QUARTO CAPITOLO

 

 

 

“ Sergente! Dov’è quel bastardo?”

“ Sono qui tenente che c’è?”

“Non usare quel cazzo di tono con me! Dimmi il perché avete massacrato di botte quel povero Cristo?”

“Via Tenente, non esageriamo, ha preso qualche colpo, tutto qui.”

“Razza d’imbecille, non è passata in quella testaccia che ti ritrovi l’idea che potesse non entrarci per nulla?”

“ Avrei voluto vedere lei! Siamo arrivati e c’era tutto quel sangue, due cadaveri che più malconci non si può, la prima cosa che io ed i ragazzi abbiamo pensato, è stata quella di fermare il mostro! Quando è arrivato lui, ci siamo gettati a pesce! Ammetto che ci siamo lasciati prendere la mano, tuttavia..”

“ Va bene, che cazzo posso dire? Sappiamo già per via del video, che l’assassino non è stato lui!”

“E questo che vuole dire? Potrebbe benissimo avere girato lui il video ed essere un complice!”

“No, nemmeno, i nostri esperti hanno appurato che il film è stato girato da una camera fissa, quindi non lo ha girato lui e non credo assolutamente che sia complice! “

“Il procuratore la pensa diversamente, ne abbiamo parlato proprio questa mattina e. tutti e due siamo convinti che quell’uomo sia un complice.” Come odio il suo tono di voce, mi dà sui nervi, so che è intruppato con lo staff del procuratore che ha fatto in modo di tenermelo lontano tutta la settimana per impedirmi di punirlo. Fosse per me lo radierei e lui lo sa!

“Si dà il caso che tu dipendi da me, e non dal procuratore, a meno che tu non mi faccia il sacrosanto piacere di toglierti dalle palle facendoti trasferire!  Se invece di farti trasferire decidi di continuare a lavorare qui, devi obbedire ai miei ordini, anche se ti sono antipatico. “

“Certo tenente, ha ragione lei, sicuro! Però  voglio che sappia che l’antipatia non influisce sul mio lavoro, credo comunque che lei avrà anche una spiegazione del fatto che lo abbiamo trovato in quella casa, e proprio in quella stanza vero? ” Lo so che mi prende per il culo, ma non posso farci nulla. Se ne va senza attendere la mia risposta che del resto non arriva, ed io non ho la forza di fermarlo, sembra che lui lo sappia. Tutti ci guardano, ed io so d’essere ridicolo, ma non ne posso più di questo cazzo di lavoro, del resto non credo d’essere nato per fare il poliziotto, ci sono arrivato per caso, e sempre per caso ho sposato la moglie del capo della polizia. Voglio fare carriera, ma non per me, per lei, perché mi rispetti. La sua è una famiglia d’integerrimi servitori dello stato pluridecorati.

 

Questo resoconto dei fatti che tu lettore stai leggendo, l’ho assemblato io! Ho voluto lasciarne inalterato lo spirito, utilizzando il materiale che in qualche modo ho ottenuto da Giovanni e da Laksmi Shiva. Ne è venuto fuori un libro che devo dire la verità mi ha fatto guadagnare un sacco di soldi e mi ha permesso di cambiare vita. Ma questa è un’altra storia, è meglio proseguire con i fatti. Dimenticavo una cosa, Le voci narranti sono e saranno tre, perché è così che è. Sono le voci di coloro che hanno vissuto i fatti come li hanno vissuti. A volte la narrazione è rivolta al passato, a volte è come se si svolgesse in quello stesso istante, capirete perché andando avanti. Un ultima cosa, è tutto vero! Non c’è nulla di inventato! “

 

I rapporti tra me ed il sergente erano appesi ad un esilissimo filo, lui mi odiava, ed io odiavo lui, tutti e due eravamo consapevoli della rispettiva antipatia. Io ero il genero del capo, ma lui era il pupillo del procuratore che ne apprezzava i metodi decisi che del resto purtroppo devo riconoscere che portavano a risultati a volte eccezionali! Certamente non potevo discuterlo come poliziotto, il suo curriculum era a dir poco eccezionale, un uomo di ferro. Facevo una fatica enorme a vincere la soggezione che a volte m’incuteva.

Ricordo che solo dopo la prima settimana d’indagini lui ricomparve, il giorno che finalmente potei aggredirlo. Del resto oggi a mente fredda devo riconoscere che almeno su di una cosa aveva ragione, Giovanni sapeva di più, molto di più! Solo che l’informazione era seppellita nel suo subconscio!

Stavo rileggendomi l’ennesima volta la lettera che lei aveva spedito ai critici. Mi trovavo nel mio ufficio, che di certo non aveva nulla dell’ufficio di un tenente di polizia. La lettera comunque diceva:

 

L’ARTE E DIVINA, L’IMPULSO CREATIVO TRASCENDE L’OGGETTO. NE RESTA L’AZIONE. QUINDI NE CONSEGUE CHE LA FORMA NON RAPPRESENTA COMPLETAMENTE L’AZIONE. L’AZIONE E’ LEGATA ALL’IMPULSO CREATIVO, FA PARTE DI ESSO.

LA CREAZIONE E’ IL FEMMINILE NELL’UNIVERSO. LA COSTRUZIONE E’ IL MASCHILE. NE CONSEGUE CHE L’ARTE E’ FEMMINA.

L’ALLEGORIA E’ COMPLETA, NEL CANTO NELLA DANZA, NELLA SCULTURA, NELLA PITTURA, IL TUTTO PER UN’UNICA AZIONE. CHE E’ L’ARTE, IL CONCETTO DELL’ARTE DI LIBERAZIONE!

SI POTREBBE SOLO PENSARLA CHE GIA ESISTEREBBE LA METAFISICA DELL’ARTE. LA SI POTREBBE RIVERSARE SOLO COME ENERGIA PURA DA UN CERVELLO ALL’ALTRO, DA UN ANIMA ALL’ALTRA. QUESTA E’ L’ARTE SPIRITUALE. MA LA VERA CONOSCENZA DELLO SPIRITO CHE ALEGGIA NELL’UMANO ANDARE, NECESSITA DI LIBERARSI DALLA FISICITA’, COME SCULTUR\CORPI, I MIEI OGGETTI D’ARTE RAPPRESENTANO PIENAMENTE IL DISTACCO DALLA SCATOLA PER L’ANIMA, DAL CORPO\CONTENITORE. SE NON FOSSI PIU’ CHE CERTA CHE IL DOLORE CHE DISPENSO DIVVERRA’ GIOIA DIVINA, NON MI PERMETTEREI DI CREARE MEMORIE STORICHE COSI POTENTI. MA DEL RESTO COSA RIMANE DELL’IMMAGINE TELEVISIVA DELLA GUERRA? LA GUERRA SCOMPARE, NE RESTA LA RAPPRESENTAZIONE VUOTA, LONTANA DAL DOLORE DELLE BOMBE ASSASSINE. QUINDI IL PUBBLICO NON CREDE ALL’ESISTENZA DELLA GUERRA, MA SOLO NELL’ABILITA’ DELL’OPERATORE.

E DELLE MIE AZIONI COSA RESTERA’? L’UCCISIONE? LA REALTA’ DEL DOLORE CHE DISPENSO A PIENE MANI? NO! NE RESTERA’ SEMPLICEMENTE LA RAPPRESENTAZIONE COME IMMAGINE ARTISTICA. IL MONDO DIMENTICHERA’ L’ASSASSINA, MA DI CERTO RICORDERA’ L’OPERA. L’INQUISIZIONE E’ MORTA, LA CHIESA E’ RISORTA!

 

Passava il tempo inesorabile e non  si vedevano risultati concreti. Gli omicidi erano diventati due. E forse tre, perché trovammo un uomo di mezza età morto dissanguato nel quartiere a luci rosse. Una testimone che aveva assistito da dietro ad una finestra, aveva notato che due persone stavano accoppiandosi come bestie sul cofano di una macchina. Poi una lite e lo sparo. La testimone non aveva lasciato il nome, ci aveva avvertito con una telefonata. Non so perché ma dalla descrizione del fatto pensai istintivamente alla pazza.

Giovanni mi consegnò il video del secondo delitto qualche tempo dopo che noi lo scoprimmo. Era notevolmente dimagrito, sembrava un altro uomo; mi dispiaceva, sapevo che era combattuto tra l’attrazione che provava per l’assassina e l’orrore che le incuteva.

