo. Non ti critico, poiché anche se per altre e più nobili cause, io faccio di peggio!” Lo vedo sempre più interessato:

“Cosa intendi per peggio? Peggio dei miei SNUFF c’è solo l’inferno con i suoi dannati che bruciano!”

“Non ti ho forse detto che io sono la figlia prediletta del demonio? Credo che in questo posto orrendo, tu abbia una saletta per proiettare dei video, non è vero?”

“Certo, però potremmo vederlo anche da qui!” Dice indicando lo schermo alle sue spalle.

“No Ricther è meglio di no credimi! ”

“ Va bene bambina, desidero accontentarti, però voglio che ti sia chiaro un concetto: Finora abbiamo giocato, vedi di non farmi perdere tempo perché io sono molto peggio del verme che hai ferito, quindi ti auguro di non scoprire mai quanto potrei essere cattivo!”

“”Non preoccuparti, come io non mi preoccupo.” Dico sorridendo. “So quello che faccio, ma tu, non minacciarmi mai più!” Capisco che il mio tono\minaccia in un qualche modo lo intimorisce. Mi conduce in una saletta al piano superiore, sono un po’ tesa, cerco di non darlo a vedere, sono sicura comunque d’averlo incuriosito. Lui mi è alle spalle, allunga una mano e mi tasta il sedere, non mi dispiace.

“Hai un gran bel culo bimba! “Dice. “Spero che tu sia cosi cattiva anche a letto!”

“Forse un giorno ti farò provare, ma stai attento, potrei essere troppo cattiva anche per te!”

“ Non credo che sia possibile, sei troppo carina! “ Io sorrido e dico:

“Stai attento perché io mordo e quando mordo sbrano, e quando sbrano si muore! “

“Non minacciarmi! Non lo sopporto! “

“Tu hai minacciato me, adesso siamo pari! “

“Hai ragione, bambina, sei proprio un bel tipo. “

Nel frattempo ci accomodiamo in una stanzetta accogliente, dove c’è un video proiettore. Credo si tratti della saletta dove i clienti di Ricther visionano il materiale. Lui versa da bere senza chiedermi cosa voglio, Wischej, va benissimo. Quest’uomo mi piace da impazzire, non come mi piace Giovanni, è diverso, piace alla mia parte oscura, a Laksmi shiva! Mentre lo guardo, m’accorgo che anche lui mi guarda, capisco di piacergli molto, credo che abbia il pene grosso, si, non vedo l’ora di morderglielo. Lui sa di piacermi, avverto anche che mi teme, questo mi eccita, adoro incutere spavento, ed ancora non sa nulla di me!

“Caro Ricther, io so tutto di te, conosco ogni segreto delle tue attività, non sai quanta gente parla con una donna disposta a lasciarsi palpare e con denaro da spendere. Potrei rovinarti, in tanti modi, non ultimo rivelare l’ubicazione di questo luogo, ed ho lasciato disposizioni perché ciò venga fatto se non tornerò ad una certa ora in un dato posto. Probabilmente non ti rovinerei completamente, ma senza dubbio, avresti seccature a non finire rimettendoci un sacco di soldi. Bene, smettila di farmi gli occhiacci, sto per mettermi in pari con te. Sto per renderti partecipe dei miei segreti. Ma fai molta attenzione, quello che stai per vedere potrebbe non piacerti!”

“ Bambina, c’è poco al mondo in grado d’impressionarmi, quindi smettila di cianciare e vieni al dunque!”

“Va bene!” Dico allungandogli la cassetta. Così dicendo emozionata m’appresto a rivedere la mia opera.

Mentre scorrono le immagini, rivedo la grandezza sublime del mio lavoro e sono contenta di tanta forza. Le immagini sono sacre e profane allo stesso tempo, dense di fierezza, il rito di liberazione è necessario, probabilmente le cosiddette vittime, in questo stesso istante mi ringrazierebbero se potessero!

