BIOGRAFIA DI ME ZINGARO

Sarà per via della sindrome di Asperger, il mio sentire ossessivo. Sento in maniera esagerata ogni emozione, sia negativa che positiva. Sono autistico, non l’ho mai detto a nessuno, ma questo è.

La mia poesia, la mia arte, ne risentono in maniera esagerata, sono schiavo consenziente e no del vomito poetico. Non c’è talento in quello che faccio, ma disperazione cupa, e a volte estremo masochismo.

Sono altresì consapevole dell’inutilità del verso, ma lo ero anche quando cominciai a scrivere, avevo 9 anni. Un bambino che viveva in una casa con il bagno all’esterno, camera e cucina e 8 anime che addentavano la vita con fatica. Mio Padre era un grande musicista, e ballerino di tango, con mia Madre formavano una coppia meravigliosa, a parte le sere velenose in cui l’alcool afferrava le mani di mio Padre e le scaraventava sul corpo di mia Madre. Noi fratelli eravamo costantemente appesi ad un filo, la tragedia era ogni istante  imminente. Nel frattempo mia Madre conversava con un cancro talmente osceno da farti pensare ad un ipotetico dio come ad una carogna senza morale!

Volevo studiare, ma non c’erano soldi, a 12 anni pascolavo con un branco di pecore sulle colline bolognesi, per questo so come agisce il branco: Segue sempre il pastore dal bastone nodoso, purché il cane da guardia sappia ringhiare.

A 14 lavoravo a 50 km da casa, mi alzavo alle 5 di mattina, e tornavo alle 19, cazzo che scempio d’intelligenza, sognavo immensi universi e componevo versi stracciati privi del meglio di me!

Poi conobbi Piero, mi costrinse a leggere, a 16 anni il Capitale, il Manifesto, Critica della ragion pura, non ci capivo nulla, ma evidentemente qualche perla restava avvinghiata nell’inconscio, perché cominciai a leggere e studiare in maniera compulsiva, e scrivere.

E a che serve sapere? Conoscere? A che serve questa inutile biografia che non leggerà nessuno? Dovrei parlare della mia storia artistica, dei libri pubblicati, o dischi suonati, o grandi partecipazioni a festival e affini. Ma non ero io, si trattava dell’altro me, quello che si connette con il restante umano, il mio vero me, è assente da se e da tutto ciò che nuota nei mari della desolazione.

D’altra parte per capire quello che scrivo, occorre sapere chi sono, non cosa ho fatto. Anche perché la mia poesia è costantemente in divenire.

Sono roso dai sensi di colpa, nei confronti delle persone che amo, dell’umanità in genere, pure del mondo animale e vegetale, sensi di colpa nei confronti di quel bambino che ero e che non tornerà mai più, anche se mi arrabatto a cercare di rendere reali i miei stralci di memoria con versi obsoleti e ridondanti. Io sono quel bimbo che una mattina vide la Madre tentare di togliersi la vita con pastiglie velenose, che la vide rotolare perché si era resa conto di avere lasciato il latte sul fornello, ed ebbe paura che mi succedesse qualcosa, questa paura la salvò temporaneamente.

Imparai di essere Zingaro da parte di Madre abbastanza tardi, lo nascondevo a tutti. Mia nonna Peppina, ex partigiana, nascondeva le pallottole nel sapone, e combatteva il fascismo, una sera me lo disse, mi disse di Gino lo zingaro, il bimbo abbandonato dalla sua famiglia  e adottato da gente buona che gli ha dato un nome e una casa. Questo spiega il viaggiare radicato in me.

Però dietro e dentro a mura di dolore, si nascondevano sorrisi così intensi da cancellare ogni lacrima con la musica. In casa mia si radunavano musicisti di ogni sorta, disadattati e no, fisarmoniche, violini, chitarre, c’era sempre un canto che scrollava la polvere dell’inutilità, in sere luminose dove noi bimbi giocavamo a fare i grandi, con balli e risate. Mio Padre mi ha insegnato che se hai solo 5000 lire, e che sai che ti basteranno a stento per due o tre giorni, è meglio andare tutti insieme a mangiare una pizza e vivere una serata magica. Sono quello che sono, grazie al retaggio della mia famiglia nel bene e nel male, scrivo perché facendolo ho come la sensazione di sfiorare dolcemente le vie dei canti e di conversare con le anime a me affini.

Ho comunque pubblicato libri, di poesie di racconti, romanzi, dischi, frequentato festival, la mia poesia ha ricevuto consensi anche a livello internazionale, il mio primo libro ha avuto la prefazione di una grande anima: Roberto Roversi, ma tutto questo non ha fatto di me un uomo migliore.

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