Quando si sedette nel mio ufficio gli feci leggere la lettera che lei aveva spedito ai critici:

“Sono d’accordo con lei!” disse

“In che senso sei d’accordo con lei? “ Chiesi.

“Credo anch’io che il mondo dimenticherà l’assassina ma non l’opera, già vedo all’orizzonte il fenomeno che sta sorgendo!”

“Credo che tu stia esagerando, sarebbe folle se la gente cominciasse ad apprezzarla, impossibile, no non arriveremo mai a tanto. Per quanto possa anche avere una spiccata propensione artistica, rimane pur sempre un mostro, un assassina spietata, le immagini parlano chiaro, io credo che chiunque veda i filmati, non possa fare a meno di disprezzare il mostro che è!”

“ Come puoi dirlo? E dire che ne vedi di cose, sei un poliziotto, oltre tutto sei colto. Bene voglio farti una domanda: Cosa sai della guerra in Bosnia?”

“ Quello che ne sanno tutti leggendo i giornali, o guardando la televisione. Ma non capisco dove vuoi arrivare! “

“ Tu sai quello che le immagini ti mostrano! Un esempio, forse banale ma estremamente esplicativo: Tu sei in Bosnia, scoppia una bomba vicino a te, e tu vedi una scheggia che colpisce una madre e la sventra, la vedi rantolare senza fiato, t’accorgi che sta soffrendo e piano muore. Poi noti che vicino a lei c’è un bambino, probabilmente il suo, lo vedi che corre disperato spaventato dalle bombe, quindi senza che tu possa farci nulla, un maledetto cecchino lo fredda. Cosa succede dentro a te? Quale meccanismo si mette in moto? Tu sei presente, non ne hai semplicemente sentito parlare, sei li di fronte al dolore che ti sfiora! Ebbene in quel caso, la scena non la scorderai mai più, ed il dolore della Bosnia martoriata, sarà un po’ anche tuo, farà parte di te, probabilmente per sempre! Ma se invece, ne vedi semplicemente le immagini televisive, dello stesso fatto? Il dolore non cambia, è lo stesso, la stessa morte, la stessa inesorabile crudeltà della guerra con il suo carico di sofferenza. Eppure dopo un istante di sgomento, più o meno lungo, tu torni alla tua vita di sempre, relegando l’informazione visiva nell’archivio della coscienza, cioè la dimentichi! Se invece ne leggi dalle pagine di un giornale, è teoria pura, che nulla smuove! La verità è che il dolore ci tocca solo quando ci sfiora, altrimenti non esiste, è solo teoria! “

“Capisco Giovanni, probabilmente è come tu dici, io personalmente lo trovo un fatto normale, quello che non capisco e dove tu voglia arrivare con questo discorso? “

“ Niente, voglio arrivare a farti capire, come ti ho detto che il dolore ci tocca solo quando è molto vicino. Forse si tratta di un tentativo operato dalla coscienza per non renderci la vita impossibile. Perché probabilmente se fossimo consapevoli di tutto il dolore che aleggia nel mondo, potremmo anche morirne! Quindi non meravigliamoci più di tanto se la gente, per quanto riguarda i nostri fatti, si dimenticherà molto presto il sangue e l’assassina, ma si ricorderà dell’artista e dell’opera. Del resto dei Romani, ricordiamo forse che erano oppressori assassini schiavisti eccetera? No caro mio, ne ricordiamo le strade, gli acquedotti, la capacità amministrativa! E per quanto concerne la chiesa? Ci si ricorda forse della strage degli Albigesi, dell’inquisizione, dello sterminio dei templari, delle crociate, la scoperta dell’America e successivo sterminio dei veri americani in nome di Dio? No, se ne rammenta solo il messaggio del Cristo e l’opera di missionariato! “

“Ho capito che non sei in uno dei tuoi giorni migliori. “ Dico.

“Avrei forse qualche motivo per apprezzare questo giorno? Cosa dici? Ho fatto all’amore con una serial killer che pare mi conosca. Avrei potuto anche essere annoverato nel numero delle vittime, e nonostante tutto non riesco a fare a meno di pensare a quanto fosse morbida la sua pelle e dolci le su mani. Riesci a capire come mi sento? “

“Non devi sentirti in colpa. “ Mi venivamo in bocca solo farsi banali.

“ Oh Peter, tu non hai capito. Si il senso di colpa è notevole, ma non è solo questo. Sono spaventato dai sentimenti che sento sorgere dentro a me! Rabbia, disgusto, amore! Amore, riesci a capire quale sorta di dannazione mi sia capitata tra capo e collo? Riesci a capire in quale inferno io viva? Non riesco ad impormi di non pensare a lei. I miei pensieri come impulsi scoordinati vagano senza freni in cerca del suo viso e delle sue mani, oh Cristo Peter cosa posso fare? “

“ Non lo so Giovanni, credimi, vorrei tanto aiutarti, ma tu sei stanco e questa storia ti sta distruggendo. Cerca solo di pensare a chi è lei e chi sei tu, ed ancora a chi sono le sue vittime! Forse non dimenticherai mai ciò che ti capita in questi giorni, ma di certo vedrai lei sotto una luce diversa! “

Avrei potuto dirgli tante cose di lei, che lui comunque non mi avrebbe ascoltato. Parlammo invece d’altro, discutemmo ancora, di tante cose ed argomenti interessanti, mi lasciai andare forse più del dovuto per essere un poliziotto, e lui ancora non del tutto scagionato, anche se non lo sapeva, e probabilmente di me si fidava. Stavamo comunque diventando amici.

Mi accesi una sigaretta e guardai al di la del vetro la città che si snodava malefica, Dio quanto la odiavo! Le sue strade tortuose, il suo fiume puzzolente, i suoi bar sudici. E la puzza, tanta da appestare ogni forma di vita esistente nell’universo. O forse si trattava di una puzza completamente mia, forse il mio cuore si stava decomponendo, la putrefazione avanzava a grandi passi. Cosa fare per fermarla? La chiamavo putrefazione organizzata, pensare che per alcuni era la vita, la banalissima realtà quotidiana.

Con un sospiro mi apprestai ad entrare nella tana del lupo, non potevo certamente evitarlo. Avevo appuntamento con le alte sfere, il capo nonché suocero, il procuratore bastardo tanto amico del sergente che odiavo, ed addirittura il ministro! Tutto per una folle psicopatica. E non si trattava certo della prima, la differenza forse stava nel fatto che di solito erano uomini, si, i serial Killer. Quasi tutti uomini, almeno io non ricordavo nessuna donna! Cosa aveva di così particolare questa? In fondo non era coinvolta che in due azioni, per un totale di quattro persone! Una dilettante in confronto ai grandi assassini del passato. Certo se proseguiva a quel ritmo, aveva tutte le possibilità di rifarsi. Grave, si, ma non tanto da scomodare le alte sfere. Almeno così credevo.

 

Mi trovavo seduto ad un tavolo con loro all’interno di una stanza così densa di fumo che la si poteva tagliare a fette, ovviamente essendo l’ultima ruota del carro, tutti si rivolgevano a me:

“ Quali elementi abbiamo? C’è una qualche traccia concreta? “ Chiese il ministro, il capo mi fece cenno di rispondere:

“ Devo dire che le tracce sono poche, nonostante i nostri sforzi compiuti. La persona è lucida, sa quello che fa, almeno così pare. E poi, voglio dire le vittime sono completamente diverse, non c’è nulla che le lega, quindi la vedo grigia, si, fermarla sarà dura, l’unica cosa che abbiamo appurato è che si trova in preda ad un delirio mistico religioso!”

“Dovete capire che il compito è particolarmente arduo. Disse il capo. Non sappiamo da che parte cominciare, non si tratta di un delinquente comune, del quale se ne possono prevedere le mosse, no, è una pazza, nessuno può sapere cosa le passa per la testa! “

“ Eppure mi risulta che esiste un indiziato!” Il ministro trasalì:

“Dice davvero? “ Chiese, rivolgendosi al procuratore.