Anche Ricther è catturato dalle immagini, la bellezza di tutto è racchiusa nel fatto che le immagini sono semplicemente fotogrammi che scorrono veloci, del fatto in se, non ne resta nulla. E come vedere immagini di guerra all’infinito, sparisce la guerra e restano le immagini. Non esiste più la morte, ma solo la rappresentazione della stessa, rappresentazione che si ripete monotona nella vita di tutti i giorni. Io cambio ritmo, con la mia opera, do un impulso alla vera vita!

Ricther è immobile, affascinato e muto, ogni tanto mi guarda come per studiarmi, ha capito chi sono. Questo m’accorgo lo sconvolge, poiché la pazzia spaventa chiunque. Io so di non essere pazza, lui non lo sa. Probabilmente si rende conto che essendo pazza, avrei potuto effettivamente sparargli. Questo pensiero lo fa sudare.

Il film finisce, lui si versa da bere un paio di volte, poi mi guarda, scossa la testa e dice:

“Ma tu sei pazza, sei quella pazza di cui tutti parlano!” Si slaccia il colletto della camicia, all’improvviso troppo stretto. Io lo interrompo arrabbiata:

“Non mi chiamare pazza! Perché tu cosa sei? I tuoi film cosa sono?”

“Ma io lo faccio per soldi, e poi la polizia ti cerca, del resto cerca anche me. Eppure deve esserci una qualche differenza tra me e te, non puoi venirmi a dire che siamo uguali, non lo accetto, no cazzo non lo accetto!” Mi fa ridere, è terrorizzato all’idea di essere paragonabile a me, decido di tranquillizzarlo:

“La differenza che tanto cerchi l’hai già detta prima!”

“E qual è?” Chiede lui.

“ Tu agisci per denaro, per il potere, ma un potere dato dal denaro, forse ci provi anche gusto, probabile che sia così. Ti piace sentire la vita d’altri nelle tue mani, bambini, uomini donne, nelle tue mani di burattinaio, tutto questo mi fa schifo, ma è comprensibile. Io invece agisco per fede, fede in qualcosa di superiore!”

“Fede in che cosa?” Chiede lui.

“ Non potresti capire nemmeno se vivesti cent’anni.”

“ E no bimba, sbotta lui risentito. Non sono stupido, leggo il giornale tutti i giorni, m’informo su come girano le cose in questo cazzo di mondo. Cosa credi? D’essere intelligente più di me, perché magari hai letto qualche cazzo di libro religioso? Non è così!”

“ A be, certo che questo cambia tutto, si si, sei un pozzo di cultura, certamente, ora signor genio ascolta attentamente perché proverò a spiegarti qualcosa usando parole semplici, e se non capisci peggio per te! Io sono un artista, questo è chiaro a chiunque visiona il video. Ed ho un mio concetto della vita, credo, anzi sono certa che le persone che io uccido, avranno una seconda opportunità! “ Lui mi guarda come fossi matta, di certo per lui lo sono pazza. Fingo di non notare il suo sorriso ironico e proseguo. “Vedi, io ho spedito il video a tutte le televisioni operanti in questo stato, o perlomeno le più importanti. Ed alcune, come speravo, le più piccole, lo hanno mandato in onda! “

“Si è vero, l’ho sentito dire, anzi a dire il vero ero piuttosto curioso di vedere il video, ma da quel che so, la polizia ha fatto sequestrare tutte le copie!”

“Certo, era prevedibile, ma io ovviamente ho spedito di nuovo il mio lavoro alle stesse televisioni, e vedrai che altre si faranno tentare e lo manderanno in onda, stanne pur sicuro!”  “ Comunque, quello che a te deve interessare, è il fatto che io andrò avanti, quello che tu hai visto è solo l’inizio, la mia opera proseguirà, per motivi che poi, visto che sei un pozzo di cultura, ti spiegherò. Già ora alcuni critici, un po’ per gioco, un po’ seriamente, hanno parlato di me, e non certo come si parla di una pazza assassina. Il fatto certo è che io diventerò un fenomeno sociale. Quindi, e qui entri in ballo tu, ho bisogno di un manager, qualcuno abbastanza in gamba da farmi da produttore! ”

“ Va bene bambina, si può fare, io questo film, potrei venderlo, e farci dei bei soldoni, ed ovviamente anche per te c’è ne sarebbe una bella fetta, si dovremo decidere una percentuale, il 10, o, il 20, si, si può fare!”