“ No, guardate signori che siete alquanto fuori strada! “ Dissi. Beccandomi l’occhiataccia del capo. “ Più che indiziato lo potremmo e dovremmo definire una vittima. Non nego che esista una sorta d’oscuro legame tra lui e la pazza, ma si tratta di un legame che al momento Lui non conosce. Comunque ci sto lavorando si, in un qualche modo che a noi ed anche a lui risulta oscuro, ne è implicato, ma da qui a definirlo un indiziato ne corre! “

“ Stando a quello che mi ha riferito il sergente…” Il procuratore insistette. Lo interruppi abbastanza sgarbato:

“ Il suo caro sergente farebbe meglio a ricordarsi che è un poliziotto al servizio del cittadino, e non una sorta di Rambo di serie b! “

“ Che intende dire?” Chiese il procuratore.

“ Intendo dire che quel povero ragazzo, ha già subito l’irruenza del suo caro sergente e ne porta ancora i sogni addosso! Ammetto che possa sembrare singolare il fatto che lei non l’abbia ucciso, si è vero, ma preferivate che lo avesse fatto?” Il procuratore sgrano gli occhi e strinse le labbra stizzoso, lo sapevo che mi detestava: “ Si è singolare che lei non l’abbia ucciso, lo ammetto, eppure non dubito che ne verremo a capo, ma senza per questo massacrare di botte un presunto indiziato!”

“ Io caro tenente devo dire che invece trovo singolare l’amicizia che sembra legarla all’indiziato, o vittima come lei lo chiama! “ Maledetto, cercava di mettermi in cattiva luce con il ministro e con mio suocero! Mi alzai dalla sedia ed alta voce replicai:

“ E questo che significa?  Si parla di una persona che mi sento di rispettare, ritengo che si tratti di un buon diavolo, tra l’altro è un poeta, dotato d’estrema sensibilità, e mi scuso con lei signor procuratore se non c’è lo vedo, nei panni dell’assassino, e nemmeno complice. Ma se dovessi scoprire qualcosa su di lui, nemmeno il diavolo mi fermerebbe. La mia scheda personale è pronta a dimostrarvi di quanto io prenda seriamente il mio lavoro! “ Il ministro sorrise bonariamente e disse facendomi un cenno amichevole con la mano:

“ Caro tenente si calmi, nessuno l’accusa di nulla, non credo che il procuratore voglia criticare il suo operato! Del resto io conosco suo suocero da anni, e so perfettamente che lei ha sempre svolto al meglio il suo lavoro! Ma questo caso, è unico nel suo genere, perciò necessita un impegno particolare. Come lei ben sa, non abbiamo a che fare con una semplice pazza assassina, ma con una ricercatrice di gloria. E sembra che stia riuscendo anche troppo bene nel suo intento! Che non fosse un semplice caso, lo abbiamo capito nel momento che una televisione privata ha trasmesso il video raffigurante il primo omicidio. L’interesse dimostrato dalla gente, è a dir poco blasfemo. La pazza ha spedito lettere ai giornali ed a critici spiegando le sue folli teorie artistico religiose. Il fatto grave è che alcuni giornali ne parlino più come artista che come assassina. Ed anch’io penso che sia un artista oltre che pazza ed assassina. Le immagini che mostra il video, sono a dir poco sconvolgenti, ma dotate di un fascino bestiale! O certo attualmente siamo riusciti ad impedire che altre televisioni le trasmettano, ma siamo convinti che se si appellassero ad un giudice, nessuno potrebbe impedirne la diffusione. Nonostante le avessimo sequestrate, si riteneva tutte, c’è un commercio clandestino di queste videocassette, sembra che lei abbia addirittura un manager che lavora per una maggiore diffusione del fenomeno. Pare che rilasci interviste,  alcune addirittura pubblicate su riviste d’arte! Insomma tenente sta diventando un fenomeno d’immani proporzioni, per non citare quel noto intrattenitore che ieri sera conversava tranquilla mente del dolore e della reincarnazione, ovviamente con Laksmi Shiva come tema centrale! La chiesa stessa ci ha minacciato, pare a sentire loro che stia subendo un attentato la vera fede. Questo ovviamente è il nostro problema ultimo. Anche se il papa si è permesso d’accusarci d’inefficienza in televisione! Lo capisce Tenente a che punto siamo?”

“ Certo che capisco, ed è stato proprio colui che considerate un indiziato a mettermi sulla buona strada e a farmi capire il pericolo reale di Laksmi Shiva! “

“Come si è premesso di parlare con un indagato di faccende inerenti al caso? “ Il procuratore si era alzato in piedi, ma non mi lasciai intimorire e gli risposi a muso duro

“Io mi muovo in un indagine come meglio credo! Faccio quello che ritengo giusto, da sempre! Lei non ha nessun diritto morale di dirmi cosa è meglio o cosa è peggio per il mio lavoro! “

“ Come si permette di parlarmi in questo tono? “

“Mi permetto, mi permetto, per il semplice fatto che lei ha osato mettere in dubbio la mia serietà professionale! Comunque io ho le mie buone ragioni per avere coinvolto Giovanni, se lei avesse delle rimostranze da fare, io potrei sempre rassegnare le mie dimissioni, che ne dice? Le piace come idea? Forse ritiene che il suo caro sergente potrebbe prendere il mio posto? “

“Non è necessario che si alteri tanto tenente! “ Disse il Ministro. “ Comunque se lo ritiene necessario, la pregherei di spiegarci la sua linea di condotta. In parole più povere ci racconti di come il soggetto in questione ha potuto aiutarla nelle indagini! “

“ Questa mi sembra una cosa già più accettabile signor ministro! Lui è un esperto di religioni, e quando ha sentito il nome che la pazza si è data, mi ha spiegato il significato. Si tratta dell’associazione di due nomi di altrettante divinità indiane. Fin qui nulla di strano, ma analizzando il ruolo di queste due divinità, lui ha tratto la conclusione che l’assassina si è data una missione di liberazione, come Laksmi. E come Shiva una missione di distruzione. In parole povere Giovanni ha intuito che lei uccide semplicemente per liberare l’anima dal peso del corpo. Quindi più sofferenza infligge alle vittime e più le vittime pagano debito. Questo diviene chiaro solo se uno s’intende di Karma e di reincarnazione. So che per voi, come per me del resto, tutto questo non è per nulla chiaro, ma sappiate che lei l’assassina ha dimostrato una grande conoscenza dell’induismo. E che considerando la sua una missione divina, ucciderà ancora! Perlomeno abbiamo qualcosa con cui cominciare un indagine che già si è rivelata estremamente difficoltosa. “ Capivo di averli impressionati, ma non mi sfuggì comunque lo sguardo carico di rabbia che mi lanciò il procuratore. Il ministro si complimentò con me, ed io vidi mio suocero gongolare.

 

Però capivo, si, capivo anche troppo bene, il pericolo che il rapporto che avevo con Giovanni rappresentava per la mia carriera,.

Mentre camminavo solo sul lungo il fiume che attraversava marcio la città. Un fetido rigagnolo puzzolente e velenoso. Osservavo i palazzi luminosi che mi guardavano ammiccanti, come dire: Vieni da noi che c’è la vita vieni! Sarei potuto entrare in un qualsiasi locale e bere fino a scoppiare, ma cercavo di controllarmi, anche se a volte il desiderio di prendere il mio controllo e gettarlo nel fiume, mi faceva impazzire, ma appunto mi controllavo. Era del resto un mio problema, una sorta di autocontrollo che m’impediva di fare tutto ciò che conduce alla felicità. Forse per impedirmi di fare invece ciò che conduce alla infelicità! Ero riuscito semplicemente a rendere il mio cuore impermeabile alle sensazioni. Forse potevo anche affermare d’essere cinico, oppure indifferente, chissà!

Certo l’unica cosa che contava era prendere lei, certamente sarei stato promosso, e mia moglie felice e contenta. Non che m’interessasse realmente la sua felicità, ma se lei fosse stata felice, non avrebbe infierito su di me, ed io avrei potuto vivere tranquillamente la mia apatica tranquillità demenziale.

Avevano insistito molto sul fatto che avrei dovuto torchiare Giovanni, perché era chiaro che ne sapeva di più, era ovvio secondo il procuratore che Giovanni mi nascondeva qualcosa, nonostante la nostra presunta amicizia.

Che ne sapesse di più era chiaro, ci arrivavo anch’io, solo che l’informazione era seppellita nel suo subconscio. La donna doveva conoscerlo, solo così si spiegava l’atteggiamento a dir poco strano, non solo perché non l’aveva ucciso, ma anche e soprattutto per quello che si erano detti, e per la sensazione di Giovanni, come se lei lo conoscesse da tempo. Ed ancora un quesito ben più importante: perché lei consegnava a lui i video?

Tornai a casa, ed in casa c’erano mia moglie con il babbo e la mamma, tanto per cambiare. Scambiammo qualche parola, ma io pensavo ad altro, pensavo che non sarei mai potuto fuggire da quella trappola che era la mia famiglia, ed il mio assennato matrimonio. Pensare che quando la conobbi mia moglie, era una ragazza dolcissima, panna e miele, e l’amore pareva indissolubile, come le montagne, ed invece erano montagne si, ma di sabbia, come di sabbia e di niente era la nostra vita. Come cambiano le cose nel frequentarle, così come era cambiata mia moglie. Ma non voglio accusare solo lei, anch’io ero cambiato, e non certo in meglio.

Mio suocero mi diceva di non preoccuparmene, si delle critiche del procuratore, evidentemente interpretava il mio silenzio con la mia presunta preoccupazione riguardo l’indagine in corso. Mi assicurò che avrebbe tenuto a freno il procuratore. Mia moglie inserendosi a sproposito nella conversazione, mi diceva che avrei dovuto avere più iniziativa se non volevo rimanere schiacciato dagli eventi. Mentre mia suocera, la dolce Irma, in silenzio guardava e mi sorrideva comprensiva, come per dire: Resta come sei che la dolcezza non è di questo mondo, e lei lo sapeva bene quanto era dura essere delle mammolette in un mondo fatto di leoni feroci come mio suocero, che l’aveva picchiata tutte le volte che aveva potuto. Fino a che la dolce Irma non smise di parlargli, scelse il silenzio come arma, lo colpì con tutta la furia del suo non esserci. Da quattro anni non parlava con il marito. Lui aveva capito solo così quanto l’amasse, e stava facendo di tutto per rimediare, ad anni di carognate, ed io mi auguravo in fondo che finisse la sua pena, non perché non si meritasse il soffrire, ma perché avrei preferito un atmosfera di pace nella famiglia in cui avevo scelto di vivere. Ma Irma non faceva nulla per riavvicinarsi al marito. Il fatto più triste e preoccupante per me, era che a sentire Irma, la figlia si presentava uguale in tutto e per tutto al padre, e che quindi non avevo speranze, se non l’andarmene!

Quella notte dormii malissimo, ogni qualvolta riuscivo a prendere sonno, mi risvegliavo ansimando in preda ad incubi spaventosi. In uno dei quali, mi trovavo legato ad una sedia sanguinate con Laksmi Shiva che mi sorrideva, e vicino a lei Giovanni ed il procuratore, poi Laksmi Shiva si trasformava nel sergente ed io mi risvegliai sudato ed ansimante.

Desiderai all’improvviso di abbracciare i miei bambini, mi recai nella loro cameretta. La bambina fu molto contenta di farsi coccolare, lei non desiderava altro, invece il bambino brontolando mi scacciò in malo modo, tutto sua madre!

Il giorno dopo in ufficio arrivò una chiamata da un informatore piuttosto attendibile. Un informazione a dir poco interessante, sembrava che dietro a lei ci fosse il famigerato Ricther. Credibile, si anche se non cambiava di molto la situazione, considerato che Ricther si dimostrava altrettanto imprendibile. La differenza consisteva nel fatto che Ricther era dopotutto un criminale “normale”, con comportamenti che rientravano nella norma delinquenziale, se mai esisteva tale norma! Comunque era possibile sperare di trovarlo sperando in una logica, una logica che era propria dei criminali, cosa che con lei non si poteva certo dire. Ricther era implicato nel lucroso ed indegno traffico d’organi, ed ancora più indegno commercio di “SNUFF”, video porno e no, dove le vittime venivano seviziate ed uccise dal vero. E spesso, sempre più spesso venivano usati bambini sempre più giovani! Certamente chi sta leggendo queste righe può pensare che sto esagerando, che non esistono crimini di questo genere, magari qualcuno ne ha sentito parlare, ma non lo crede possibile! Tutto vero, si, si tratta della realtà, persone in apparenza normali, tranquilli padri di famiglia che magari lavorano in banca, o all’ufficio del catasto, dirigenti d’azienda, cardinali preti, politici, ogni sorta di categoria umana, chiunque incontriate per strada, chiedetevi se non ha mai visto uno “Snuff”! Chiedetevi se non ha mai abusato di un minore! Chiedetevi guardando negli occhi il vostro dottore preferito, se non ha mai sperimentato il trapianto illegale di organi rubati a bambini rapiti da feroci criminali senza scrupoli! E voi, se vostro figlio avesse urgente necessità di un rene, e l’unico modo per ottenerlo fosse ilo mercato nero degli organi, che fareste? Io che farei?

Ovviamente io l’odiavo, si, Ricther, anche solo per avermi costretto a chiedermi che avrei fatto se mio figlio avesse avuto bisogno di un rene! Lui rappresentava la feccia, peggiore certamente di lei che se non altro era pazza. Comunque decisi che l’avremmo preso. Non che il semplice fatto di deciderlo, c’è l’avrebbe fatto catturare, però mi faceva stare meglio! Gli avrei fatto sputare sangue al bastardo. Cominciò così a tutti gli effetti una vera e proprie caccia all’uomo. Eravamo consci che catturare Ricther oltre che un opera dovuta all’umanità, ci avrebbe permesso di prendere lei. Compivamo decine, centinaia di perquisizioni, posti di blocco dovunque, a macchia d’olio. Mettemmo in galera un numero spropositato di delinquenti e presunti tali, alcuni li torchiavamo a dovere, a volte più del lecito, comunque le ferite non si vedevano mai. Il sergente se non altro era un fenomeno in quel genere di interrogatori!

 

Fino a che, un giorno che avevo cercato inutilmente di mettermi in comunicazione con Giovanni, fu lui a farsi vivo. Mi telefonò dicendomi che aveva il terzo video. Io nemmeno sapevo che lei aveva ucciso ancora, mi morsi un labbro tanto da farlo sanguinare. Comunque restai calmo, Giovanni mi disse che l’aveva già da qualche giorno, ma non c’è l’aveva fatta ad uscire di casa.

“ Sai,” mi disse “ Mi ha sconvolto al punto che ho vomitato anche l’anima, ed il sapere che ho fatto all’amore con un mostro simile, dio che schifo! Una violenza cieca, selvaggia, molto peggio dei primi due! “

“ Portamelo al più presto che cercheremo d’identificare il luogo dove ha ucciso! “ Dissi, lui mi disse anche che aveva qualcosa d’importante da comunicarmi. Decidemmo di vederci la sera stessa in casa mia, del resto mia moglie se ne sarebbe andata dai suoi!

 

Intanto il sergente stava interrogando un individuo che si presumeva avesse fatto parte della cricca di Ricther! Sentivo il suono delle percosse ed i suoi gemiti. Non mi piaceva affatto, ma dovevo accettarlo, la posta in gioco era troppo alta. Entrai nella stanza degli interrogatori, il sergente ed il suo compare non mi guardarono nemmeno, dopo la nostra lite, non correva buon sangue tra noi, comunque collaboravamo direi bene, e con ottimi risultati, del resto era quella l’unica cosa che contava veramente. Tra un pugno e l’altro, venne fuori che l’individuo conosceva effettivamente Ricther. Ed era un suo uomo, o meglio, lo era stato. Disse comunque che da un pezzo non lo vedeva, da quando Ricther lavorava per la pazza! Finalmente la conferma che cercavamo, dietro a lei c’era effettivamente Ricther.