“ Ricther, tu non hai capito perché sei un zuccone, t’accontenti delle briciole, quando io ti offro molto di più. Vendere il film, va bene, certamente si tratta di un buon guadagno ma non basta. C’è di più. Io come ti ho già detto, diventerò un fenomeno sociale, di me parleranno psicologi, preti poliziotti, critici, giornali, televisioni. E come prevedo, l’assassina passerà in secondo piano, mentre tutti riconosceranno l’artista. Spiegherò il mio concetto di liberazione e di morte, quindi parlerò della vita, i giovani si riconosceranno in me, questa è la missione che il Dio mi ha dato! Non pensare che io sia pazza, ti leggo dentro, cancella quel sorriso beffardo. Potrei dirti tutto ciò che pensi, tanto ti so leggere. Tu vedi in me un affare, ma in fondo un po’ ti spavento, e tu odi essere spaventato da una donna, anzi odi avere paura. Stai tranquillo, se deciderò di farti entrare in una mia opera, ti garantisco che non soffrirai! “ Lo vedo trasalire, è sbiancato, il mio tono profetico dapprima lo ha divertito, ma poi lo ha angosciato, m’interrompe, ed io odio essere interrotta quando sono ispirata:

“Non mi spaventi bambina, non provarci, io sono molto più cattivo di te e nessuno può fregarmi, ricordalo sempre se vuoi campare a lungo! “

“Non mi interrompere, lo odio, non lo accetto! Sto gridando, cerco di calmarmi e continuo con un tono forzatamente pacato: Comunque è vero, tu sei molto più cattivo di me, questo te lo concedo, La cattiveria è un emozione, un sentimento. Io sono ghiaccio puro, insensibile alle emozioni, quindi non sono cattiva, nemmeno mi serve la cattiveria. Quando uccido, lo faccio per necessità e soffro per le anime che libero. Io credo in Dio, e lo servo, e lui crede in me, sa che esisto! La mia è una concezione induista della vita, il dolore che dispenso diverrà piacere nelle vite successive, stanne certo, un giorno anche tu mi chiederai d’entrare in una mia opera!” Potrei parlare ore senza fargli capire nulla, se non il guadagno che io rappresento per lui, del resto l’ho cercato proprio per quel motivo. “ Tu mio caro Ricther, devi farmi da manager, nel modo che ritieni più opportuno. Dovrai tenere i contatti con chi mi cerca, perché è certo che vorranno parlare con me! Potrai vendere tutto il materiale che ti spedirò, come meglio credi ed alla cifra che credi, io voglio il 30 per cento, e non mi ingannare mai, lo verrei comunque a sapere! Chiunque vorrà sapere di me, o parlare con me, dovrà passare tramite te, e tu ti farai pagare profumatamente. Ci saranno critici, giornalisti, studiosi che pagheranno qualunque cifra pur d’incontrarmi. Però dovrai stare molto attento, perché già dalla prossima azione, faranno di tutto per catturarmi, quindi se scopriranno che dietro a me ci sei tu, saranno dolori anche per te!”

“Di questo non ti devi assolutamente preoccupare! So fare il mio lavoro, del resto sono già un uomo ricercatissimo, e non certo per la mia conversazione!” Ride sguaiatamente versandosi da bere.” Però, ora dovremo cominciare un altro genere di discorso, e molto molto più piacevole, almeno per me!” S’avvicina con la sua aria da conquistatore latino mi fa ridere, ma io lo fermo, lo anticipo. Gli strappo la camicia bianca, gli lecco avida i capezzoli che diventano rossi fuoco in meno di un attimo. Sa di maschio, geme, poi mi piego, gli sbottono i pantaloni e finalmente vedo il suo pene, grosso come lo immaginavo, lo ingoio come fosse una caramella, so usare la lingua, sono sempre stata brava e mi piace, gli do leggeri colpetti sulla punta, quando sento che sta per scoppiare, lo sputo fuori come fosse merda e dico rialzandomi: “ E se adesso volessi andare via?”