“ Ma io gliel’ho detto a Ricther,” Singhiozzò il tipo, “ Lascia perdere quella pazza puttana, quella ti porterà una carrettata di guai se non la smolli! Ma lui non ho voluto saperne, la subisce, si è invaghito, per non dire innamorato come uno studentello. Sta di fatto che quando gli ho chiesto come fosse possibile innamorarsi di una pazza, Ricther mi ha smollato un cartone tale da stendere un bue, e mi ha steso, e se non avesse fermato la pazza, lei mi avrebbe sparato, così sono scappato. Del resto quando Ricther è incazzato è meglio sgambare! Poi, lo giuro, non l’ho più visto, dovete credermi! “

“ E lei, l’hai vista solo quella volta da vicino? “ Chiesi io, lui sembrò pensare, il sergente stava per colpirlo, quando si decise a rispondere:

“ No, l’ho vista altre volte, sempre vestita di nero, un corpo da favola, truccatissima, mi faceva paura, si lo devo ammettere, sembrava una strega. “

“Sapresti riconoscerla? “ Chiese il sergente, lui sembrò non sentire, restò in silenzio un attimo di troppo, perché il sergente lo colpì con un colpo tremendo al volto, tanto da farlo ruzzolare a terra. Volevo intervenire, ma mi trattenni a stento. L’uomo piangeva:

“ Cazzo, perché mi picchiate ancora? Sto dicendovi tutto quello che so, a rischio della mia vita! “

“ Si, però devi sbrigarti, non possiamo passare tutta la giornata con un rospo di merda come te! “ Urlò il sergente. Io decisi di fare il buono della situazione, si trattava di una tecnica che di solito dà buoni frutti, quindi fingevo di trattenere il sergente: “ Calmati adesso! “ Lui a sua volta fingeva di calmarsi, come in un gioco che sapevamo fare molto bene. L’ometto sempre più spaventato, tutto tremante, disse piangendo che non era certo di poterla riconoscere, perché lei era sempre truccattissima, ed era solita indossare un paio di occhialoni neri anche di sera, ed era certo avesse anche una parrucca.

L’interrogatorio finalmente finì, rispedimmo il tipo in carcere e ci complimentammo nel mio ufficio.

“ Bene direi che non è male! “ Dissi io.

“ Abbiamo la certezza dell’implicazione di Ricther, il che non è poco! “ Rispose il sergente.

“Si, ed anche la possibilità di usare l’ometto come esca, magari promettendogli clemenza! “Dissi io.

“ Per quel che m’importa, dopo averci permesso di catturare quella merda di Ricther, può andare a prenderlo in culo dove vuole! “Rispose il sergente, io annuì. In fondo devo ammettere che si trattava di un periodo in cui ci sopportavamo abbastanza. Non gli dissi comunque che la sera mi sarei incontrato con Giovanni, non dissi nemmeno del terzo omicidio, anche se presumevo che alcune televisioni ed alcuni giornali se non tutti, presto ci avrebbero telefonato per avvertirci, mi riservai comunque di parlarne con i miei uomini dopo avere incontrato Giovanni. .Nel pomeriggio un giornalista mi consegnò il video!

 

Quando la notte, quella senza luce ne speranza viene, con le sue mani fredde ed artigli di gelo prendono il cuore, la paura avanza, la paura del domani che non esiste, e la paura di Giovanni, l’avvertivo come un manto che si stendeva sulle mura della mia casa, e partiva dal divano nel quale Giovanni era seduto. Mia moglie era dalla suocera con i bimbi, i miei due bambini, maschio e femmina, Emily dolcissima, 8 anni di splendore, Andrew 4 anni, tutto lasciava credere che sarebbe diventato come la madre!

Giovanni pareva un morto che cammina, un morto parlante, Capii che qualcosa di profondo lo sconvolgeva, e non pensavo fosse solo il video.

Guardammo il filmato, in giornata mi era stato consegnato da un giornalista quindi sapevo cosa mi aspettava. Era violento, denso di sangue, affascinante, come gli altri. Le vittime in questo caso, erano tre poveri adolescenti. Pareva che lei ci godesse ad incasinare tutto, scegliendo a caso le sue vittime, dal momento che non esisteva alcun legame che ci consentisse di formulare una qualsiasi ipotesi, se non la pura follia. Se comunque una logica c’era, nessuno di noi era in grado di vederla! Almeno fino a quel momento, non disperavo, comunque, ero certo che presto o tardi anche lei avrebbe commesso un errore.

M’accorsi all’improvviso che la copia che stavamo visionando, era leggermente differente da quella che avevamo in ufficio. C’era un montaggio diverso, inserito tra sangue e morte, il volto di una donna, che per alcuni attimi si fissava sul video. Giovanni bloccò il video e disse:

 

“ Questa donna si chiama Katrin Finnej, è irlandese, l’ho conosciuta diciassette anni fa! Ancora non ero sposato, ed ebbi con lei un intensa quanto veloce storia d’amore! “

“ E cosa ci fa in questo filmato? Come mai in quello che possediamo noi non si vede? “

M’accorsi della sua tremenda tensione, lo vedevo spossato, ma capivo che voleva parlare, ed io non avevo alcuna intenzione di fermarlo, visto che qualcosa si stava smuovendo.

“ Vedi! “ Disse. “ Questa volta il video m’è l’ha consegnato lei in persona, quando me la sono vista davanti, ho avuto paura, ho visto la crudele assassina, e non la donna che tanto mi aveva attratto e catturato. Poi, lei, dolce come il miele, mi ha gettato le braccia al collo e mi ha baciato, io volevo parlare, si, gettarle in faccia il mio disgusto, volevo travolgerla con l’enorme sgomento che m’attanagliava l’anima. Ma lei mi ha imposto il silenzio con una miriade di baci, ad ogni mia domanda, minacciava di andarsene. Non potevo lasciarla andare, la mia mente strillava al cuore di scacciarla, ma il cuore ormai schiavo nulla poteva, scusami se ti sembro troppo poeticamente sdolcinato, visto che stiamo parlando di un mostro! Devi capirmi, Peter, abbiamo fatto all’amore, lei si è aggrappata a me, donandosi tutta, dopo alcuni attimi di tensione, tutto il mio corpo si è inchinato di fronte all’intensità del suo amore. Come potevo vedere in quella bambina che si stringeva a me, la folle assassina? Io sto diventando pazzo, credimi. Poi lei ha pianto, disperata, non si voleva fermare, un torrente di lacrime, ed io non sapevo che fare. Ha bisogno di aiuto. Ho deciso di aiutarti ad arrestarla, non per te, o per le vittime, anche se mi dispiace per loro, lo faccio per lei, perché so che ha bisogno di aiuto. Nell’andarsene, mi ha detto una cosa alquanto strana: Ha detto che avrei dovuto amarla prima, che forse non sarebbe accaduto nulla, che le voci l’avrebbero lasciata in pace. Poi ha detto che forse un giorno avrei capito! “

“ Perché Giovanni, non sei venuto da me prima di stasera?”  Lui scoppiò in lacrime, non feci nulla per fermarlo, tanto ero imbarazzato. Quando riemerse dal gorgo, mi rispose:

“ Non c’è la facevo, credimi, anche ora mi è difficile parlartene. Mi sembrava di tradirla, forse avrei anche potuto immobilizzarla, anche se non credo che sarebbe stato facile. Ero sconvolto, dalla vergogna per quello che provavo per lei! Se te ne parlo ora, è perché il mio senso morale è forte, quanto l’amore che provo per lei, si tratta della donna che amo, ma anche dell’assassina che disprezzo, forse il vero ammalato sono io! “

“ Giovanni, scuotiti, come puoi pensare di amare un simile mostro? Renditi conto di chi stiamo parlando, quella donna è una pazza assassina che sta seminando il panico in città! “

“Si è vero, ma come lo spieghi l’atteggiamento che ha con me? Come giustifichi la sua disarmante tenerezza? Come spieghi il fatto che io sono in un qualche modo entrato nella sua vita? Che lei è piombata nella mia, come un uragano, perché? Cristo perché proprio a me? “

Non sapevo che dire, di fronte alla sua disperazione. Di certo, non potevo fare finta di nulla, e non potevo certo dirgli che l’atteggiamento della donna nei suoi confronti non era amore, ma semplicemente bisogne estremo d’attenzione. Gli psicologi asserivano che Giovanni comunque fosse un elemento importante per la cattura di Laksmi Shiva, ma sarebbe occorsa molta lucidità da parte di Giovanni per non rischiare di entrare lui stesso in un opera di Laksmi Shiva, comunque dissi:

“ Di certo tu fai parte di un qualche suo folle piano! Probabilmente a modo suo ti ama, forse tu rappresenti il suo legame con la realtà. Sono d’accordo con te, quando dici che ha bisogno di aiuto, ma perdonami se penso che ancora più bisogno abbiano le sue vittime! Perché proprio tu? Io credo che la risposta a questa domanda, potrebbe darci il nome vero di lei. Forse si tratta proprio di quella Katrin Finney! “

“ Impossibile! L’avrei riconosciuta. Stai parlando di una donna che ho amato, anche se solo per una notte! “

“ Certo che sei facile all’amore! “

“Che vuoi dire? “

“Niente, e che ti innamori facilmente, mi sembra, o no? “

“ Trovi che io sia troppo superficiale nei rapporti? “

“ No, non mi permetterei mai, forse sei semplicemente un romantico, non so che dire! Comunque, tornando a noi: Come puoi essere certo che non si tratti di quella Katrin? Diciassette anni possono cambiare molto una persona, a questo proposito, farò delle ricerche a Londra, non mi costa nulla! “ Parlammo ancora a lungo, gli dissi di Ricther, lui non parve esserne sorpreso, aveva letto il nome sui giornali. Non so perché gli e lo dissi! Come non so perché gli parlai della mia famiglia e delle mie velleità letterarie, rischiando d’apparire alquanto ridicolo. Del resto io ero un tenente di polizia, e lui un probabile indiziato. Che controsenso, rischiavo il licenziamento. Eppure Giovanni era diventato per me un amico, un amico importante. Forse perché era il poeta che io avrei voluto essere, o forse perché con lui tornava a galla la mia vera personalità, la mia sensibilità. O forse semplicemente perché la mia omosessualità latente, non era più tanto latente, cominciava ad emergere da quella buca profonda dove il mio assennato matrimonio l’aveva relegata. Si fece tardi, ci abbracciammo, e decidemmo di vederci il pomeriggio dopo. Il poliziotto era tornato alla luce. Avrei dovuto registrare la sua deposizione!

 

La mattina seguente, fummo ad un passo dal catturare Ricther. Irrompemmo in un locale notturno che sapevamo essere uno dei centri maggiori di prostituzione  giovanile. L’informazione era esatta, solo tardiva. Ricther c’era, la sera prima, si era incontrato con una persona distinta sui cinquant’anni. Lo scoprimmo grazie ai metodi del sergente che tartassò pesantemente alcune persone, una delle quali risultò essere il proprietario, che già dopo il primo pugno minacciò di rivolgersi ai suoi legali. Dopo un po’ non ebbe più la forza nemmeno di parlare. Ero disgustato nel vedere la foga del sergente, ma era un lavoro che andava fatto, e lui lo faceva bene. Si trattava di traffico di organi, Ricther si sarebbe incontrato la sera dopo con i compratori, eravamo ad un passo. Interrogando il proprietario del locale, mezzo morto di paura e di botte, scoprimmo le vasche di mantenimento degli organi. Liberammo alcuni bambini, terrorizzati, alcuni erano fasciati, come se avessero subito un operazione. Scoprimmo poi che certi bambini erano privi o di un rene, o di un polmone.

Cristo, venivano svuotati dei loro organi a secondo delle richieste di mercato, mantenuti in vita il più possibile. I miei uomini non erano messi meglio di me, alcuni vomitarono, certo che se avessimo beccato Ricther in quel momento, non ne sarebbe uscito vivo.

Camminando per sotterranei bui e tenebrosi, aprendo porte dense d’orrore, mi chiedevo che fosse peggio: Laksmi Shiva, o Ricther?

“Tenente questo è peggio del inferno! “ La voce del sergente mi svegliò dal torpore velenoso che mi stava assalendo.

“ Molto peggio! “ Ebbi solo la forza di dire. Ci trovavamo in una sala operatoria, molto meglio attrezzata di un qualsiasi ospedale, su di un letto giaceva vivo un corpo che non si poteva definire tale. Sembrava un bambino, ma forse non lo era. Senza gli occhi, privo di arti, ma vivo, ansimava e gemeva. Rimanemmo per un istante sconcertati da tanto orrore. Sapevamo, certo, che quelle cose accadevano, ma vederle così, era terribile, ed anche il duro sergente era angosciato, lo capivo. Cristo non resistetti all’impulso di colpire l’uomo che ci stava facendo da guida, non solo io lo picchiai. Il sergente e gli uomini che ci seguivano, i due fidatissimi compari del Sergente. Lo tempestammo di calci, fino a che non sentimmo più alcun gemito, era morto! Ci guardammo ansimanti.

“ E adesso? “ Chiesi io.

“ Stiamo calmi, una soluzione la troveremo!”

“Sergente, questo è morto! “ Disse il poliziotto più giovane “ E se gli avessimo sparato, potremmo dire che cercava di scappare, in un qualche modo ne saremmo venuti fuori, ma così no. “

“ Ho detto stiamo calmi, guardiamoci attorno, dove venivano messi i cadaveri di questi poveri disgraziati? Non ve lo siete chiesto? Senz’altro esiste una vasca di acido, troviamola! “ La decisione del sergente ci diede la forza di scuoterci. Girammo un po’, ed alla fine la trovammo. Volesse il cielo che non l’avessimo mai trovata, una vasca enorme, con sopra un asta nella quale erano agganciati corpi ancora sanguinanti. Vomitai, aiutato da Ionh, il poliziotto giovane che non stava tanto meglio di me. Vedemmo una telecamera predisposta per filmare, spenta. Probabilmente quell’immagine sarebbe entrata in un qualche Snuff!

Comunque, prendemmo il corpo ed in un qualche modo riuscimmo a gettarlo nella vasca dell’acido. Eravamo complici, irrimediabilmente uniti in un omicidio. Ma non mi sono mai pentito di quello che ho fatto.

 

Il pomeriggio, mentre il sergente stava preparando ogni cosa per l’uscita serale, io incontrai Giovanni. Non sapevo come dargli le notizie sconvolgenti che mi erano giunte da Londra, comunque dal momento che lo vidi un po’ più disteso, mi feci forza e gli dissi:

“ La donna che compare nel video, è effettivamente Katrin Finnej! “

“ Vuoi dire dunque che è lei Laksmi Shiva? “ Dal tono preoccupato della sua voce, capivo che l’idea che Katrin e Laksmi Shiva fossero la stessa persona, lo sconvolgeva. Ma forse io l’avrei sconvolto ancora di più!

“ No, questo è impossibile, dal momento che Katrin Finnej è stata barbaramente uccisa il 22 novembre del 1979! “ Lo vidi impallidire al punto che chiamai un medico, non svenne per puro miracolo, del resto era chiaro che non solo la morte di Katrin lo sconvolgeva, ma qualcosa di più profondo. Io non osavo pensare che adesso lui poteva benissimo essere sospettato di questo omicidio! La domanda era: Perché l’assassina aveva voluto ricordargli Katrin? Si riprese, il medico usci, nell’uscire si scontrò con il sergente che guardò Giovanni. Sapevo che avrebbe voluto torchiarlo, poiché lo sospettava ancora, del resto come dargli torto? Che Giovanni nascondesse qualcosa era palese. Quando Giovanni fu di nuovo normale, volle raccontarmi una storia.

Lo condussi nella stanza degli interrogatori, avrei registrato tutto, lui sembrò non accorgersi del cambiamento. Un po’ mi vergognavo, ma si trattava del mio dovere, io ero un poliziotto, e Giovanni era implicato chissà come in quello che veniva definito il caso del secolo!

“ Ero a Londra in quel periodo devastante per la mia vita, Katrin l’avevo vista il giorno prima della sua morte, aveva capito che me ne sarei andato. “

Perché dovevi andartene? “

“ Allora appartenevo ad una setta pseudo religiosa, ero roso dal senso di colpa per aver fatto all’amore con Katrin, mi sentivo rinnegato da Dio stesso, una sensazione terribile! Tornai in Italia con la precisa convinzione che Dio in un qualche modo m’avrebbe severamente punito. Ti vedo sorridere, ma se conoscesti meglio la setta alla quale ho appartenuto non ti stupiresti che una persona di intelligenza media si possa lasciare coinvolgere al punto di perdere la ragione! ”

“ Perdere la ragione fino al punto di uccidere? “ Lui mi guardò come se avessi bestemmiato, poi disse:

“ Sapevo che avresti potuto sospettarmi della morte di Katrin. E magari hai anche pensato che Laksmi Shiva voglia vendicarsi in un qualche modo di questa morte, certo, potrebbe essere la sorella, oppure una cugina! No, io non l’ho uccisa! Ed il tuo è un modo di ragionare da poliziotto! “

“ Non dimenticare Giovanni che io, sono un poliziotto, e tu purtroppo mio malgrado sei in una pessima situazione, da chiarire al più presto. Del resto la tua ipotesi per qualunque altro poliziotto potrebbe benissimo essere presa in considerazione! “

“ Scusami Peter hai ragione, ma io posso provare che non ho ucciso Katrin, poiché il giorno che è morta io ero in aereo, risulterà di sicuro da qualche parte.”