“Non scherzare dice ansimando, potrei morire!”

“ Non scherzo affatto, me ne vado!” Lui imprecando mi colpisce sulla guancia, mi fa male, sanguino da un labbro. Estraggo la pistola e gliela punto sulla fronte. Lui indietreggia, ha paura, lo vedo tremare.

“  Cosa vuoi fare? Ti ho colpita istintivamente, scusami, ma non puoi lasciarmi così!” Ed indica il suo cazzo duro come il ferro.

Indietreggio, sempre tenendolo sotto tiro, poi mi sfilo le mutandine e mi sdraio sul divano: “ Leccami maiale!” Lui non si fa pregare, lo considera un gioco, lo vedo che si rilassa e s’inginocchia a leccare: “ Facciamo così. Dico. Se non mi fai godere ti sparo in faccia!” Capisce dal mio tono che non scherzo.

“ Non fare scherzi ! Non mi sto affatto divertendo porca puttana troia!”

“ Zitto e lecca come il verme che sei!” Lui vede il mio dito premere leggermente il grilletto, e sudando copiosamente, ricomincia a leccare, e lo fa bene, con impegno, sto per venire, lo stacco dal nido caldo, lo faccio spostare, gli indico il divano con la pistola e gli faccio cenno di spogliarsi, lui si spoglia e si sdraia, è chiaramente preoccupato ed eccitato nello stesso momento, di certo non gli era mai capitata una situazione così. E sa che io sono pazza, quindi dal suo punto di vista, potrei benissimo sparargli. Lo prendo, ingoio il suo cazzo con la vagina, mentre gli spingo la pistola nella bocca: “ Muoviti dai!” E lui si muove, ed anch’io mi muovo, lo sento dentro come uno stantuffo sempre rigido, ed eccolo, l’orgasmo, godo violentemente, bagno tutto davano compreso. Poi lo faccio uscire dalla vagina, mi piego e lo faccio venire con la bocca, in fondo se lo è meritato, poi restiamo in silenzio sdraiati sul divano, è lui che rompe il silenzio:

” Bimba, è stato bellissimo, davvero, non credevo si potesse godere tanto, ti giuro che ho avuto paura, anche mentre godevo, una paura fottuta, eppure mi è piaciuto da impazzire, spero che sia solo l’inizio!” Mi bacia con passione, ma io sono già lontana con la mente, anche se le mie labbra rispondono al bacio, io già creo la mia nuova azione, vedo i luoghi le scene, tutto ed eccomi fuori in strada!”

 

Questo diario potrebbe diventare un libro di successo. Però devo sbrigarmi, perché l’entropia avanza, ed io ne sono terrorizzata, so di non poterla fermare. Il livellamento è irreversibile. Posso solo ritardarne gli effetti. Chi ha dato una spinta alla palla nell’universo sapeva che il movimento sarebbe cessato. Lo sapeva. Saremo sempre più lenti, fino a che il movimento non cesserà completamente. Una metamorfosi è in atto. Maledetto chi non ne coglie il messaggio!

Se ogni tanto accenno alla mia visione del deserto, non lo faccio per darmi un tono, no di certo, è che diventerà importante nel proseguo della storia. Ricordo che ogni volta che accennavo a mia madre del vecchio che frequentava i miei sogni, lei impallidiva, e si faceva il segno della croce, e poi la vedevo piangere, ma mai mi dava una spiegazione, mi ordinava di pregare a mia volta, e mi pregava di non ascoltare la voce del vecchio e di dimenticare. Come unico risultato, otteneva solo di incuriosirmi enormemente. Sorse in me la convinzione che mia madre fosse legata intimamente a quel vecchio ed esso stesso magari fosse uno sciamano. A volte penso che se mia madre avesse preso meno sul serio le mie visioni, esse sarebbero cessate. Chissà?