“Ho già controllato tutto, non ti preoccupare, so che tu non puoi averla uccisa! Ma forse Laksmi Shiva non lo sa! “

“ Hai ragione .”

“ Tanto per capire, spiegami come vi costringevano a non uscire dalla setta? Usavano violenza per trattenervi?”

“ No, per carità, tutt’altro, la coercizione era molto più infida, ti convincevano che non avresti potuto trovare Dio in nessun altro modo se non per loro tramite. Ti convincevano nei tuoi momenti di debolezza che il paradiso stesso passava tramite la setta. Parlavano d’amore ed in effetti l’amore era la molla che ci spingeva tutti. Non so, ancora oggi non so fino a che punto il fondatore della setta fosse in buona fede! Ancora oggi mi sveglio con tali sensi di colpa da togliermi il respiro, anche se ho studiato e so che le loro teorie erano e sono ingenue e fragili. Mi si è da allora incollato al fegato lo stramaledetto vizio d’autoaccusarmi d’ogni cosa, della morte di mia madre, della mia crisi matrimoniale della crescita di quel figlio che non vedo mai, ed ora pure degli omicidi di Laksmi Shiva mi sento in colpa! Se satana esiste credimi Peter è il senso di colpa! “

“ Va bene calmati Giovanni che da fuori sentono e non voglio! Il mistero s’infittisce, abbiamo appurato senza ombra di dubbio che l’assassina ti conosce, e bene, tanto bene da sapere di una tua storia remota come quella che hai vissuto con Katrin! Probabilmente era a Londra nello stesso periodo in cui c’eri tu. E da come la vedo io, soprattutto pensando ai suoi deliri pseudo religiosi, apparteneva alla setta alla quale tu stesso appartenevi! A meno che non fosse vera l’ipotesi che tu con rabbia mi hai accennato prima, cioè che tu hai ucciso Katrin. Ma questo sappiamo che non è possibile perché tu eri sopra un aereo. Così è segnato sui registi di volo della compagnia con la quale hai volato.! “

“ Sembra quasi che ti dispiaccia che io non c’entri nulla con la morte di Katrin.” La rabbia della sua voce mi esplose in faccia, m’infastidii molto, soprattutto pensando al trattamento che gli riservavo, trattamento da amico e non da inquisito. Risposi con rabbia a mia volta:

“Basta Giovanni! Ricordati con chi stai parlando! Ricordati soprattutto perché sei qui. La nostra amicizia la teniamo fuori, in questo ufficio io sono il tenente di polizia che segue un caso nel quale tu in un qualche modo sei coinvolto. Non per colpa mia, semmai per colpa del tuo passato, passato che ovviamente io non conosco.” Da come abbassò lo sguardo mi resi conto che aveva capito sia la sua che la mia situazione. “ Comunque caro Giovanni, io sono propenso a credere che lei, l’assassina facesse parte della setta alla quale tu appartenevi, e che tu la interessavi a tal punto da ricordarsi di te dopo diciassette anni.”  Giovanni si prese la testa tra le mani sapevo che stava pensando a quell’ultima ipotesi. Feci portare due caffè, ero più che certo che dopo questa conversazione, avrebbe subito altri interrogatori, e di certo molto più pesanti, forse m’avrebbero tolto il caso. Avrei fatto di tutto per proteggerlo, ma sapevo quanto sarebbe stato difficile. Del resto era palese l’amicizia che ci legava, il procuratore già smaniava per far si che io mi tirassi da parte e lasciassi così il campo libero al suo pupillo. Volevo che Giovanni mi dicesse tutto quello che sapeva, e pure quello che non sapeva di sapere. Volevo salvarlo, anche se la ritenevo un impresa troppo ardua per le mie forze già provate da una vita che non mi piaceva. potevo salvarlo dall’accusa di omicidio, era chiaro che non c’entrava nulla, in nessun caso. Ma per l’accusa di favoreggiamento era tutt’altra cosa. Del resto solo il fatto che non ci avesse avvertito subito del suo incontro con Laksmi Shiva era già di per se una accusa nei suoi confronti. Di certo quando sarebbe passato sotto le grinfie del sergente, avrebbe tirato fuori tutto, anche il suo presunto amore per lei. La voce di Giovanni mi distolse dai miei foschi pensieri.

“ So che è impossibile, eppure quanto mi hai appena detto, mi ha fatto venire in mente inspiegabilmente Ingrid. Una ragazza piena di nevrosi, grassa e brutta, cioè, non è che fosse proprio brutta, è che faceva di tutto per apparire tale, perché a guardarla bene, non aveva un brutto viso. Non parlava quasi mai, eccetto quando si discuteva di religione, allora s’infervorava e le si scioglieva la lingua. Ma dei suoi fatti personali, non ne parlava mai, cosa che noi membri facevamo regolarmente l’un con l’altro, a volte parlare dei propri fatti personali era per noi un piacevole passatempo, però del resto io non ci facevo troppo caso, non so perché mi è venuta in mente ora. A volte restava muta intere ore, estraniandosi completamente dal resto del mondo, la si vedeva compiere gesti assurdi, tipo toccare oggetti inutili che su di lei emanavano un fascino bestiale. Era capace di tornare indietro chilometri per toccare un oggetto. Oggi so che si tratta di una forma fobica piuttosto grave. Un altro fatto insolito che allora mi sembrava semplice infatuazione, è che ogni volta che mi voltavo nella sua direzione, lei mi guardava. Era ossessiva, ma in fondo tanti di noi avevano problemi più o meno gravi, non ci si faceva troppo caso, comunque faceva parte della mia stessa trinità! “

“ Cosa intendi per trinità? “

“ Venivamo divisi in gruppi di tre membri, maschi e femmine. Il nostro compito era quello di testimoniare il messaggio della setta, senza mezzi di sostentamento in una zona di Londra piuttosto squallida, dovevamo riuscire a trovare cibo ed ospitalità dalle persone che ci ascoltavano. Oltre a me ed Ingrid, nella nostra trinità c’era una sorella giapponese. Tutto sommato eravamo molto uniti, siamo restati assieme per sei mesi, dormendo dove capitava, mangiando quello che ci veniva offerto. Per la gente normale eravamo dei barboni, noi invece ci sentivamo missionari di Dio, sapevamo di avere una missione, pregavamo ad ogni istante con Ingrid. Ci parlava spesso delle sue strampalate teorie pseudo religiose, noi l’ascoltavamo quasi divertiti. Eppure evidentemente qualcosa mi è restato nel cervello visto che la ricordo così bene. A pensarci bene era molto affascinata dall’induismo! “

“ Anche la pazza delira di induismo, di reincarnazione, del resto tu stesso mi hai detto che deve essere una conoscitrice delle religioni indiane.”

“ Scusami Peter, io non sono un poliziotto, ma questo non significa molto, tutte le persone che frequentavo all’epoca apparivano mistiche o quanto meno visionarie. “

“ Si, di certo è vero quello che dici, però ammetterai che dà da pensare. Le parlasti mai di Katrin? “ Pensò per un istante e rispose:

“ Si, ora che mi ci fai pensare si, volle a tutti i costi.. Cristo, volle sapere dove abitava Katrin, perché io, come ti ho già detto stavo per andarmene, e lei diceva che voleva rimediare al male che secondo lei io avevo fatto a Katrin, non rivelandole la verità divina ed usandola come mio oggetto di desiderio. Ed io a malincuore, pur di liberarmene l’accontentai, e le dissi dove abitava Katrin, Dio se è stata lei, è colpa mia anche di questo, povera Katrin! “

“ Lascia stare i sensi di colpa, è andata com’è andata, se lei  pazza, se lo era già allora non è certo colpa tua. La tua colpa consiste semmai nel difenderla, non dicendoci tutto ciò che sai. Comunque io sbaglierò, ma credo che Laksmi Shiva ed Ingrid, siano la stessa persona.”

“ Come ti spieghi il fatto che io non l’ho riconosciuta? E poi, io ricordo una donna brutta sgraziata, lei è bellissima piena di grazia. Come spieghi questo? “

“Diete, operazioni, scuole, corsi vari, massaggi, che cazzo ne so, non sarebbe la prima a subire radicali trasformazioni estetiche! ” Continuammo a parlare ancora un po’, poi lui se ne andò, ancora più a pezzi, speravo mi avesse detto tutto, ero certo che mi avrebbero tolto il caso, o perlomeno, avrei dovuto interrompere una splendida amicizia. Ma la cattura di Laksmi Shiva era prioritaria su tutto anche sui sentimenti che provavo per Giovanni.

Stavo ancora chiedendomi se m’avesse nascosto qualcosa, mi chiedevo se non fosse infatuato di lei al punto di proteggerla che entrò mio suocero, aveva sentito tutto.

“ Una bella storia vero? “ Disse appena entrato, la sua zucca pelata brillava ancora di più.

“ Già, da capogiro, se tutto quello che abbiamo sentito è vero, non invidio di certo quell’uomo, sta vivendo con un peso di colpe insostenibili. “

“ Siete diventati molto amici, me ne sono accorto, a dire il vero se ne sono accorti tutti, persino il sergente che tanto amiamo, e tutto questo, come puoi bene immaginare, non giova alla tua carriera. “

“ So già dove vuoi arrivare Capitano, è inutile che ci giri attorno, l’ho capito, vuoi togliermi il caso, non è così? “ Lui sorrise amabile:

“ Non credi che sarebbe meglio per tutti? “ Chiese mio suocero con quel suo fare paterno che tanto odiavo. Risposi che non pensavo fosse meglio, anzi, sarebbe stato deleterio per Giovanni. Io ero certo della sua estraneità consapevole, se quella pazza per un qualche oscuro motivo lo riteneva importante, potevamo avvantaggiarcene, ma senza per questo perseguitarlo come se si trattasse di un delinquente! Anche lui era una vittima degli eventi. Parlai tutto in un fiato, come facevo da bambino, quando ero convinto di ciò che dicevo, ma mio suocero non si diede per vinto, insistette:

“ Lo sai che il ministro ascolterà questa registrazione, poiché ha garantito che si occuperà in prima persona delle indagini, oh lo so, non si tratta di un atteggiamento usuale, ma è così. Lui stesso darà il tuo protetto nelle lunghe mani del sergente che è un protetto del procuratore che a sua volta è un protetto del ministro! “ Ebbi un brivido nel pensare a Giovanni nelle mani del sergente, senza che io potessi farci nulla.

“ Ti prego! “ Dissi “ Dammi altro tempo, aiutami! “ Mai avevo così palesemente richiesto l’aiuto di mio suocero, e la cosa mi costava tantissimo, lui sorrise ancora bonariamente ed io lo odiai, come odiai me stesso per essermi abbassato a chiedere il suo aiuto. Sapevo che lui il maledetto borioso pelato ci godeva e disse:

“ Ti lascerò ancora tempo, certo, sei mio genero, il padre dei miei nipoti e soprattutto, sei un bravo poliziotto, ti lascerò tempo fino al prossimo omicidio. Poi caro mio cadrà la tua testa, non la mia, ci siamo capiti? “

Andò via, ma la sua presenza restò. Io rimasi solo a pensare, riascoltai la registrazione, poi diedi ordine all’agente esperto in informatica, di rintracciare tutto quello che c’era sulla donna. Avrebbe avuto accesso agli archivi di Scotland Yard.

Mi presi un po’ di tempo, ed andai a passeggiare sul lungofiume sempre più marcio, avevo pochi attimi di libertà, poi saremmo andati all’appuntamento con Ricther ed il compratore. Mentre io passeggiavo in preda ai miei dubbi, l’efficientissimo sergente, preparava ogni cosa nei minimi particolari, del resto era molto bravo nel suo gioco preferito, la guerra!

La notte venne improvvisa, nera e tenebrosa. Avevo ordinato agli uomini che mi avevano accompagnato di sistemarsi attorno ad una barca ormeggiata nel porticciolo turistico. Secondo le informazioni che erano in nostro possesso, dentro dovevano trovarsi Ricther ed il compratore degli organi. Io non ero un uomo d’azione, comandavo io, ma a tutti gli effetti, gli ordini li dava il sergente.

“ Tenente, gli uomini sono appostati, direi che potremmo dare il via alle danze! “ Era euforico, io no.

“ Si, va bene, cerchiamo di evitare inutili spargimenti di sangue.” Lui sorrise e disse sottovoce:

“ Tenente, quelli non ci getteranno le braccia al collo, e poi lo sa con chi abbiamo a che fare vero? “ Lo sapevo, avevamo a che fare con immondi rettili.

“ Va bene sergente, ma cerchiamo almeno di risparmiare Ricther, o avremmo fatto tutto questo quasi per niente! “

“ Non si preoccupi faremo il possibile! “ Così dicendo si allontanò furtivo, vedevo alcuni uomini piazzati con le armi puntate, sembravano guerriglieri. Poi accadde tutto velocemente, gli uomini fecero irruzione sfondando la porticina che dava nel cabinato. Si sentirono alcuni spari e delle grida, qualcuno imprecava. Il sergente usci dalla gabina e mi fece cenno che potevo entrare. Entrai e vidi tre cadaveri, uno era un nostro uomo, cazzo non ci voleva. Un uomo era sdraiato sul pavimento, ma ancora vivo.

“ Tenente, Ricther non c’è! “ Imprecò il sergente.

“ Come non c’è? “

“O ha fiutato la trappola, o non è venuto, comunque abbiamo questo bastardo, possiamo torchiarlo a dovere! “ M’accesi una sigaretta e feci cenno che facessero rialzare l’uomo. Gli chiesi chi fosse, e dalle sue risposte volutamente vaghe, capimmo solo che si trattava di un compratore americano. Altro non volle dire. Dopo una accurata perquisizione, trovammo le casse apposite per al conservazione degli organi, gli uomini volevano gettare l’uomo in mare, ben zavorrato di piombo, li fermai a stento, se non mi avesse aiutato il sergente, dubito che ne sarei stato capace. E poi il poliziotto era stato ucciso da quell’uomo con l’aria così distinta e perbene.

“ Mio caro signore, lei magari crede che noi adesso la porteremo in carcere, e magari spera di vedere arrivare un buon avvocato eccetera. Se dipendesse da me, potrebbe essere così, ma vede io non sono adatto a fare questo lavoro, vorrei essere a casa, a giocare con i miei figli, lei ha figli? Non ne ha, magari dentro a quei contenitori c’è un polmone di qualche bambino, un occhio! Mio caro signore cerchi di capirmi, qui ci siamo solo noi, sarebbe facile spezzarle un braccio, cavarle un occhio, persino ucciderla non ci risulterebbe troppo difficile. Mi creda, se questo fosse un comune caso, non la lascerei nelle mani del mio sergente, che sembra tanto deciso a provare la sua resistenza al dolore. Non è vero sergente? “ Il sergente annuì. L’uomo ebbe un brivido, tremava come una foglia. Io continuai il mio bluff.

”Però, vede, Ricther per noi rappresenta il secondo obbiettivo, il primo è la donna per la quale lui lavora.” ”’L’uomo era intelligente, cominciava ad intravedere un barlume di speranza, ed io mi vergognavo per quello che stavo facendo. Ero disgustato dalla faccia così perbene di quel lercio individuo, avrei voluto schiacciarlo come una formica, invece..

“ Ed io cosa dovrei fare per voi? Perché immagino che lei mi stia proponendo una via d’uscita non è vero? “ Cristo avrei voluto ucciderlo con le mie mani, ma che razza di schifo stavo facendo, ritenevo Laksmi Shiva più assassina di Ricther!

“ Lei dovrà far si che noi ci si incontri con Ricther, perché intendiamo proporgli uno scambio: La donna in cambio del carico che c’è in questa barca. Perfino il sergente che sapeva, ebbe un brivido di disgusto nel sentire la mia immonda proposta. Del resto non si trattava di farina del mio sacco, era un idea del procuratore caldamente appoggiata dal capitano mio suocero. L’uomo accettò. Io mi sentivo un verme, sapevo che anche il sergente si sentiva tale, ma sapevo che in lui aumentava l’odio nei confronti di Laksmi Shiva. E sapevo che se non l’avessimo catturata, anche Giovanni avrebbe pagato le conseguenze di quell’odio! Per me Ricther era molto peggiore di Laksmi Shiva, per i miei capi evidentemente non era così. Andai a casa a piedi, da solo, era notte fonda, entrai in una bettola nel porto, buia e nera come la mia anima, mi sedetti in un tavolo solitario e mi ubriacai.