 

Ci sono macchine che si muovono, corrono scomposte, fumano dense, nuvole di gas saettano luci. Sto seguendo la Donna e la bambina, la sua bambina. La voce dentro è forte, avida di sangue e sofferenza. Io seguo quel suono di tante voci come un accordo sublime, come un Mantra potente che mi scivola tra i pori spalancati e mi succhia la vita trasformandomi in super\esistenza. Misticamente partecipe alle pene dell’umanità entropica.

Loro povere care, sono davanti a me con la loro auto che vanno incontro al loro destino. Ho già preparato tutto all’interno di un capannone che ho preso in affitto dando false generalità. Si trova in mezzo alla campagna, nessuno sentirà le grida. Alla prossima curva le supero e metto di traverso la macchina, saranno costrette a fermarsi. Quindi minacciandole con la pistola le costringerò a salire nella mia macchina. Costringerò la madre a guidare. Dovrò essere forte veloce e soprattutto decisa. Tremo all’idea dell’opera che mi attende, impaziente d’essere compiuta. Ho già preparato la colonna sonora ed alcuni accorgimenti scenici. Voglio sdrammatizzare il dolore fisico, quindi esagerarne la dispensazione. Desidero liberarle dall’entropia donandole sofferenza e pena, dolore che porti pace. In fondo non si tratta forse del sistema usato dai santi padri dell’inquisizione? Questa parte del diario è dedicata ai moralisti bigotti, ai corvi\prete velenosi che giudicheranno malvagio il mio lavoro, soprattutto perché d’estrazione induista. Ma io mi sono documentata, sono ancora una misera dilettante in confronto ai grandi inquisitori della storia, che in nome del loro presunto Dio hanno commesso ogni sorta di crudeltà. Ma io combatto la chiesa con la mia missione, quella chiesa maledetta che ha distrutto i perfetti della Francia del sud e ucciso la grande Esclarmonde! E del resto ben più grandi sono le colpe di chi ha ucciso sommi personaggi come Giordano Bruno! Io libero piccoli esseri semplici di nessuna utilità al restante umano. Tra i miei sculto\corpi non c’è nessun grande! Ah in questo sono diversa si, molto meglio, ne sono consapevole, Dio ha in serbo grandi cose per me. La mia è una missione artistico religiosa, ed eccoci finalmente all’interno del capannone!

 

Sono legate di fronte a me, la donna ha circa quaranta anni, forse meno, bella come deve esserlo una madre. Come era bella la mia di madre! Non può parlare perché è imbavagliata, come sua figlia del resto. La bambina ha circa otto anni. Più o meno l’età che io avevo quando ho cominciato a conoscere il vero significato della sofferenza. Una bella bambina bionda, spaventata, poverina se fossi in grado di spiegarle che tutto presto sarà terminato, con la loro suprema liberazione, ma la bambina non capirebbe, e forse nemmeno la madre.

Il capannone è in mezzo alla campagna, potrei liberare le loro bocche e lasciarle gridare che nessuno sentirebbe. Le due donne sono legate ad una sedia all’interno di un cerchio di circa dieci metri di diametro. Una di fronte all’altra, lo vedo che sono spaventatissime. La musica che aleggia è nevrotica, una batteria elettronica con il flanger, un ritmo tecno\tribale, alcuni suoni filtrati creano una sorta di confusione guidata quanto può essere guidato il caos. In sottofondo una chitarra acustica che suona un flamenco, ed infine la mia voce come una nenia araba che s’insinua suadente in ogni anfratto del capannone. Mi piange il cuore vederle così spaventate, se sapessero quanto di bene sto loro preparando. Del resto le sto liberando da una vita di stenti. Se sapessero che si risveglieranno in un luogo incantato, magico, dove saranno completamente libere senza il vincolo della carne, ricettacolo di passioni blasfeme Purificate dalla mia azione di liberazione. Mentre le scatole corporee culla dell’anima, quando il loro spirito s’innalzerà, resteranno a far parte di un opera immensa. Filmate nello spegnersi della loro vita, immortalate in immagini eterne che travalicheranno spazi e distese. Decido di dare alcune spiegazioni alla madre, per farle capire il mio pensiero, quindi le tolgo delicatamente il bavaglio:

“Dimmi cosa devi dirmi! Leggo dai tuoi occhi che mi vuoi parlare. “ Lei boccheggia strabuzzando gli occhi, ha evidentemente paura, la capisco. Vedo lacrime uscire timide, poi la sua voce  fioca si stende, ed anche questa è arte, dal momento che sto filmando tutto, si tratta dell’immensa commedia della vita!

“ Sei l’assassina di cui parlano i giornali?”

“ Non mi piace la parola assassina, comunque, sono io!”

“Ti prego, sussurra piangendo, non dire che vuoi uccidere anche noi? “

“Non si tratta d’una morte vera, bensì di un rito di liberazione!”

“Vuoi dire che ci lascerai andare?”

“ No sciocchina, intendo liberarvi dal peso della realtà corporea e rendervi partecipi d’una vita meravigliosa, a me preclusa, almeno per ora.” Lei china la testa disperata, sa di dover morire, quindi mi chiede supplicandomi di lasciare almeno la bambina. Le spiego che pur dispiacendomene alquanto, non posso:

“ Non posso lasciarvi andare credimi, devo placare le voci che gridano nella mia testa, ma tu non devi assolutamente preoccuparti, accetta felice e ben predisposta la sofferenza! Vedrai quanta felicità te ne verrà dopo. “ Lei piange, singhiozza disperatamente, anche la bambina piange. I loro singhiozzi entrano nella musica, in una miscela che è come un mistico accordo, ed il tutto s’intona alla vita che fugge avida.

Poi la Madre, come riemergendo da una pozza di profondo dolore insiste:

“Libera mia figlia, ti prego! Anche tu un giorno avrai figli e gli amerai, come io amo la mia, lasciala, ti prego sii buona!”

“Avevo un figlio. Dico: Ora non so dove sia, l’avevo lasciato dentro al freezer, tagliato a piccoli pezzettini insieme a suo padre. Probabilmente anche loro sono liberi di vagare nell’universo, la dove anche voi andrete. ”

“Ti prego lascia andare la mia bambina, ti prego è così piccola! “

“Non posso, credimi, devi avere fede, presto sarete felici, ed oltretutto farete parte di un opera meravigliosa ed eterna.”

Poi alzo la musica che copre la sua voce ed i suoi singhiozzi e recito alcuni versi impetuosi mentre la lama affonda più volte nelle loro carni innocenti:

 

Se

sentissi suono partorire altro suono giurerei rumore traffico dolore che

Se caro muore lunedì martedì dolore che non so che fare

Lavorare mangiare scopare

Giorni e giorni e notti e giorni e notti

Io qui vedere sentire avvertire morte di ghiaccio

Giaccio

Sbavare inondare di candida

Sofferenza mondi maledetti

Di uomini donne

Tremendamente

Vivi

 

 

Ho finito, la seconda parte del canto dell’antropofago, le guardo per l’ultima volta, o meglio guardo quello che resta dei loro corpi, loro in realtà stanno vagando libere  negli spazi siderali. Nonostante il sangue che cola dalle ferite, sembra che dormano.

C’è una doccia nel capannone, mi lavo e mi cambio. Poi raccolgo tutte le mie cose, osservo per l’ultima volta la scena compiaciuta, è stato bello immortalare l’atto. Poi esco.

Ho preparato tutto, dopo avere telefonato alla polizia ed ai giornalisti avidi indicando esattamente il luogo dove troveranno l’installazione.

Poi spedisco la cassetta alle solite televisioni ed ai giornali. Quindi consegno il video a Ricther, lui nel guardarlo rabbrividisce. Eppure non abbiamo fatto all’amore, Sento che mi teme, ma so anche che farà al meglio la sua parte. Ho incontrato anche l’uomo\bestia, ha abbassato lo sguardo. Ho spedito uno scritto ad alcuni critici, così eviteranno almeno spero d’esprimere insulse banalità inerenti al mio lavoro. Poi ho portato una cassetta a Giovanni, lui non c’era, l’ho lasciata nella buchetta, poi sono andata a dormire.